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Infermieri no vax: per chi si è contagiato sul lavoro il nodo della copertura Inail

Istruttoria dell’Istituto sul caso di 15 operatori sanitari dell’ospedale di Genova: la non obbligatorietà del vaccino rende difficile negare la copertura infortunistica

di Mauro Pizzin

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2' di lettura

Il contagio da covid-19 di origine professionale viene sempre valutato da una commissione tecnico scientifica dell’Inail e se dall’istruttoria emerge che l’evento si è verificato in occasione di lavoro il dipendente interessato acquisisce il diritto alla copertura infortunistica. Una prassi che l’Istituto, ora come ora, non può che seguire anche nel caso in cui i lavoratori contagiati abbiano in precedenza rifiutato la somministrazione del vaccino. Con queste indicazioni fornite alle proprie sedi con una nota l’Inail ha voluto soffocare le polemiche seguite all’apertura di un’istruttoria aperta nei confronti di una quindicina di infermieri “no vax” colpiti da coronavirus del San Martino di Genova, conseguenti a una segnalazione arrivata dal direttore generale della struttura ospedaliera con la richiesta di chiarire se costoro dovessero essere considerati vittime di infortunio o spettasse loro la semplice copertura Inps per la malattia.

Il nodo della non obbligatorietà

La questione affrontata dell'Istituto – che ha fatto sapere informalmente di non avere mai dichiarato di essere propenso a non riconoscere l'infortunio per il rifiuto del vaccino – si presenta complessa perché la vaccinazione contro il coronovirus non è obbligatoria: un elemento, quest'ultimo, che si intreccia strettamente anche con il tema della tutela della privacy, come ha ricordato nei giorni scorsi il Garante sottolineando in alcune faq che i dati sanitari non possono essere trattati dal datore di lavoro ma solo dal medico aziendale competente. In questo contesto di non obbligatorietà del vaccino l’Istituto ha però, come detto, chiesto il coinvolgimento nell’ambito dell’istruttoria dei ministeri del Lavoro e della Salute in attesa che sul tema dell'obbligatorietà dei vaccini almeno per alcune categorie professionali (come ha auspicato l'ex ministro del Lavoro, ora nel Cda Inail, Cesare Damiano) il nuovo Governo possa intervenire per sbrogliare la matassa.

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La presunzione di infortunio sul lavoro

Si ricorda che sul fronte dei vaccini sono 146mila i casi di contagio segnalati all'istituto assicurativo per l'ottenimento della copertura infortunistica e 461 le morti denunciate: numeri rispetto ai quali è stata forte l'incidenza degli operatori del settore sanitario, a partire da quello infermieristico con quasi il 40% delle denunce. Un fattore di rischio contagio così alto, quello rilevato per queste categorie, da indurre il Governo a prevedere per esse una corsia prioritaria per l'accesso ai vaccini e l'Inail a stabilire fin da subito con una circolare una presunzione semplice di infortunio sul lavoro.

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