ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCresce il pessimismo tra le imprese

Industria lombarda in frenata

Terzo trimestre buono (output +4,8%) ma aspettative in caduta. Buzzella: l’Europa non affossi la manifattura. Auricchio: davanti a noi mesi difficili

di Luca Orlando

(Sergey Ryzhov - stock.adobe.com)

4' di lettura

Più pessimisti per la produzione, così come per le vendite, la domanda interna e quella internazionale. Se i dati recenti dell’industria lombarda continuano ad essere relativamente soddisfacenti, non altrettanto accade per le prospettive, che per la prima volta dopo quasi due anni vedono prevalere i segni meno.

L’analisi di Unioncamere Lombardia sul terzo trimestre vede ad ogni modo ancora numeri in crescita, con una produzione in progresso dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, del 4,8% su base annua. Dati che esprimono tuttavia un rallentamento, così come accade in generale per tutte le variabili, dal fatturato agli ordini interni ed internazionali.

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Frenata ancora limitata, ad ogni modo, guardando anzitutto al “fieno in cascina”, cioè alle giornate di produzione assicurata sulla base delle commesse raccolte: il valore medio si mantiene oltre quota 80 giorni, sui massimi di sempre, 16 giornate oltre il livello pre Covid, sei in più anche rispetto al periodo del rimbalzo, il 2021.

Impianti ancora saturi

Lontano dalla soglia di attenzione è anche il tasso medio di utilizzo degli impianti, oltre quota 76% con punte superiori in particolare per tessile-abbigliamento, in assoluto il miglior comparto in regione, protagonista di una crescita di oltre il 30% per la produzione.

L’unico comparto con impianti saturi per meno del 70% è la chimica, che infatti procede nel trimestre a crescita zero. Esito di un quadro complesso sul fronte del caro-energia così come accade per l’area siderurgica, la peggiore in assoluto con un calo di produzione del 4,8% e ordini in frenata.

L’occupazione tiene

Progressi medi nella produzione che in generale in Lombardia continuano a sostenere il lavoro, dove ancora una volta prevalgono gli ingressi (2,5%) sulle uscite (2,2%) creando così un saldo positivo, seppure in riduzione.

Se i dati del tero trimestre sono mediamente ancora positivi, è invece evidente come il contesto esterno stia creando maggiore apprensione tra le imprese. Conflitto russo-ucraino, caro-energia e stretta monetaria sono elementi che incidono sulle aspettative, tutte orientate al ribasso.

Nubi sul 2023

In termini di produzione, ad esempio, il saldo tra ottimisti e pessimisti scende a -4,4 dopo sette periodi consecutivi in territorio positivo. Deterioramento del resto già visibile guardando alla segmentazione dei risultati tra luglio e settembre. La quota di aziende che sperimenta una contrazione dell’output superiore ai cinque punti sale infatti dal 20 al 27% mentre per converso scende al 48% (-5) la parte di aziende che evidenzia una crescita sostenuta.

Tenendo conto di ciò che può accadere tra ottobre e dicembre, il 2022 delle aziende manifatturiere lombarde si chiuderà comunque in terreno positivo, con crescite variabili tra il 6,3 e il 7%. La vera differenza, in un trend comunque calante, è legata però all’effetto di trascinamento sul 2023, che nel caso migliore può essere pari all’1,4%, nell’ipotesi meno ottimistica può valere un freno di tre decimali.

Che al momento - spiegano gli analisti - pare essere lo scenario più probabile.

«Le incognite di questa tempesta perfetta - spiega il presidente di Confindustria Lombardia Francvesco Buzzella - sono ancora tutte sul tavolo: costi dell'energia insostenibili, inflazione record in Italia e nell'Eurozona, forte rialzo dei tassi di interesse, deprezzamento dell'euro, instabilità nelle catene globali del valore e instabilità a rialzo dei prezzi delle materie prime. Tutto questo rischia di minare la capacità delle imprese lombarde e italiane di competere nei mercati internazionali. A fronte di queste sfide gli imprenditori, dopo aver sostenuto da soli la forte ripartenza nel post-Covid, sono delusi e sfiduciati nei confronti di un'Europa che sembra non vedere nell'industria un asset strategico generando così un vantaggio competitivo a favore di Stati Uniti e in Cina. In un contesto già emergenziale, infatti, a Bruxelles continuano a lavorare alacremente per affossare diverse filiere: dopo la mancata valutazione delle conseguenze delle sanzioni alla Russia lo stesso sta avvenendo relativamente all'impatto che alcuni regolamenti UE hanno su interi comparti industriali. Mi riferisco in particolare a tre filiere che ci vedono eccellere a livello europeo e mondiale: imballaggi e packaging, automotive, agrofarmaci, tutte nel mirino di normative penalizzanti per le nostre imprese. Serve quindi fare ancor più sistema a livello italiano, partendo dalla forza di regioni come la Lombardia, trovando partner e sponde a livello europeo per difendere l'industria dalle minacce contemporanee. In caso contrario assisteremo allo smantellamento pezzo dopo pezzo dell'industria con conseguenze sociali ed economiche insostenibili».

«Il manifatturiero lombardo - spiega il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio - ha superato la crisi senza precedenti degli anni scorsi ritornando a segnare risultati positivi per quest'anno, nonostante criticità enormi nei fattori di produzione e la necessità in molti casi di doversi reinventare in un contesto radicalmente mutato.
Per il prossimo trimestre il sentiment generale propende per una modesta contrazione, sia per l'economia mondiale sia per la produzione italiana e lombarda. Ciò porterebbe a un trascinamento leggermente negativo per il 2023. Ci attendono quindi mesi molto difficili: gli indicatori scendono velocemente e gli imprenditori sono giustamente preoccupati per l'impatto cumulato di questo progressivo peggioramento, anche se la capacità di reazione da loro dimostrata sino ad ora ci fa comunque ben sperare».


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