Le sfide del Recovery Plan

Industria, turismo, energia e logistica per fare del Sud una leva di sviluppo

Il rafforzamento del mezzogiorno avvantaggerebbe l'intero paese grazie ai rapporti di subfornitura e le filiere lunghe

di Massimo Deandreis

Crocevia. Il Porto di Gioia Tauro fa soprattutto transhipment (Ansa)

4' di lettura

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) l’Italia sta decidendo la programmazione di risorse ingenti. Il Mezzogiorno si conferma centrale per lo sviluppo del Paese, i dati sono chiari: se il Sud avesse avuto negli ultimi 20 anni un tasso di crescita medio annuo di almeno 2 punti superiore, il Pil italiano sarebbe stato allineato a quello degli altri Paesi europei invece che sistematicamente sotto. In altri termini: una ripresa strutturale e sostenibile dell’economia italiana può avvenire solo se il Sud cresce di più.

Per centrare l’obiettivo occorre però una comprensione articolata del territorio. Per questo Srm, il centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo che da anni analizza nel dettaglio l’economia del Sud Italia, ha partecipato in audizione alla due giorni del governo “Sud progetti per ripartire” organizzata dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna e aperta dal presidente del Consiglio Draghi.

Loading...

Il primo punto è che il Sud non è un deserto industriale. Si sente spesso una narrativa che nella sintesi estrema afferma che l’industria è al Nord mentre il Sud è votato ad altri settori. Questa rappresentazione non è corretta. Con oltre 95mila imprese manifatturiere, se il Mezzogiorno fosse uno Stato dell’Ue sarebbe all’8° posto tra i Paesi con maggiore presenza industriale.

Cinque filiere produttive – automotive, aerospazio, abbigliamento-moda, agroalimentare e farmaceutico – concentrano il 50% di tutto il manifatturiero del Sud, generano 15 miliardi di valore aggiunto, 23 miliardi di export e occupano 269mila persone.

Questi numeri già dicono molto, ma non tutto.

100 euro di investimenti fatti nel Mezzogiorno in queste filiere producono, in media, una domanda aggiuntiva nel Centro Nord di altri 54 euro poiché l’industria nel Sud (soprattutto automotive aerospazio e abbigliamento) è collegata a filiere lunghe con rapporti stretti di subfornitura tra segmenti produttivi. Ed è in questo quadro di interdipendenza che si può affermare che il rafforzamento dell’industria nel Mezzogiorno va a vantaggio di tutto il Paese, Nord incluso.

Cosa serve allora per il rilancio dell’industria del Mezzogiorno? Serve concentrare gli interventi sui 5 settori indicati, evitando interventi indifferenziati. In queste filiere è prioritario soprattutto aumentare la densità del tessuto produttivo, aumentando il numero di imprese, favorendo specificatamente attrazione di nuovi investimenti e operazioni di M&A. Anche sollecitando un ruolo guida delle grandi imprese partecipate dallo Stato. Unitamente a interventi mirati per la crescita dimensionale poiché il “nanismo” qui è ancora più eclatante.

Oltre a valorizzare l’industria poi, occorre riscoprire la geografia.

L’Italia può, attraverso il Mezzogiorno, svolgere un ruolo geopolitico di connessione e legame tra Europa e Sud Mediterraneo. Questo può avvenire attraverso due ambiti su cui indirizzare priorità e investimenti anche del Recovery fund: logistica e portualità da un lato ed energia dall’altro.

I porti del Mezzogiorno già oggi movimentano oltre il 40% di tutto l’import-export marittimo nazionale, dimostrandosi essenziali per l’intero sistema logistico italiano. Se Genova e Trieste sono porti di accesso all’Europa i porti del Sud Italia possono avere una funzione complementare: servire il mercato domestico merci; specializzarsi sul Ro-Ro e sulle autostrade del mare; vedere un ruolo forte nel settore energetico; dare attuazione alle Zone economiche speciali, o Zes (che Intesa Sanpaolo ha dimostrato di sostenere con uno specifico plafond per credito dedicato).

Fare del Mezzogiorno l’hub logistico-portuale italiano è possibile se si investe con convinzione, integrando intorno ai porti del Mezzogiorno industria, università e innovazione e usandoli come leva per la riqualificazione urbana. Ma ci vuole una nuova visione: il Porto non più solo come luogo di arrivo e partenza di merci e passeggeri bensì come potente “polo” di sviluppo economico.

In questo disegno anche l’energia è un settore chiave soprattutto in funzione del ruolo di “ponte” tra l’Europa e i Paesi del Sud Mediterraneo. Certo occorre potenziare le rinnovabili prodotte nel Mezzogiorno, ma oltre a questo c’è il fatto che il nostro Paese può essere considerato una porta d’ingresso di nuovi flussi energetici dal Nord Africa. Le nuove tecnologie power to gas rendono possibile produrre energia elettrica rinnovabile con il solare, trasformarla in gas e usare i gasdotti esistenti per portarlo in Italia attraverso il Mezzogiorno. Gas che può essere utilizzato anche per produrre idrogeno verde valorizzando così il ruolo del Mezzogiorno.

Se il Recovery plan aiuterà questa doppia evoluzione (il Mezzogiorno come hub logistico ed energetico) noi avremo in prospettiva un Sud più ancorato all’Italia e all’Europa, baricentro di una nuova geo-economia che vede nell’area Euro-Mediterranea uno dei perni essenziali dell’Europa.

Vi è infine la vera miniera nascosta: il triangolo turismo-cultura-ambiente

L’offerta turistica del Mezzogiorno è ancora largamente sottodimensionata. E non genera il ritorno di valore aggiunto che potrebbe. Diverse evidenze empiriche dimostrano che a parità di spesa, se il turista trova ampia offerta culturale la ricaduta in termini di valore aggiunto sul territorio è più forte.

È chiaro quindi che il Mezzogiorno deve puntare non solo sulla crescita del numero delle presenze turistiche, ma anche su una maggiore ricaduta economica. E il triangolo turismo-cultura-ambiente garantisce entrambe. Il punto centrale è la destagionalizzazione e – contemporaneamente – l’aumento dei flussi turistici dall’estero. E questo è possibile solo se si avvia una seria strategia di rilancio sui diversi tematismi e destinazioni: dal cicloturismo al golf, dal termale al residenziale per anziani, dallo yachting al turismo sportivo. Sono solo esempi che ci fanno comprendere le potenzialità, ma anche che tali resteranno senza un piano strategico specifico e una linea di investimenti pubblici forte e mirata anche alle necessarie componenti digitali e innovative e che guardi al turismo come una filiera strategica per il rilancio del Mezzogiorno.

Industria, turismo, logistica ed energia: se si agisce su questi quattro angoli dello sviluppo in modo coordinato e congiunto, con una vision collegata al ruolo Euro-Mediterraneo del nostro Paese, sarà possibile trasformare il Mezzogiorno in una leva per tutta l’economia italiana.

Ieri poteva sembrare un argomento da convegno. Oggi, con il Pnrr, è una sfida possibile.

(Direttore Srm, centro studi collegato al GruppoIntesa Sanpaolo, e presidente Gei, Associazione italiana economisti d’impresa)

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti