terrorismo

Infiltrati Isis in azione, la nuova minaccia nel mirino del Ros

L’allerta in Italia sul fondamentalismo islamico ora guarda all’evoluzione degli scenari tra Medio Oriente, Balcani e territori africani. In un’analisi del Ros dei Carabinieri si sottolinea come stia emergendo una nuova minaccia: sono gli infiltrati, soggetti inviati dai gruppi di affiliazione nei territori di destinazione con lo scopo di reclutare o di fare un attacco.

di Marco Ludovico


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3' di lettura

Infiltrati Isis in azione. Silenti, insospettabili. Non devono lasciare tracce di contatti o connivenze con gli ambienti già considerati a rischio. Ma hanno una missione come ogni infiltrato: nei territori di destinazione devono colpire. Quando le condizioni saranno favorevoli.
Non c’è da fare allarmismo: è una nuova modalità di attacco del jihadismo. Come rileva l’analisi più recente sul terrorismo islamico fatta dal Ros, il raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri guidato dal generale di divisione Pasquale Angelosanto.

Ricognizioni informative continue
Si tratti di Stato Islamico o di Al Qaeda «le due maggiori organizzazioni terroristiche – spiega il generale Angelosanto – hanno avuto la capacità di eseguire operazioni strutturando l’opera degli “Inghimasi”, i cosiddetti “infiltrati” appartenenti a filiali locali della struttura madre, dislocati in casa del nemico da colpire». Con gli infiltrati «c’è stata la strage in Sri Lanka il 21 aprile, giorno della Pasqua cristiana, 253 morti in tre città compresa la capitale Colombo». «Infiltrati in azione si censiscono anche in Iraq, Afghanistan, Yemen e in Libia dove la Wilayat Libya (provincia libica) dello Stato Islamico dà conto di sue quotidiane operazioni contro le forze del generale Khalifa Haftar». L’allerta resta dunque massima.

Una minaccia più vicina
Aqmi, al Qaeda nel Magreb, «avrebbe acquisito all'interno del gruppo qaedista una posizione di assoluto rilievo» ricorda il generale. La minaccia in Nord Africa, insomma, si affaccia davanti all’Italia non da oggi. Ma ora è in crescita progressiva, la prevenzione antiterrorismo è ancor più essenziale. L’Arma dei Carabinieri, al comando del generale Giovanni Nistri, svolge sul territorio nazionale con oltre 4500 stazioni un presidio di azione informativa capillare.

Gli obiettivi del Ros
E il Ros, articolazione specializzata antiterrorismo (e antimafia), si concentra su obiettivi info-investigativi tradotti nei casi accertati in attività di polizia giudiziaria. I carabinieri del Raggruppamento Operativo hanno anche la delega della Procura di Roma in caso di attacchi ai nostri contingenti all’estero. Come stanno facendo dopo l’attentato a Kirkuk in Iraq dove cinque militari del Col Moschin e del Comsubin sono stati feriti.

I rischi in atto
L’azione antiterrorismo deve guardare, dunque, da una parte in Italia, dove il profilo più temuto resta quello del “lupo solitario”. Sottolinea il generale Angelosanto: «La rapidità e il decentramento dei processi di radicalizzazione rende più complessa la prevenzione degli attentati». Senza poi generalizzare – sarebbe infondato e fuorviante – l’analisi del Ros ricorda che alcuni soggetti «già coinvolti in attività terroristiche possono transitare sul nostro territorio sfruttando i canali dell'immigrazione clandestina».

L’arresto di due gambiani
Come è stato accertato l’anno scorso quando «tra il 20 aprile e il 20 giugno in provincia di Napoli sono stati arrestati due gambiani». L’arresto era motivato proprio dalla «partecipazione all’associazione terroristica denominata Stato Islamico». I due erano giunti clandestini in Italia due anni prima provenienti dalla Libia, uno poi stabilitosi a Pozzuoli e l’altro a Bari.

Africa, a breve teatro principale del jihadismo
Molti specialisti e addetti ai lavori ormai ripetono come non solo la Libia, oggetto di turbolenze continue, ma decine di stati dell’Africa stiano diventando fucina e bacino di una crescita continua del fondamentalismo islamico. Non c’è solo, come già avviene da anni, il Maghreb, cioè Marocco, Algeria e Tunisia, teatro quest’ultima di un prossimo probabile e notevole afflusso di foreign fighters dalla Siria.

I Paesi coinvolti
Nella sovrapposizione e infiltrazione nelle organizzazioni criminali locali con i traffici illegali di armi, droga, idrocarburi ed esseri umani, il jihadismo trova terreno fertile per attecchire a maggior ragione dove le condizioni politiche e sociali sono più fragili o destabilizzate. Quasi ovunque, in Africa. La lista delle nazioni coinvolte è impressionante: Mali, Mauritania, Niger, Ciad, Mauritania, Nigeria, Somalia, Egitto. «Al Qaeda ha dimostrato una forte adattabilità - sottolinea il Ros – e nonostante le perdite territoriali lo Stato Islamico è il riferimento ideologico principale del panorama jihadista globale». La guerra contro il terrorismo sarà ancora molto lunga e incerta.

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