Manifattura

Industria 4.0, Zerynth rende digitali le macchine di trenta anni fa

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Il Covid-19 ha avuto l'effetto di un tornado sulle aziende manifatturiere che ancora guardavano con sospetto all’industria 4.0 e alla digitalizzazione dei sistemi: ha spazzato via dubbi e perplessità, costringendole a investire in tecnologie Iot (Internet of things) per affrontare il difficile contesto economico innescato dall’emergenza sanitaria.
«Chi non aveva capito con le buone l’importanza di passare dall’analogico al digitale, l’ha dovuta capire con le cattive in un periodo di forte crisi», spiega Gabriele Montelisciani, ceo di Zerynth, azienda pisana specializzata in piattaforme informatiche per l’industria 4.0 che, forte di un brevetto internazionale per digitalizzare vecchi macchinari, torni, presse, telai, impianti per l’agrifood, ora vede grandi prospettive di crescita.
L’invenzione di Zerynth consiste in un dispositivo Iot, frutto di elettronica e software, che viene collegato con sensori e sonde al macchinario, permettendogli di inviare dati e di diventare 4.0. «Rendiamo digitale ciò che è analogico e così facendo uniamo le generazioni» spiega il ceo.
Zerynth è nata nel 2015 dall’idea di quattro universitari pisani (oltre a Montelisciani, Giacomo Baldi, Gualtiero Fantoni e Daniele Mazzei, ai quali si sono poi aggiunti il business angel americano Ray Garcia e il socio austriaco Andrea Galizia). Per affinare la tecnologia ci sono voluti cinque anni ma in piena pandemia, nell’agosto scorso, la società ha raggiunto il traguardo che la proietta verso l’accelerazione del business: nel capitale è entrato il fondo Vertis Venture 3 Technology Transfer che ha investito due milioni di euro, acquisendo il 36%.
Le risorse serviranno a spingere lo sviluppo commerciale proprio nel momento in cui Zerynth ha completato la gamma di prodotti tecnologici da offrire al mercato. «Stiamo sviluppando una rete di partnership – spiega il ceo - con system integrator e società di sviluppo di software gestionali per soddisfare le esigenze delle singole imprese. Partiamo dall’Italia anche se stiamo già guardando alla creazione di una struttura in Germania in accordo con un distributore di componentistica industriale».
Nel 2020 il fatturato di Zerynth è cresciuto del 30-40%, superando i 700mila euro; quest’anno l’obiettivo è il raddoppio dei ricavi per puntare, nel giro di un lustro, a dieci milioni di euro grazie alla scalabilità del business model. Nell’ultimo anno gli addetti sono raddoppiati, arrivando a 30 persone. A rendere fiduciosi gli azionisti è il sistema industriale italiano, formato in gran parte da piccole e medie aziende ancora arretrate sul fronte della digitalizzazione. «Le aziende di software di solito si fermano quando non c’è un interfaccia digitale sul macchinario – conclude Montelisciani – mentre noi lavoriamo con torni o telai di 30 o 40 anni fa che fanno ancora bene il proprio mestiere. E che ora, con la pandemia, hanno scoperto il bisogno di essere digitalizzati e connessi».

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