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Inflazione e stretta alla liquidità, in pericolo la crescita cinese

I nodi vengono al pettine, a maggio le materie prime spingono l’inflazione al massimo da tredici anni, la Banca centrale inietta 10 miliardi di dollari

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Stabilizzare il mercato drenando liquidità. Tenere a freno la speculazione sulle materie prime. Gli interventi delle Autorità cinesi si incagliano contro l’aumento dell’inflazione a maggio 1,3% anno su anno, sotto l’1,5% atteso ma con un aumento tendenziale ai massimi da tredici anni a questa parte. Ad aggiungere preoccupazione in Cina la posizione prudente della Banca centrale che ha iniettato nel mercato soltanto 10 miliardi di dollari, troppo poco per stabilizzare il mercato e allentare la stretta sulla liquidità.

Le materie prime, un costo pesante

Come era prevedibile, nonostante gli sforzi delle Autorità, anche a maggio la Cina accusa un aumento tendenziale dei prezzi alla produzione al livello più alto mai raggiunto in quasi tredici anni, a causa di un’impennata del costo delle materie prime, stando ai dati ufficiali pubblicati oggi. Un indicatore che si aggiunge alla recente frenata sul fronte degli ordinativi.

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In particolare l’indice è aumentato del 9% su anno secondo l’Ufficio nazionale di statistica. Nel precedente mese di aprile l’aumento tendenziale è stato del 6,8 per cento. A maggio scorso l’inflazione in Cina è aumentata dell’1,3% su anno, un risultato leggermente sotto le attese del mercato che indicava un incremento dell’1,5 per cento.

Rispetto al precedente mese di aprile, i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,2 per cento. A livello tendenziale i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti dello 0,3% mentre i prezzi dei beni non alimentari dell’1,6 per cento.

Circola poco credito, aziende nervose

A inizio settimana la Banca centrale aveva drenato dal mercato 157 miliardi di dollari per sostenere le aziende a corto di liquidità. Una provvista per sostenere il sistema bancario in un secondo momento, anche se l’Istituto centrale non vuol creare panico, quanto piuttosto mantenere l’atteggiamento prudente nei confronti del mercato.

La Banca centrale così ha estratto dal cappello solo 10 miliardi di dollari per andare incontro alle esigenze del mercato con il meccanismo dei contratti repos. Rispetto a gennaio, troppo poco per le necessità alle quali le aziende devono far fronte adesso. Riserve in declino, bond locali che si deteriorano, le stesse banche alle prese con i controlli di metà anno rendono più difficile trovare liquidità.

Sistema bancario sotto pressione

Le Finanze hanno messo in palio 70 milioni di depositi in yuan per le banche commerciali al 3,35%, 25 punti base a di sotto di un’asta simile che si è tenuta il mese scorso.

Il sistema bancario è sotto pressione, potrebbe arrivare al di sotto di 800 miliardi di yuan a giugno. Bond in scadenza, pagamenti sulle riserve e scadenze trimestrali fanno sentire il loro peso.

Ma la Banca centrale ha iniziato da tempo una sorta di piano-crash test per verificare la congruenza delle banche a nuove regole imposte per modernizzare il sistema. Non è semplice, fino al mese scorso molte banche ancora non avevano ottemperato alla richiesta di rito di aggiornare la loro situazione.

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