meccanica

Industria 4.0 va a doppia velocità

di Francesco Prisco


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(Marka)

3' di lettura

Le imprese della meccanica crescono più del Pil. Se per fine anno si prevede che il Prodotto interno lordo italiano possa avanzare dell’1,3% rispetto al 2016, la crescita di questo settore a grandissima tradizione per l’economia della Penisola dovrebbe attestarsi sui 3,7 punti percentuali. E, tra le aziende della meccanica, a crescere più di tutte (valore della produzione al +6,4%) sono quelle al centro della rivoluzione di Industria 4.0

Il dato arriva da Anima, federazione confindustriale delle associazioni della meccanica che ieri, al Museo delle Scienze Leonardo da Vinci di Milano, ha celebrato l’assemblea, mettendo sotto la lente le performance a consuntivo del 2016 e analizzando le dinamiche che stanno caratterizzando l'anno in corso.

LA SVOLTA 4.0

Preconsuntivo 2016 e previsioni 2017 dei settori maggiormente coinvolti dagli incentive di Industria 4.0

Un quadro generale di ottimismo quello che si coglie dai numeri diffusi: il valore della produzione di questo macrosettore - che riunisce mille imprese di 60 gruppi merceologici per un totale di oltre 210mila addetti - a fine 2017 si attesterà sui 46,6 miliardi, +3,7% sull’anno scorso. Se l’occupazione è stabile (+0,2%), l'export accelera (+2,5% nel 2017, contro il +0,9% del 2016) attestandosi a quota 26,9 miliardi, ma è il dato degli investimenti (siamo oltre il miliardo) a meritare grande attenzione: qui il balzo in avanti è addirittura del 13,3 per cento. Concentrando lo sguardo ai soli comparti direttamente coinvolti in Industria 4.0 si prevede una crescita del 6,4% della produzione (28,3 miliardi) e del 16,9% degli investimenti (509 milioni). Più che positivi, insomma, gli effetti del piano Industria 4.0, «non un incentivo – secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – ma un importante strumento di indirizzo che ha messo le politiche industriali al centro dell’agenda» del decisore pubblico.

Le aziende che investono con il piano Industria 4.0 «investono su aspetti qualitativi difficilmente valutati dal sistema bancario. Apriamo allora – propone Boccia – un tavolo per il giusto riconoscimento dell’importanza di questi investimenti per le imprese». Ci si interroga sul futuro del piano che, secondo il presidente di Anima, Alberto Caprari, ha dato «a imprese e imprenditori un contributo anche psicologico a una crescita che ora deve diventare solida e strutturale». Da qui le richieste al governo della Federazione: «Prolungare l’iperammortamento, attuare la Strategia energetica nazionale, effettuare un rigoroso controllo del mercato e rendere più efficiente la pubblica amministrazione».

Sull’iperammortamento ha subito risposto il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: «Per ora – ha detto – lavoriamo per estendere nel tempo l’esecuzione degli investimenti. Ne parleremo a settembre con la seconda cabina di regia di Industria 4.0. Riguardo a un più generale prolungamento della misura, il tema è comprendere che margini di manovra ci saranno con la prossima Legge di bilancio. Sfide del genere dovrebbero articolarsi su un piano decennale».

Per il resto, la giornata di lavori ha visto gli interventi di Luigi Paro, ad di Spencer Stuart impegnata a valutare la capacità dei dipendenti delle aziende italiane a recepire le sfide della digitalizzazione, e Salvatore Majorana, direttore technology transfer dell’Istituto italiano di tecnologia che ha inquadrato gli asset dell’Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa. «E se siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa – ha concluso Boccia – con gli handicap che ci ritroviamo in materia di fisco, costi dell’energia e tempi della giustizia, dobbiamo interrogarci su cosa potremmo diventare con un piano di politica industriale di medio termine».

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