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Industria della bici in crescita: nel 2020 si venderanno 400mila pezzi in più

Fase 2, incentivi e voglia di sport: gli italiani riscoprono la bicicletta. Impianti a pieno regime per recuperare il tempo perduto con il lockdown

di Antonio Larizza

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Fase 2, incentivi e voglia di sport: gli italiani riscoprono la bicicletta. Impianti a pieno regime per recuperare il tempo perduto con il lockdown


5' di lettura

Due mesi di produzione persa causa lockdown. Negozi appena riaperti presi d’assalto. Scorte quasi finite. Stabilimenti a pieno regime. In un clima che ricorda il boom del dopoguerra, il 2020 potrebbe essere un anno da incorniciare per l’industria italiana della bicicletta, con 400mila biciclette vendute in più rispetto al 2019.

Effetto incentivi, ma non solo
Merito degli incentivi statali, ma non solo. La stima è dell’Associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori (Ancma) e si basa su dati concreti. «Dalle prime indicazioni che riceviamo dalla rete dei rivenditori – spiega Piero Nigrelli, direttore settore ciclo di Confindustria Ancma – sembrerebbe che l’incentivo medio erogato, che non può superare il 60% del prezzo della bicicletta, sia pari a 300 euro. Sulla base di questo e considerata la dote del provvedimento, al momento pari a 120milioni di euro, la misura potrebbe generare vendite per 400mila pezzi, tra biciclette elettriche e muscolari».

Mercato Italiano in crescita del 25%
Nel 2019, in Italia, sono state vendute 1,5 milioni di biciclette: l’effetto incentivi potrebbe quindi generare una crescita del mercato superiore al 25 per cento. C’è poi un precedente che lascia ben sperare: 11 anni fa, in occasione di una analoga campagna di incentivi - con un tetto al 30% del prezzo di acquisto, contro il 60% fissato dalle attuali misure, per un massimo di 500 euro - il mercato registrò un salto di 300mila pezzi.

Biciclette dalle cantine alle strade
«Non è soltanto l’incentivo che sta portando la gente nei negozi – spiega Nigrelli –. Fin dal 5 maggio, giorno della ripartenza, c’è stato un boom di richieste di riparazioni per bici che erano in cantina e che improvvisamente per molti italiani erano diventate il mezzo su cui contare per muoversi in sicurezza nella fase 2. E chi non ne aveva una, ha deciso di comprarla, anche senza incentivi». Questo spiega l’aumento di domanda che la rete distributiva sta registrando anche al di fuori delle zone dove scatta il contributo statale.

Se la domanda è partita, ora le criticità si spostano sull’offerta. «Con il fermo produttivo di due mesi e l’aumento della domanda – continua Nigrelli – è probabile che, fra qualche settimana, potrebbe mancare il prodotto. Non averci permesso di produrre per due mesi avrà delle conseguenze».

L’assalto ai negozi
Molti negozi sono già senza bici. «Dal 5 maggio è in corso un assalto a Fort Apache – scherza Paolo Olmo, titolare di Olmo La Biciclissima, negozio di Genova aperto nel 1939, anno in cui è nato lo storico marchio di biciclette Olmo –. Il primo sabato i clienti ci hanno svuotato i locali nella fascia di prodotto medio-bassa. Tanti – continua Olmo – stanno chiedendo informazioni nelle fasce medio-alta e alta, comprese le bici a pedalata assistita. Tutti hanno in testa l’incentivo, anche se al momento non è chiaro come verrà gestito».

Incentivi tra dubbi e certezze
L’indicazione, per i rivenditori, è di emettere una fattura per ogni bicicletta venduta, avvisando i consumatori il bonus spetta a maggiorenni residenti in capoluoghi di regione o provincia o nelle città metropolitane o nei comuni con oltre 50mila abitanti. Per gli acquisti dal 4 maggio al 31 dicembre 202o spetta il 60% della spesa sostenuta, con un massimo di 500 euro.

