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Industria delle conserve senza manodopera: «Va a vuoto il 30% delle ricerche di stagionali»

L’industria della trasformazione del pomodoro si scontra con una forte carenza di lavoratori. In parte nei campi, ma soprattutto nel settore dell’autotrasporto

di Vera Viola

4' di lettura

La campagna del pomodoro quest’anno è andata a regime in anticipo (prima le gelate e poi il caldo intenso hanno comportato la contemporanea maturazione nelle aree precoci del Casertano e in quelle solitamente tardive del Foggiano) e ora si scontra con una forte carenza di manodopera. In parte nei campi, ma soprattutto nel settore dell’autotrasporto e nell’industria di trasformazione, la ricerca disperata di personale, con e senza specializzazioni, troppo spesso rivelatasi infruttuosa, sta caratterizzando la campagna 2021.

Stime difficili

«Quanti lavoratori mancano? – si domanda Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav, l’associazione di categoria di Confindustria – La stima oggi è difficile. Posso affermare che ogni anno le imprese sono tenute a riassumere i dipendenti stagionali dell’anno precedente. Così è avvenuto. Ma quest’anno, per la prima volta, tra il 25 e il 30% delle persone contattate non ha accettato l’invito. Cerchiamo di correre ai ripari».

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Allarme rosso

Le preoccupazioni per una campagna “critica” in pochi giorni si sono trasformate in allarme rosso, tanto che l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania ieri ha presieduto una riunione sul tema. «È emerso che il prodotto di 1.200 ettari di terreno coltivati a pomodoro da industria, pari al 20% del totale in Campania, è ormai marcito – dice Caputo –. Il 60% è stato raccolto e lavorato mentre resta da raccogliere il 20% rimanente e inviarlo a trasformazione. Faremo di tutto perché non venga perso anche questo. Valuteremo anche forme di ristoro ma chiediamo documentazione trasparente dei danni subiti».

L’anello debole

Ma intanto si procede molto a rilento. L’anello più debole della catena è rappresentato dall’autotrasporto. «Mancano gli autisti e quindi i camion che prelevino i cassoni di pomodoro dai campi e li consegnino alle imprese di trasformazione – dice il direttore di Anicav – il frutto è maturo e non c’è tempo, va raccolto, prelevato dalle aziende agricole, trasportato presso l’industria che lo trasforma in conserva vegetale. Tutto ciò deve avvenire in 24 ore al massimo, altrimenti marcisce». «Non raccogliamo se non ci sono i camion pronti – dice sul fronte opposto Paolo Ruggiero, alla guida della coop agricola Danicoop – in Puglia abbiamo gli operai fermi, mentre se tutto filasse liscio potremmo aumentare l’organico del 100%. Ma chissà se riusciremmo a trovare operai disponibili». «Si sta verificando – ribadisce De Angelis – che dei dieci camion richiesti ne partano solo sette, perché non si riesce a trovare gli autisti».

La proposta

Non nasconde la polemica la proposta di Coldiretti Campania: «Se il problema è quello del trasporto – dice il dg campano Salvatore Loffreda – siamo pronti a offrire i nostri trattori per trasportare il pomodoro e consegnarlo all’industria. In questo modo almeno risolveremmo l’emergenza di questi giorni». Proposta che rivela il dubbio di Coldiretti che si stiano innescando speculazioni, allo scopo di abbassare il prezzo del pomodoro, sebbene questo sia stato concordato tra parte agricola e parte industriale.

Nelle fabbriche

Infine, anche nelle fabbriche si fa fatica a reperire la manodopera necessaria. «Quest’anno – spiega Annibale Pancrazio, imprenditore alla guida della Pancrazio Spa (con un fatturato di 17 milioni e con 44 dipendenti fissi) – avremmo potuto incrementare la produzione per riempire il magazzino svuotato dopo un anno e mezzo di covid che aveva fatto crescere la domanda del 30%. Se di solito assumiamo 100 stagionali, ne avremmo voluti 120. Ma non è stato possibile. Quindi, produrremo più o meno la stessa quantità del 2020 anche correndo il rischio di esaurirla presto».

Mancano anche manutentori e carrellisti

Gaetano Torrente, presidente della sezione alimentare dell’Unione industriali di Napoli e titolare dell'azienda omonima (270 dipendenti e 27 milioni di fatturato) conferma: «Nel 2021 ad aprile abbiamo esaurito l’intera scorta di conserve di pomodoro. Quest’anno avremmo voluto produrre di più. Ma come farlo? Ci mancano manutentori delle linee di produzione, carrellisti. E soprattutto autisti». Così è per quasi tutte le imprese di produzione di conserve – 90 nel distretto del Centro Sud di cui 80 in Campania–. Quest’anno il settore conserviero italiano dovrebbe lavorare 5,5 milioni di tonnellate di pomodoro contro i 5,1 milioni del 2020, secondo i calcoli di Anicav. «Ma – conclude De Angelis – le criticità sulla forza lavoro ci preoccupano non poco».

Le ragioni

I motivi dell’indisponibilità di braccia da lavoro? Nessuno lo dice chiaramente ma tutti lo lasciano intendere: il lavoro stagionale nei campi assolati, sui camion o nelle fabbriche, non può competere con il reddito di cittadinanza che ha offerto un’alternativa molto interessante a un lavoro duro e talvolta sottopagato. In conclusione, le buone prospettive apparse nel 2020, quando in Italia e all’estero c'è stata una esplosione della domanda di “pummarola” , vengono ora messe a dura prova da una campagna che avanza tra numerosi ostacoli. Alla criticità del lavoro va aggiunta la difficolta di reperimento e il costo lievitato delle materie prime. In primis la banda stagnata (+ 40%), ma anche metano, carta e cartone, plastica. Si aggiungerà nella fase della distribuzione e dell'invio all'estero, il caro noli.

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