MANIFATTURA

Industria tecnologica, il Covid gela i fatturati di 7 aziende su 10

Dopo il I semestre, un crollo di ricavi e ordini del 20%. La chiusura dell’anno stima cali sui ricavi dell’8-10%. Il presidente Busetto chiede al Governo investimenti «coraggiosi» su digitale, impianti rinnovabili e sistemi di efficienza per casa e trasporti tramite i fondi del Recovery Fund

di Laura Cavestri

default onloading pic
(AdobeStock)

Dopo il I semestre, un crollo di ricavi e ordini del 20%. La chiusura dell’anno stima cali sui ricavi dell’8-10%. Il presidente Busetto chiede al Governo investimenti «coraggiosi» su digitale, impianti rinnovabili e sistemi di efficienza per casa e trasporti tramite i fondi del Recovery Fund


4' di lettura

Alla fine, sarà un calo di fatturato, per il 2020, stimato tra l’8 e il 10 per cento. Comunque un recupero, rispetto al 18% in meno del I semestre, quando per 7 aziende dl settore su 10 i segni erano solo meno. Teme l’elevata incertezza – ma guarda con fiducia alla capacità di investire nella digitalizzazione e nel manifatturiero parte dei finanziamenti del Recovery Fund – Anie (l’Associazione delle Industrie dell’elettronica ed elettrotecnica, 84 miliardi di fatturato, 500mila addetti e 1500 imprese associate) che stamane, a Milano, ha diffuso i dati sull’andamento del settore e fatto il punto della propria situazione.

Cali a due cifre e segnali di ripresa

Secondo i dati dell’Osservatorio sul mercato delle tecnologie della Federazione, nei mesi gennaio-giugno l’82% delle imprese del campione ha segnalato un calo del fatturato sui 6 mesi precedenti: -18,2% la produzione industriale, -18,3% il fatturato totale, -13,6% quello estero e -20,4% gli ordinativi. Le stime sul II semestre dell’anno intercettano, tuttavia, la riapertura delle attività successiva al lockdown: scende al 33% la quota delle aziende che dichiarano una ulteriore flessione del fatturato. Stabile, invece, l’occupazione, su entrambi i semestri, per oltre il 70% delle imprese. Tuttavia, la lieve ripresa sul secondo semestre non attenua le pesanti perdite attese in chiusura d’anno: il 70% delle imprese del campione stima sull’intero anno 2020 un calo del fatturato (calo a due digit per il 40% delle aziende): complessivamente, a fine anno, si stima un 8-10% di calo medio sui ricavi.

Loading...

La crescita nel quadriennio 2016-2019 e le prime difficoltà

Eppure tra il 2016 e il 2019, l’evoluzione del fatturato aggregato è aumentata di quasi il 10% (9,8% per l’esattezza), con l’elettronica cresciuta del 18,2% e l’elettrotecnica del 7,6 per cento. Nello stesso quadriennio, le tecnologie “Made in Italy” sono cresciute del 9% nei mercati esteri (soprattutto Germania, Francia e Regno Unito) ma anche (+7,6%) sui mercati extra-Ue (per lo più Usa, Cina e Russia).

Un primo scricchiolio, tuttavia, era emerso già nei dati dello scorso anno: le incertezze e l’iniziale stop del precedente governo giallo-verde al piano di investimenti di Industria 4.0 avevano creato incertezze negli investimenti manifatturieri e avevano già fatto chiudere in lieve flessione il 2019, dopo anni di crescita: anno in cui il mercato dell’automazione industriale in Italia aveva registrato un fatturato totale (vendite Italia + esportazioni dirette) di 5,1 miliardi, con un lieve calo (-1,2%) rispetto al 2018. Il lockdown che ne è seguito rischia di dare un nuovo duro colpo alle imprese della tecnologia “Made in Italy”.

Un piano di investimenti (anche con il Recovery Fund)

«Industria, innovazione e digitalizzazione. L’imprenditore deve sapere di poter usufruire di un a tecnologia accessibile che lo aiuti a gestire le oscillazioni della domanda. Ora più che mai – ha affermato, in apertura dei lavori, il presidente di Anie, Giuliano Busetto – occorrono competenze, tecnologie, risorse e volontà politica. Le risorse oggi ci sono: i 209 miliardi del Recovery Fund ci offrono un’occasione unica di completare la trasformazione digitale del nostro paese. Chiediamo vengano spesi secondo un disegno di politica industriale teso a favorire le tecnologie che abilitano la trasformazione digitale delle imprese italiane». E fa proposte concrete per ciascuna delle 4 aree (industria, building, energia e trasporti). che compongono l’eterogeneo comparto di Anie.

«Come Federazione Anie – ha aggiunto Busetto – chiediamo un rafforzamento del Piano Transizione X.0 in termini di aumento delle aliquote e dei massimali di spesa degli incentivi fiscali (beni materiali, immateriale e R&S). Riteniamo poi indispensabile un prolungamento del periodo finanziato con una copertura economica assicurata per 3-5 anni». Ma il processo di digitalizzazione che ha interessato il settore industriale deve arrivare velocemente nel settore delle costruzioni.

«Chiediamo che Casa 4.0 sia una priorità del Governo garantendo una parte dei fondi e una sua introduzione nella prossima legge di bilancio. Quindi, innanzitutto che il meccanismo del super bonus si applichi (oltre che alla domotica, impianti fotovoltaici e ricarica elettrica) anche a tutte le tecnologie, apparecchiature, soluzioni impiantistiche innovative, intelligenti ed energeticamente performanti (impianti di sicurezza, illuminazione, ascensori, fino agli elettrodomestici). Inoltre, che si riconsideri di introdurre nell'ordinamento nazionale l’indicatore digitale (Sri), ovvero l’indicatore di valutazione dell’intelligenza di un edificio previsto nella legislazione europea che consentirebbe di avere un parametro per misure il grado di interconnessione degli edifici, aumentandone anche il loro valore.

Anie rilancia anche una serie di misure concrete per attuare quanto già oggi previsto dal Piano nazionale Clima ed Energia (Pnec), iniziando a semplificare gli iter burocratici che bloccano l’apertura di tanti cantieri di impianti a fonti rinnovabili in tutta Italia. Inoltre, serve fornire supporto economico per gli impianti di piccola taglia e per il recupero ambientale di quelle aree “dismesse” che necessitano di bonifica.

Infine, la dimensione dei trasporti. «Le nostre industrie – ha concluso Busetto – progettano, ingegnerizzano e producono i loro prodotti e sistemi in Italia. Sono molto attive nello sviluppo del sistema Ertms (European Rail Traffic Management System), sistema a livello europeo in grado di migliorare sicurezza, prestazioni, affidabilità, puntualità e di ridurre i costi di manutenzione. Chiediamo al Governo di garantire la copertura economica per la piena implementazione del piano di sviluppo Ertms che permetterebbe di avere una rete all’avanguardia nel panorama europeo oltre che un'ampia ricaduta in termini economici sul sistema industriale italiano».


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti