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Inflazione e crisi energetica, il 6% degli albergatori teme di dover chiudere nel 2023

Nuove strategie per contenere i costi delle attività. Il 43% delle imprese investe nell’efficientamento energetico, il 39% punta a impianti rinnovabili

di Giovanna Mancini

3' di lettura

La forte ripresa della scorsa stagione estiva aveva fatto ben sperare gli operatori del turismo in un ritorno del settore ai livelli pre-pandemia già entro quest’anno, forti anche dei buoni segnali sulle prenotazioni nell’ultimo trimestre.

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Lo shock energetico

Le difficoltà dell’attuale congiuntura economica, tuttavia, portano le imprese del settore a rivedere queste stime e posticipare l’atteso recupero nella seconda metà del 2023, ma soprattutto spingono a escogitare nuove strategie per contenere i costi delle attività, senza intaccare tuttavia la qualità e quantità dei servizi offerti e cercare così di contrastare il paventato calo della domanda. Sono proprio questi due i timori principali degli operatori turistici per i prossimi mesi registrati nell’ultimo Osservatorio sul Turismo Nomisma-Unicredit: la difficoltà di fare fronte all’aumento esorbitante dei costi energetici e la riduzione della capacità di spesa degli italiani, a causa dell’inflazione. «Il 67% del nostro campione denuncia criticità operative nello svolgimento delle proprie attività, a causa non solo degli aumenti del prezzo dell’energia, ma anche della difficoltà nel reperire le materie prime e dei ritardi nelle consegne», spiega Valentina Quaglietti, project manager di Nomisma. Il 6% degli operatori prevede addirittura di non riuscire a proseguire la propria attività nel corso del 2023, mentre un 12% non è in grado di valutare ora se ci riuscirà o meno.

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Investimenti in rinnovabili

Tuttavia, fa notare Annalisa Areni, responsabile Client Strategies di UniCredit, «la ricerca sottolinea anche che la filiera turistica italiana ha reagito con rapidità al nuovo scenario e sta adottando strategie per gestire le difficoltà operative». Un operatore su tre ha dovuto rivedere il proprio piano degli investimenti. Il 43% degli intervistati sta ad esempio pianificando investimenti per migliorare l’efficientamento energetico delle strutture, mentre il 39% intende dotarsi di impianti per la produzione in proprio di energia da fonti rinnovabili.

L’81% delle imprese sta inoltre adottando o adotterà entro l’autunno azioni per gestire le difficoltà operative. Il 75% ha già attuato un aumento dei prezzi delle camere e (il 43%) dei servizi offerti. Il 34% ha deciso di ridurre i mesi di apertura delle strutture. La maggior parte sta al tempo stesso lavorando per modificare l’offerta in chiave più personalizzata e “smart”, in modo da dare una risposta alle nuove esigenze del mercato che, sempre secondo l’Osservatorio, dimostra di premiare questo genere di proposte «tailor made» e la digitalizzazione delle strutture (dalla possibilità di prenotare online al check-in e check-out tramite app, alla presenza di connessioni veloci).

Il settore è dunque chiamato, come già era accaduto durante la pandemia da Covid-19, a rinnovarsi e reinventarsi per affrontare una nuova crisi, che rischia di interrompere l’ondata positiva avviata nella prima parte dell’anno. «Il timore degli operatori è legato soprattutto alla minore capacità di spesa dei turisti nei prossimi mesi – spiega Quaglietti –. Una recente indagine Nomisma ha calcolato che, a causa dei rincari dell’energia e dell’aumento dell’inflazione, gli italiani dovranno fare i conti con una minore capacità di spesa di circa 2.300 euro a famiglia in un anno. È chiaro che, in questo scenario, alcune decideranno di tagliare il budget destinato alle vacanze». Persino la scorsa estate – sebbene segnata da un ritorno ai viaggi, con 28,6 milioni di italiani che hanno fatto la valigia, secondo l’Osservatorio – la metà di coloro che non sono partiti dice di aver rinunciato alle vacanze per motivi economici.

Il sentiment resta tuttavia moderatamente positivo, aggiunge Quaglietti: «Il settore è momentaneamente in stand by, ma la convinzione è che il picco delle difficoltà si concentrerà nei mesi invernali, mentre dalla seconda parte del 2023 dovrebbe esserci una ripresa». Ripresa che, sempre secondo l’Osservatorio, vedrà consolidarsi tra i vacanzieri i nuovi trend già registrati la scorsa estate: relax e natura sono al centro dei desideri degli italiani, che scelgono di trascorrere le vacanze principalmente al mare (per il 59% di chi si è messo in viaggio), ma anche in montagna (12%), nelle grandi città d’arte o nei piccoli borghi. Centrale, in ogni caso, è l’aspetto enogastronomico, accompagnato da un po’ di sana attività fisica all’aperto.

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