terapia genica

Infarto, il cuore si ripara con sequenze di micro-Rna

di Francesca Cerati

(AdobeStock)

2' di lettura

Dalle staminali ai micro-Rna. Per oltre un decennio i ricercatori hanno riposto grandi speranze nelle cellule staminali per riparare il cuore dopo un infarto ma senza successo. E ora un team coordinato dall’Italia, con il Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb) di Trieste e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è riuscito a ottenere il risultato di stimolare la rigenerazione delle cellule cardiache utilizzando la terapia genica. La tecnica è stata pubblicata su Nature.

Dopo i risultati positivi ottenuti sullo scompenso cardiaco, i ricercatori guidati da Mauro Giacca (dell’Icgeb) e Fabio Recchia (della Scuola Sant’Anna), hanno trasferito nel cuore di maiale colpito dall'infarto sequenze di micro-Rna che, come dei registi molecolari, regolano l'espressione di altri geni. La sequenza che hanno utilizzato - indicata con la sigla microRna-199 - è stata trasferita nel tessuto del cuore usando come carrier un virus inoffensivo. Arrivata a destinazione, la sequenza di informazione genetica ha stimolato la rigenerazione del cuore nel maiale, portando al recupero quasi completo della sua funzionalità un mese dopo l’infarto.

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«Dopo tanti tentativi infruttuosi negli ultimi 15 anni con le cellule staminali, per la prima volta abbiamo compreso come sia possibile riparare il cuore in un animale di grossa taglia stimolando direttamente le proprietà delle cellule cardiache sopravvissute al danno», commenta Giacca. In particolare nella ricerca (a cui hanno collaborato anche la Fondazione Monasterio di Pisa, con la supervisione di Giovanni Aquaro, e la School of Cardiovascular Medicine & Sciences del King's College London) si è dimostrato che è possibile riparare il cuore di un animale di grossa taglia, sfruttando gli stessi meccanismi con cui si rigenera spontaneamente il cuore dei pesci e delle salamandre.

«Ci vorrà un po' di tempo prima di poter iniziare la sperimentazione clinica utilizzando questa nuova terapia - spiegano Giacca e Recchia -. Il trattamento finora è stato condotto con un virus modificato, ma ciò non consente di controllare in maniera precisa il dosaggio e gli effetti indesiderati a lungo termine. Dobbiamo imparare - concludono - a somministrare l'Rna come se fosse un farmaco sintetico. Sappiamo che è possibile, perché abbiamo già visto che funziona neitopi».

Il fatto che il cuore del maiale sia molto simile aquello umano dal punto di vista anatomico e fisiologico, renderà più facile trasferire questi risultati sull'uomo.

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