Congiuntura

L’industria delle Marche vede la ripresa dopo il crollo del 13% dei ricavi 2020

Confindustria Marche: nel 2020 calo del 13,5% della produzione (-11,6% la media nazionale), con i comparti della moda in flessione del 25,7%

di Michele Romano

2' di lettura

Il 2020 delle Marche, una delle regioni più manifatturiere d'Europa si è concluso con una contrazione “di entità eccezionale”. Lo mette nero su bianco il centro studi della Confindustria regionale nel consueto rapporto annuale: -13,5% della produzione (-11,6% la media nazionale), con i comparti della moda e della calzatura che precipitano rispettivamente a -25,7% e -21,9%; -13,2% i fatturati, con pesantissime variazioni negative per tutti i settori, sotto la spinta di un export che è calato dell'11,7%. Parla di “pesante shock” il presidente di Confindustria Marche, Claudio Schiavoni, secondo il quale la pandemia “ha amplificato le conseguenze della lunga crisi 2008-2014 sul sistema economico regionale”. In un solo anno, le Marche hanno anche perso 14 mila posti di lavoro (8.400 a carico di donne), il tasso di occupazione è calato quasi un punto percentuale (è a 64,1% rispetto a 65% del 2019) e, soprattutto, è cresciuto al 29,2% il tasso di disoccupazione giovanile (+5,7%).

Lo scenario per il 2021

Da dove ripartire? Schiavoni parla di “nuova competitività” e indica un percorso, all'interno del quale Recovery Plan e nuova programmazione dei fondi strutturali europei costituiscono “la base principale per il rilancio della politica industriale e di sviluppo della nostra regione”. E di fronte a uno shock esterno di queste dimensioni la digitalizzazione diventa un obbligo più che una priorità, con le Marche che non partono da zero. Tutt'altro: tra il 2001 e il 2017 la quota dell'occupazione nei settori ad alta intensità tecnologica nelle Marche è passata dall'1,4% al 2,4%, superando il valore medio delle regioni del Centro (1,6%) e dell'Italia (1,4%); inoltre, la quota di imprese ad elevata crescita e significativi livelli di profittabilità nel 2019 ha raggiunto quella della Lombardia, collocandosi su livelli appena inferiore a quella di Emilia-Romagna e Veneto e il personale delle imprese addetto alla R&S è cresciuto di oltre 10 volte nel decennio 1995-2015, fatto pressoché unico nel panorama nazionale. “Segnali che evidenziano la capacità del sistema produttivo regionale di posizionarsi su aree di domanda a forte crescita e in posizioni centrali delle catene globali del valore – fa notare Marco Cucculelli, docente di economia alla Politecnica delle Marche -, attraverso un percorso di adattamento avvenuto con l'immissione di conoscenza nei processi produttivi”.

Loading...

La ripresa in arrivo

La ripresa prevista nella seconda metà di quest'anno darà spazio competitivo alle imprese, ma la condizione evidenziata dall'economista è che “le imprese siano capaci di cambiare innanzitutto il modello di business, affiancandolo all'adozione di tecnologie digitali”. “Dal nostro osservatorio cogliamo una maggiore consapevolezza da parte delle imprese circa la necessità di innovare i processi produttivi e i modelli di business per cogliere nuove opportunità”, chiosa Cristina Balbo, direttrice regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo, che con Confindustria Marche ha stipulato un accordo di collaborazione, individuando 11 ambiti d'azione, tra i quali la digitalizzazione, per sostenere la ripresa degli investimenti verso asset strategici in grado di garantire solidità al sistema.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti