EFFETTO COVID

Industria dei confetti in crisi: produzione ferma, blocco dell'export e crollo del fatturato (-90%)

Lo stop dei matrimoni ha paralizzato le aziende della confetteria di Abruzzo e Molise. Ora ci sono timidi segnali di ripresa che non compensano però le gravi perdite

di Enza Moscaritolo

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Lo stop dei matrimoni ha paralizzato le aziende della confetteria di Abruzzo e Molise. Ora ci sono timidi segnali di ripresa che non compensano però le gravi perdite


3' di lettura

Un semestre da dimenticare quello appena trascorso per un settore che in questo momento chiede maggiore attenzione. Quella dei confetti è un'industria che sembrava a prova di bomba, vivace e capace di resistere alle mode. In particolare tra Abruzzo e Molise insiste una lunga tradizione - a Sulmona risale al 1300 - oggi portata avanti sia a livello industriale che artigianale, tra ricette segrete e novità del mercato che sembravano conferire un appeal intramontabile.

A marzo e aprile crollo del fatturato del 90%

Eppure la pandemia ha scompaginato le carte, impedendo la celebrazione di matrimoni – soprattutto – e di altre feste ed eventi che di solito prevedono la distribuzione di confetti. Risultato? Produzione interrotta, blocco dell'export, drastico crollo del fatturato. Il paradosso nasce dal fatto che queste aziende, pur potendo lavorare poiché appartenenti al comparto alimentare anche durante il lockdown, sono state purtroppo costrette a fermarsi perché non c'erano ordini, né dall'Italia, né dall'estero. Il confetto, infatti, che nasce da una ricetta che combina mandorle, zucchero e gomma arabica, è un prodotto indissolubilmente ed esclusivamente legato alle cerimonie, alle feste e agli eventi - in quanto simbolo di abbondanza e di felicità – e senza di essi è difficile che vi sia consumo: «Nei mesi di lockdown non abbiamo lavorato – racconta William Di Carlo, titolare dell'omonima azienda di Sulmona che produce confetti da 6 generazioni, e conta una quindicina di dipendenti ed un fatturato di 1milione e mezzo di euro nel 2019 – il confetto è simbolo di festa e senza feste non c'è produzione. Non si può lavorare rischiando di avere un prodotto invenduto. Sono rimaste solo le minime quantità consumate in ambito familiare per qualche nascita. Il coronavirus ci ha preso in pieno, a marzo e aprile abbiamo realizzato un calo del 90% del fatturato del periodo».

A Sulmona il consumo di confetti è legato anche al turismo di questa cittadina ricca di storia – è la città natale di Ovidio - ma, neanche a dirlo, anche questo settore ha risentito del blocco totale. L'azienda Di Carlo aveva avviato a gennaio anche un ambizioso piano di vendita al dettaglio all'estero, con l'apertura di un negozio in un centro commerciale a Dubai e altri in programma. «Ora abbiamo ripreso a lavorare ma con un calo dell'80% – aggiunge Di Carlo – poiché i più hanno rimandato al prossimo anno e chi non ha voluto ha comunque ridotto l'ordine perché verrà organizzata una cerimonia intima con pochi invitati». Sulmona resta il centro principale di questa produzione in Abruzzo, contando poco meno di una decina tra aziende e laboratori di produzione, secondo il registro delle imprese della camera di commercio de L'Aquila.

Segni di ripartenza per l’export ma il fatturato perso
non si recupera

Da questa città di transito, di mercanti e mandorleti l'antica tradizione confettiera è stata “esportata”, nel corso dei decenni, nel vicino Alto Molise, nell'isernino, in particolare tra Agnone e Monteroduni. Qui la famiglia Papa ha messo su dal 1975 un'azienda che oggi conta poco più di un centinaio di dipendenti, tra diretti e indiretti, un fatturato di 8milioni di euro nel 2019 soprattutto grazie all'export in 26 paesi in tutto il mondo. Sta realizzando anche un secondo stabilimento, in un progetto di espansione avviato prima dell'arrivo della pandemia: «Abbiamo ripreso la produzione con poche persone, altri sono ancora in cassa integrazione – spiega Claudio Papa, titolare insieme al fratello Silvano dell'azienda Dolceamaro che produce i confetti a marchio Papa - per fortuna è ripartito l'export verso il Nord Europa, gli Stati Uniti e il Canada.

Ma il tempo perso purtroppo non si recupera. Se saremo bravi e se riprenderanno comunioni e cresime nell'autunno 2020, come speriamo, riusciremo a chiudere quest'anno limitando i danni, con una perdita di 2 milioni di euro. Ci siamo sentiti abbandonati, noi resistiamo in trincea e andiamo avanti perché siamo solidi e perché abbiamo la fiducia delle banche, ma affrontiamo tutte le spese con le nostre risorse». Intanto alcuni giorni fa 100 operatori dell'Associazione Italiana Regalo, Bomboniera, Confetti e Wedding - in rappresentanza di quasi 500mila addetti del settore - si sono riuniti davanti alla sede del Parlamento a Montecitorio per sollecitare il fondo perduto di sostentamento per aziende, negozi e lavoratori.

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