la manifattura

Industria, crescita oltre le attese: balzo del 6,6% per la produzione

di Luca Orlando

Afp

3' di lettura

La crescita della produzione industriale oltre le attese, un balzo del 6,6% su base annua a dicembre, potrebbe avere un impatto anche sul bilancio finale del Pil 2016 (martedì il responso Istat), con l’ipotesi di una crescita tra lo 0,9 e l’1%, oltre le stime del Governo.
Il dato Istat, che vede per l’output su base mensile una crescite dell’1,4%, è largamente superiore rispetto alle stime precedenti del mercato e rappresenta la miglior performance tra i big continentali, un risultato che supera ampiamente quanto realizzato da Germania (-0,7), Spagna (+1,9%), Gran Bretagna (+4,3%) e Francia (-0,9% nel dato mensile).

Un progresso in termini percentuali che in queste dimensioni non si vedeva da agosto 2011 e che migliora in modo significativo il risultato dell’intero anno, con effetti possibili anche sulle stime del Pil nell’ultimo trimestre. Per trovare un dato migliore (+1,6% tra gennaio e dicembre) occorre tornare al progresso di oltre sei punti del 2010, rimbalzo tuttavia allora quasi fisiologico dopo il crollo vicino al 20% realizzato l’anno precedente.
Il quinto progresso tendenziale consecutivo mensile (il più robusto dell’anno) è rassicurante soprattutto perché corale, risultato di miglioramenti che abbracciano tutti i macro-comparti.

Loading...
L’INCREMENTO SUL MESE

Dati destagionalizzati, variazioni congiunturali percentuali. (Fonte: Istat)

Loading...

Vero è che un contributo rilevante arriva dalla produzione di energia (+11,9%, per effetti climatici e picchi straordinari in uscita verso la Francia), a cui si affiancano però performance significative anche da parte di beni intermedi e strumentali, entrambi in progresso di oltre il 7%.
Segnale, quest’ultimo, corroborato anche da uno scatto record del credito a medio-lungo termine, con nuove operazioni tre 1-5 anni e oltre i cinque anni triplicate a dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente , “spia” possibile di una ripresa nel ciclo degli investimenti.
L’area meno brillante nell’output dei macro-settori è quella dei beni di consumo, anche se l’aumento mensile del 2,3% è almeno sufficiente a riportare in pareggio il bilancio dell’intero anno. Tra i singoli settori monitorati dall’Istat l’unico a finire in rosso è il tessile-abbigliamento mentre altrove ci sono soltanto segni positivi rilevanti, in più di un caso (mezzi di trasporto, metallurgia e computer) anche a doppia cifra. Fatta eccezione per tessile-abbigliamento, solo gli apparati elettrici (+0,7%) galleggiano attorno alla parità mentre per le filiere dell’alimentare, della componentistica e della meccanica i progressi sono corali e significativi.

Rialzo della produzione (+3,4% il dato grezzo di dicembre , rivisto al rialzo al 6,6% dall’Istat per tenere conto del calendario meno favorevole) legato probabilmente anche ad una ripresa dei volumi diretti verso l’estero, come testimoniato dagli ultimi dati sul commercio extra-Ue, tornato da un paio di mesi in terreno positivo (+4,1% a dicembre) dopo un avvio d’anno disastroso.
Con lo scatto di dicembre, inoltre, l’indice dell’output industriale in Italia riesce a proseguire nel faticoso trend rialzista avviato a ottobre portandosi a quota 96,5: per trovare un livello superiore (il 100 di riferimento è il 2010) occorre tornare al lontano dicembre del 2011, un balzo indietro di ben cinque anni.

L’INCREMENTO SULL’ANNO

Dati corretti per gli effetti del calendario, variazioni tendenziali percentuali. Dati 2016/2015. (Fonte: Istat)

Loading...

Nel confronto di lungo periodo i settori paiono muoversi in ordine sparso, con alcuni comparti arrivati già oltre la soglia del 2010, altri quasi in pareggio, altri ancora in deficit pesante.
Le difficoltà maggiori sono per tessile-abbigliamento, legno-carta e apparati elettrici, distanti ancora 20-25 punti dai livelli 2010. A fare da locomotiva sono invece farmaceutica (113,7), macchinari (104,4) e soprattutto mezzi di trasporto, arrivati a quota 113,4. Determinante a questo riguardo la ripresa dei volumi produttivi di Fca in Italia, con un output di autoveicoli arrivato a quota 136,6, praticamente il doppio rispetto ai periodo più cupo di fine 2012-inizio 2013.

Nel confronto trimestrale, tra ottobre e dicembre la produzione è lievitata dell’1,3% rispetto al periodo precedente, confermando l’ipotesi di un contributo positivo al valore aggiunto da parte dell’industria anche nei mesi autunnali. Il che potrebbe essere determinante per spostare verso la parte alta delle previsioni (+0,2-0,3%) la performance del Pil italiano nell’ultimo trimestre.
Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo, per l’intero 2016 ipotizza ora una forchetta di crescita tra lo 0,9 e l’1%, dati rivisti al rialzo anche oltre le stime del Governo. A questo - spiega Mameli - si aggiunge un effetto positivo di trascinamento per i primi mesi del 2017, coerente con l’idea di una velocità di crociere di circa l’1% per la nostra economia.
Riviste verso l’alto anche le previsioni di Prometeia, con l’economista Stefania Tomasini e prevedere per l’intero 2016 una crescita dell’1% e un abbrivio positivo oltre le attese per l’inizio del 2017.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti