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Inflazione, Brexit ed elezioni Ue frenerano la corsa delle Borse internazionali?

di Marzia Redaelli


(Imagoeconomica)

3' di lettura

Rallentamento economico, Brexit, tensioni politiche globali. Gli eventi dei primi mesi del 2019, e i loro repentini capovolgimenti, sarebbero più che sufficienti a giustificare un bagno di sangue sui listini. Invece il peggior indice azionario è Tokyo, che segna +7,5%, Wall Street archivia il quinto rialzo record da inizio anno dal 1928, Piazza affari si è riavvicinata ai 22mila punti e gli indici cinesi hanno quasi raddoppiato. Contestualmente, le obbligazioni hanno sperimentato un ritorno degli acquisti: il titolo di Stato tedesco è balzato sugli scudi (l’aumento della quotazione ha spinto il tasso di interesse del decennale sotto lo zero), i buoni del Tesoro italiano hanno contenuto rendimento e spread e i titoli di debito societari non mostrano segni di avversione al rischio.

BORSE SUGLI SCUDI

In percentuale

Sorge il dubbio che nei prossimi mesi gli operatori saranno costretti a consolidare i profitti ottenuti e a ripararsi velocemente dalla volatilità - adesso le coperture sono ai minimi - per via delle revisioni alla crescita globale e di una compiacenza degli operatori così compatta sul buon andamento delle borse. Entro l’estate, infatti, l’agenda economica e politica prevede un nuovo round di appuntamenti che avevano già disturbato i mercati e che sono stati solo rimandati: oltre al proseguimento delle pratiche di divorzio del Regno Unito dall’Unione europea (e di altri possibili colpi di scena nella vicenda), sono in programma le trattative di Washington con Cina e Europa sui dazi e la verifica della sostenibilità dei conti pubblici italiani. A fronte di nuove turbolenze, le stime sulla crescita degli utili - attese per quest’anno a una cifra in quasi tutti i Paesi sviluppati - non basterebbero a sostenere la corsa dei parterre (Thomson Reuters prevede profitti in aumento del 5,3% negli Stati Uniti, del 6,7% in Germania, negativi in Giappone a -1,4% e del 12% in Italia, che però deve recuperare terreno).

Inoltre, sul vecchio continente incombe l’incognita delle elezioni del Parlamento dell’Unione europea. Si vota tra poco più di un mese, il 26 maggio, e un progresso delle forze euroscettiche in grado di determinare la formazione della maggioranza potrebbe mettere un carico da novanta all’incertezza. L’eventualità non è confermata dai sondaggi, sebbene i partiti che lottano contro l’integrazione dei Paesi Ue abbiano raggiunto un terzo dei seggi nell’assise di Strasburgo.

La scorsa settimana si è conclusa con nuovi entusiasmi grazie al buon avvio delle trimestrali Usa, al recupero delle azioni delle banche - spinte dalla parziale risalita dei rendimenti obbligazionari - e con un sospiro di sollievo per le aste dei titoli di Stato italiani, che hanno soddisfatto i cacciatori di rendimento. I dati dal mondo reale in arrivo nelle prossime sedute potranno aiutare gli investitori a mettere un altro tassello nel puzzle economico globale.

In particolare, nell’area euro saranno rilasciate le statistiche finali di marzo sull’inflazione (mercoledì 17 aprile) e le indicazioni preliminari di aprile sull’attività delle imprese manifatturiere e dei servizi, frutto dei sondaggi presso i responsabili degli acquisti (indici Pmi giovedì 18 aprile). In Germania, l’ottimismo degli imprenditori sarà saggiato dall’indice Zew (martedì 16 aprile), atteso dopo le delusioni cocenti per l’andamento dell’industria tedesca. Giovedì 18 aprile sarà la volta degli ordini e del fatturato industriali in febbraio in Italia.

Oltreoceano, l’attenzione dei mercati sarà puntata sull’umore dei consumatori (vendite al dettaglio di marzo giovedì 18 aprile e fiducia venerdì 19) e su quello delle imprese (produzione industriale martedì 16 aprile, scorte di febbraio e indice Fed di Philadelphia giovedì 18, fiducia del settore manifatturiero venerdì 19). L’ottava si chiude con lo stato dell’arte sul mercato immobiliare statunitense (licenze edilizie e nuovi cantieri residenziali venerdì 19 aprile).

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