ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùStime Istat su ottobre

L’inflazione vola a +11,9% su base annua: aumento del 12,7% per il carrello della spesa, record dal 1983

Le stime preliminari dell’Istat

di Sara Monaci

Bce aumenta tassi di 75 punti base

4' di lettura

Secondo le stime preliminari, nel mese di ottobre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento del 3,5% su base mensile e dell’11,9% su base annua (dal +8,9% del mese precedente).

Lo comunica l’Istat, aggiungendo che l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +5% a +5,3% e quella al netto dei soli beni energetici da +5,5% a +5,8%.

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«È necessario risalire a giugno 1983, quando registrarono una variazione tendenziale del +13%, per trovare una crescita dei prezzi del carrello della spesa, su base annua, superiore a quella di ottobre e a marzo 1984 per un tendenziale dell’indice generale Nic pari a +11,9%», segnala l’Istat.

Da precisare che l’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +8,0% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo.

La scheda dei beni

Continuano quindi a salire il prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”. Nel mese di ottobre i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona passano da +10,9% a +12,7%, e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto da +8,4% a +8,9%. I prezzi dei Beni alimentari (da +11,4% a +13,1%), sia lavorati (da +11,4% a +13,4%) sia non lavorati (da +11,0% a +12,9%).

Più nel dettaglio. Abitazione, acqua, elettricità, combustibili registrano +58,8%. Cibo e bevande analcoliche +13,5%. Trasporti +8,0%. Servizi ricettivi e di ristorazione +7,5%. Mobili, articoli e servizi per la casa +7,1%. Altri beni e servizi +3,1%. Abbigliamento e calzature +3,0%. Alcolici e tabacchi +2,3%. Ricreazione, spettacoli e cultura +1,7%. Istruzione +1,0%. Servizi sanitari e spese per la salute +0,8%. Comunicazioni -2,5%.

L’erosione dei risparmi familiari

L’inflazione sta riducendo i risparmi cumulati, perché per mantenere i consumi molti italiani hanno fatto ricorso alle proprie riserve o a prestiti. Quindi si riducono le famiglie in grado di far fronte con mezzi propri a situazioni di difficoltà: il 39% (era il 42% nel 2021) potrebbe affrontare con serenità una spesa imprevista pari a 10.000 euro, il 75% (era il 79% nel 2021) una di 1.000.

È quanto emerge dall’indagine “Gli italiani e il risparmio”, realizzata da Acri con Ipsos in occasione della 98esima Giornata Mondiale del Risparmio. La capacità di risparmio è quindi una fonte di tranquillità rispetto all’attuale situazione economia e rimane, come in passato, una priorità: più di un terzo (37%), si legge nell’indagine, non vive tranquillo se non mette da parte qualche risparmio, che preferisce tenere liquido, facendo giocare agli investimenti un ruolo di secondo piano, a fronte di un ridimensionamento di chi affronta il risparmio senza troppe rinunce (49% contro 53% nel 2021). Questo desiderio di cercare nel risparmio una fonte di rassicurazione si scontrerà con l’effettiva capacità di assolvere a questo compito nei prossimi 12 mesi: considerato l’aumento del costo della vita e l’adozione di strategie di contenimento dei costi, più di un terzo degli italiani (35%) risparmierà meno (solo 11% in misura maggiore), cambiando gli equilibri registrati fino allo scorso anno durante il quale i due estremi (risparmierò di più rispetto a lo farò di meno) erano pressoché allineati (26% di meno, 22% di più).

Si ha, indica quindi l’indagine Acri-Ipsos, un marcato calo delle famiglie in risalita o con un trend positivo di risparmio (23% contro 35%) e raddoppiano le famiglie che stanno affrontando o che affronteranno una crisi grave o moderata nella capacità di accumulo (35% contro 18%). Le famiglie che lo scorso anno erano in una posizione intermedia, “in galleggiamento”, stanno scivolando verso una situazione di difficoltà o di rischio.

I commenti

«È allarmante soprattutto la sensibile riduzione degli acquisti alimentari, che rispetto al 2021 diminuiscono in volume del -3,5% - spiega il presidente di Assoutenti Furio Truzzi – I numeri dell’Istat ci dicono che gli italiani, per far fronte alla crisi in atto, non solo tagliano acquisti primari come il cibo, ma cambiano anche fortemente le proprie abitudini, puntando sempre più sul risparmio: lo dimostra la crescita delle vendite presso i discount alimentari, che ad agosto salgono del +9,5% su base annua, segnando il dato più elevato tra tutti gli esercizi commerciali».

«La situazione, a causa del caro-bollette, è diventata insostenibile per i bilanci delle nostre imprese, che stanno operando spesso con margini nulli o negativi. In questo scenario molto complicato, le aziende sono impegnate sul duplice fronte di supportare le filiere di eccellenza del made in Italy e di tutelare i consumatori e le famiglie in difficoltà a causa dell'aumento generalizzato dei prezzi, grazie a un’ampia offerta di opportunità di risparmio e di promozioni e con un ruolo sempre più importante dei prodotti a marchio del distributore - dice Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Ufficio Studi e Relazioni con la Filiera di Federdistribuzione - Occorre sostenere i consumi, soprattutto in vista della fase finale dell'anno che, con l’avvicinarsi delle festività, rappresenta un momento importante per i risultati economici delle imprese. È fondamentale che il nuovo Governo scongiuri la frenata della domanda interna, intervenendo subito in modo pragmatico ed efficace a sostegno di imprese e famiglie, soprattutto quelle più in difficoltà e con figli, mettendo come priorità della nuova agenda politica il tema dei consumi e dei costi dell’energia»

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