L’erogazione avverrà attraverso una piattaforma che è in corso di preparazione da parte del ministero dell’Ambiente e accessibile solo con l’identità digitale Spid. Inizialmente servirà solo per farsi rimborsare la spesa (allegandone la documentazione stabilita da un prossimo Dm). In seguito potrà erogare un buono spendibile nei negozi.

Scorte già esaurite
«La fase 2 ha fatto esplodere il mercato in maniera esagerata. Oggi su molti prodotti c’è già un problema di scorte esaurite», conclude Olmo. I problemi di approvvigionamento non riguardano solo i marchi italiani. Nelle scorse settimane i brand stranieri di importazione hanno dirottato le scorte verso i paesi che non si sono fermati o che hanno riaperto prima, come Olanda, Belgio e Germania.

Scalzotto (Bianchi): «Gli italiani hanno voglia di fare sport»
La ripresa che si registra in queste settimane è in linea con il trend pre-lockdown. «La cosa che sorprende di più in questo momento – spiega Fabrizio Scalzotto, ceo di Bianchi – è la composizione della domanda, che a differenza delle attese non si sta concentrando solo sulle e-bike, ma anche sulle bici muscolari da corsa e mountain bike. C’è la necessità di muoversi in città, ma anche la voglia di fare sport».

L’industria mette le ferie in lockdown
Il tema delle scorte, secondo Scalzotto, esploderà in modo più chiaro nei prossimi mesi. «Quando siamo andati in lockdown stavamo ricevendo la merce dai fornitori. Alla riapertura ci siamo ritrovati con la merce in casa e una forte domanda. Sarà fra sei mesi che potrebbero nascere le complessità». Bianchi produce 230 mila biciclette all’anno (il 60% muscolari), e in questo periodo ha registrato una crescita degli ordini vicina al 20% rispetto a un anno fa. La domanda più forte viene dalla Germania. «Per recuperare la produzione persa durante lo stop – spiega Scalzotto – abbiamo cancellato le ferie di agosto». Mentre per fare leva sugli incentivi lo storico marchio italiano ha deciso di avviare una campagna per raddoppiare il vantaggio previsto dalla misura statale: «A chi acquisterà una nostra e-bike, riconosceremo uno sconto di 500 euro in aggiunta all’incentivo statale», anticipa Scalzotto al Sole 24 Ore.

Il mercato italiano ha una capacità produttiva annua pari a 2,5 milioni di bici tradizionali e 215 mila e-bike. A settembre sapremo se parte della domanda extra sarà stata persa.

La chiamata del prefetto alla Denver: «Potete spedire»
Tra chi conta di poter recuperare c’è la Denver di Cuneo, marchio del made in Italy nato 20 anni fa e molto orientato all’export. L’azienda è ripartita il 27 aprile, una settimana prima della filiera. Quel giorno è stata la prefettura a chiamare in azienda: «Ci siamo, potete spedire». Raro esempio di empatia tra Pubblica amministrazione e mondo imprenditoriale. «Siamo riusciti così ad accontentare molti dei nostri clienti esteri», racconta il presidente Michele Beraudo.

La Denver, chiusa dal 25 marzo, ha comunque pagato a caro prezzo il lockdown: «Abbiamo perso la produzione di 65mila biciclette e 7 milioni di fatturato», spiega Beraudo, che aggiunge: «se avremo i componenti, ad agosto chiuderemo solo una settimana, contro le tre previste».

Denver nel 2019 ha fatturato 58 milioni di euro, producendo 650mila biciclette, di cui 100mila elettriche. Oggi corre al ritmo di 4mila biciclette al giorno per provare a recuperare la produzione perduta. Gli operai lavorano indossando le mascherine inviate dai fornitori cinesi gratuitamente, in migliaia di pezzi, insieme alle ultime fornitura prima del lockdown.

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