Industria-Finanza

Industria cosmetica tesoro di redditivitá: viaggio tra le aziende che innovano

di Marika Gervasio


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(Cultura Creative)

5' di lettura

«Quando è arrivato il momento che decidessi cosa fare nella vita, ho scelto quello che mi sembrava più facile: vendere in Italia le creme che produceva mia madre nella sua azienda in Svizzera. Poi ho trovato una società italiana che faceva rossetti, ho iniziato a venderli all’estero e alla fine me la sono comprata. Era il 1972, avevo 29 anni: dieci persone in un sottoscala di Milano con uno stabilimento di 2mila metri quadrati. Non ero un tecnico, ma un commerciale ed ero stato anche account in pubblicità. Nei primi dieci anni siamo cresciuti in Europa, poi è stata la volta di Stati Uniti, Cina, Brasile, Corea. Mi sono comprato anche il laboratorio di mia mamma e ho cominciato a produrre creme oltre al make-up».

Così Dario Ferrari, racconta la nascita di Intercos di Agrate Brianza, oggi leader mondiale della cosmetica conto terzi. Una delle numerose imprese che popolano il cosiddetto “quadrilatero della cosmetica” tra Milano, Brianza, Bergamo e Crema dove nasce il 65% del make-up esportato in Europa e prodotto per i grandi marchi del beauty, da Estée Lauder a Dior a Chanel fino a Lancôme ed Helena Rubinstein, solo per citarne alcuni. Qui infatti si concentra un’eccellenza fatta da circa 500 aziende con fatturati a sei cifre in continua crescita. Secondo i dati di Cosmetica Italia, infatti, l’anno scorso i ricavi totali hanno raggiunto quota 1,5 miliardi di euro con un incremento medio del 20%, una quota di export che supera l’80% e un investimento in innovazione del 7% sul fatturato.

Oggi Intercos ha 15 stabilimenti nel mondo, 780 milioni di euro di ricavi a budget per il 2018, un ebitda del 16% e una quota export del 90%. «L’innovazione è alla base della nostra crescita - continua il presidente Ferrari -. Dei nostri 6mila addetti, 800 si occupano di ricerca e sviluppo. Nel make-up siamo quelli che investono di più al mondo con una quota del 13% sui ricavi, con punte del 15%, e sette centri di ricerca tra Europa, Asia e America».

Storie di imprenditori

visionari e coraggiosi

Come quella di Remo Moretti che nel 1975 a Capergnanica, in provincia di Cremona, fonda la Lumson, leader italiana nel settore del packaging per la cosmetica, con un fatturato previsto di circa 100 milioni di euro nel 2018, un ebitda al 15-20%, una quota export del 70%, 550 dipendenti, due siti produttivi in Italia, e filiali commerciali negli Usa, in Francia, Spagna e Germania. «Prima di diventare imprenditore - racconta Matteo Moretti attuale ceo dell’azienda a gestione familiare - mio padre era un commerciale nel settore degli impianti e delle valvole per aerosol. Attorno ai 30 anni decide di fondare una sua azienda e inizia a lavorare con il Nord Africa, la Libia in particolare, con cui aveva già contatti, esportando impianti e macchine di riempimento per la cosmetica. Poi diventa distributore di barattoli cosmetici in vetro ai quali, però, servivano i tappi. Così compra la prima pressa. Era il 1989. Da quel momento l’azienda inizia la sua attività attuale: produciamo contenitori in vetro e plastica, dispenser e sistemi airless hi-tech per grandi multinazionali».

Un nuovo headquarter futuristico che riunirà in un unico sito tutti gli uffici e le attuali unità produttive di Vaiano Cremasco, Chieve e Crespiatica, è il progetto più importante di Chromavis, il secondo terzista italiano di cosmetica - nato nel 2008 dalla fusione di due aziende familiari, Gamma Chroma e Clavis e oggi parte del francese Fareva Group - con 185 milioni di ricavi previsti per quest’anno e l’obiettivo di raddoppiarli nel 2020, proprio con l’inaugurazione, a Offanengo in provincia di Cremona, della nuova struttura. Un vero e proprio «hub dell’innovazione», come lo definisce l’ad Fabrizio Buscaini. L’export pesa circa il 60% sul fatturato globale dell’azienda. I Paesi principali sono Europa e Stati Uniti; la Cina è un mercato interessante e l’obiettivo è incrementare la penetrazione. «Possiamo contare su una grande potenza industriale in tutto il mondo con i sette stabilimenti produttivi all’estero - continua l’ad -. Investiamo il 9% del fatturato globale in innovazione con 5 hub, 120 persone dedicate e 40 brevetti attivi».

Non solo terzisti

Eccellenza cosmetica made in Italy non significa solo terzisti, ma anche produttori a marchi propri o in licenza. Come Euroitalia di Cavenago, in Brianza, che produce profumi in licenza per marchi come Moschino, Missoni, Versace oltre a Naj Oleari, brand di proprietà recentemente rilanciato: 300 milioni di ricavi nel 2017. «Produciamo e sviluppiamo tutto in Italia - dice Giovanni Sgariboldi, presidente della società che ha fondato nel 1978 e che adesso guida con i 3 figli Andrea, Davide e Matteo -. All’epoca si stavano affermando le griffe della moda e io ho pensato di iniziare a creare fragranze per loro. Oggi la nostra quota di esportazioni supera il 90%. I nostri mercati principali sono Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, Russia e Asia». Un altro big da 248 milioni di ricavi nel 2017 e un ebitda del 21,5% è Alfaparf fondato nel 1980 a Osio Sotto, in provincia di Bergamo, dall’attuale presidente Roberto Franchina. Un gruppo integrato attivo nei canali professionali con la produzione di haircare, skincare, conto terzi e retail (tra i marchi di proprietà Alfaparf Milano, Dibi Milano, Becos, Olos e Ten Science) con 5 stabilimenti in Italia, Brasile, Messico, Venezuela e Argentina, oltre 1.300 dipendenti (poco meno di 400 in Italia). «La quota export è pari all’80% del fatturato originato prevalentemente nel continente americano, seguito da Europa, Africa, Asia e Oceania» spiega Franchina.

Nel canale professionale degli acconciatori opera una delle aziende più “anziane” del segmento: Framesi, nata nel 1945 da un’idea di Roberto Franchina (omonimo del Franchina di Alfaparf Group), imprenditore dalle mille risorse che durante la guerra si mette a produrre un olio ad uso alimentare in sostituzione di quello di oliva che scarseggiava, e poi, nel dopoguerra, rendendosi conto che mancava un’offerta di prodotti di bellezza, si butta nella cosmetica cominciando a produrre talco. Poi arrivano una colonia da bagno e la brillantina di cui diventa il più grande produttore in Italia negli anni 50. «Mio padre - racconta suo figlio Fabio Franchina, attuale presidente della Framesi - non era né un parrucchiere né un chimico, ma un grande visionario. Nel 1972 arriva l’espansione all’estero. Oggi siamo presenti in 70 Paesi con circa 650 specialità diverse, un fatturato di 70 milioni di euro di cui l’80% dall’estero, Usa e Canada in primis, e un investimento in R&S pari all’8% dei ricavi: l’innovazione per noi è un obbligo. Solo per fare un esempio, negli ultimi quattro anni abbiamo immesso sul mercato 150 nuovi prodotti».

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