Emergenza Covid

Vaccino Covid: le regole e i tempi per il richiamo dopo l’infezione

Se l’infezione avviene dopo la seconda dose, la terza va fatta dopo almeno 120 giorni

I dati dei vaccinati all'11 gennaio 2022

2' di lettura

Sebbene esistano regole e tempi previsti che scandiscono gli intervalli ai quali fare i richiami sia dopo ciascuna dose del vaccino, sia dopo un’infezione, la circolazione sempre più rapida della variante Omicron potrebbe rendere necessario individuare con una precisione maggiore il momento più opportuno per vaccinarsi, considerando anche il livello degli anticorpi.

Quando fare il richiamo

«In futuro potrebbe diventare sempre più importante individuare il momento esatto nel quale è ora di fare il richiamo e potrebbe diventare anche un modo per contingentare i vaccini», osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca. Sulla stessa linea è il segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, per il quale l’infezione da SarsCoV2 è stata finora equivalente a una dose di vaccino, vale a dire che «se un soggetto si ammala tra una somministrazione di vaccino anti-Covid e l’altra, la tempistica per l’eventuale dose successiva è calcolata su queste basi, ma su questo punto sarebbe necessario un chiarimento».

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Le regole attuali

Le regole attuali previste dal ministero della Salute indicano che in caso di malattia la prima dose di vaccino vada fatta entro un anno con una dose booster almeno dopo 120 giorni, se invece ci si vaccina dopo un anno dalla malattia è necessaria anche una seconda dose a 21-28 giorni, seguita dal booster dopo almeno 120; se invece si contrae l’infezione dopo la prima dose, se non sono ancora passati 14 giorni si prevede un booster dopo almeno 120 giorni; oltre 14 giorni la seconda dose va fatta entro sei mesi e la terza dopo almeno 120 giorni; se poi l’infezione avviene dopo la seconda dose, la terza va fatta dopo almeno 120 giorni.

La variabile anticorpi

Con il progredire della pandemia stanno emergendo situazioni nuove. Per esempio, osserva Scotti, c’è chi fa la terza dose senza sapere di essere positivo perché asintomatico, dal momento che non c’è un’indicazione al tampone prima della vaccinazione. In futuro potrebbe anche diventare necessario poter personalizzare i tempi dei richiami a seconda del livello degli anticorpi: questo permetterebbe di vaccinarsi solo quando le difese immunitarie si sono ridotte e si è indifesi davanti al virus. In futuro questo potrebbe diventare utile, per esempio in vista di un’eventuale quarta dose.

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