intervista a

«Industria al centro, più risorse a Its e fondi Ue per l’innovazione»

Per il presidente industriali umbri le imprese devono tornare a investire

di Silvia Pieraccini

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Antonio Alunni. Alla guida degli industriali umbri

Per il presidente industriali umbri le imprese devono tornare a investire


2' di lettura

Industria, industria, industria. Nell’Umbria che, a dispetto di quanto si pensi, non è solo paesaggio e turismo ma poggia piuttosto sulla manifattura, la priorità post-Covid, secondo il presidente di Confindustria Antonio Alunni, dev'essere solo e soltanto una. «Ciascun territorio della nostra regione – spiega Alunni – potrà veder ripartire lo sviluppo solo se avrà come obiettivo primario l’industria, e questo significa tre cose: bisogna favorire l’innovazione e la ricerca; bisogna investire sulla formazione e sul capitale umano; eliminare gli ostacoli che complicano la vita industriale, dalle regole che penalizzano le nostre aziende rispetto ai concorrenti Ue alle autorizzazioni bloccate, tanto più urgenti visto che si tratta di interventi a costo zero». All'origine per Alunni, c’è un imperativo: «Per ripartire bisogna faticare, impegnarsi, sacrificarsi, mettersi in discussione per ottenere risultati». La chiamata a rimboccarsi le maniche vale per tutti. Innanzitutto per la Regione che, secondo Alunni, deve accelerare e potenziare l’utilizzo dei fondi Ue in direzione dell’innovazione e della ricerca. Su questo fronte – è il messaggio - occorre subito fare di più e meglio. «Oggi si è deciso di concentrare i fondi Ue nel supporto ai settori danneggiati dal Covid – spiega il presidente degli industriali - ma questa non può essere l’unica azione messa in campo. L’asse portante della politica economica regionale deve poggiare su innovazione e ricerca, sia nella riprogrammazione dei fondi 2014-2020 sia nella nuova programmazione 2021-2027».

Il motivo è semplice: «L’industria umbra vale il 50% del valore aggiunto regionale, tra quello prodotto direttamente che è circa il 25% e quello indiretto. Dunque l’economia umbra è un'economia industriale. E il tema industriale deve essere al centro di tutte le strategie». Strategie che devono puntare a migliorare la formazione, per creare figure professionali che servono realmente alle aziende (tanto più con l'avvento delle nuove tecnologie). Come? Potenziando gli Its, gli istituti tecnici post-diploma frutto della collaborazione tra pubblico e impresa. «In Umbria abbiamo un Its che funziona bene – spiega Alunni - e che è ai primi posti in Italia per placement nei corsi di meccatronica e di biotecnologie. E allora è inutile disperdere le risorse: concentriamole sull’Its che è lo specchio del mondo delle imprese. Prendiamo ad esempio la Germania, che ha molti più istituti di noi di questo tipo: la Regione deve sviluppare programmi, servono corsi e risorse per formare i diplomati alle esigenze dell'industria».

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La sorpresa è che nella ricetta del presidente degli industriali umbri non compaiono le infrastrutture: “Le infrastrutture sono necessarie ma anche scontate - dice Alunni - mentre i temi dell'innovazione e della ricerca non sono scontati, e richiedono l'integrazione tra il mondo dell'industria e quello dell'istruzione e della formazione, richiedono il trasferimento tecnologico, richiedono la sinergia tra pubblico e privato. È qui che bisogna intervenire». Compito delle imprese sarà innovare, cambiare, riorganizzare: «L’innovazione si fa investendo, e per farlo non c'è momento migliore di una crisi: oggi abbiamo un costo del denaro molto basso, una maggiore capacità di avere finanziamenti, abbiamo i fondi europei e una legge di bilancio che aiuta l'Industria 4.0 prevedendo un credito d'imposta fino al 50%».

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