ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùReport Legacoop-Prometeia

Inflazione: lavoratori dipendenti a basso reddito pagheranno caro lo shock da offerta

Le famiglie appartenenti ai primi decili normalmente non riescono a risparmiare e, comunque, destinano una quota maggiore del reddito a spese «obbligate» (casa, trasporti, alimentari). E sono proprio queste famiglie a subire gli effetti più pesanti di un’inflazione

di Andrea Carli

Istat: vola l'inflazione a giugno all'8%, mai così alta dal 1986

3' di lettura

Il “tesoretto” di risparmio accumulato durante la pandemia dalle famiglie, specialmente in forma liquida, con un’incidenza attuale dei depositi pari al 110% del reddito disponibile, rappresenta una fondamentale «garanzia psicologica» che, assumendo un’inflazione in discesa nel corso del 2023, potrà favorire la tenuta dei consumi nonostante la perdita del potere di acquisto determinata da un’inflazione mai così elevata dalla metà degli anni ottanta.

Un effetto benefico che, però, difficilmente coinvolgerà i lavoratori dipendenti a basso reddito, in quanto il risparmio aggiuntivo è stato accumulato prevalentemente dalle famiglie a reddito medio/alto. È quanto mette in evidenza il report “La liquidità accumulata come riserva per fronteggiare l'inflazione?”, realizzato nell’ambito del progetto di ricerca Monitor Fase 3, frutto della collaborazione tra Area Studi Legacoop e Prometeia.

Loading...

Durante la pandemia aumentata la propensione al risparmio

L’indagine mette in evidenza come, durante la pandemia, è aumentata di molto la propensione al risparmio (in parallelo con una riduzione di quella al consumo), con un quasi raddoppio dei flussi nel 2020 rispetto alle medie degli anni precedenti la pandemia (dall'8,0% del 2019, pari a 93 miliardi, si passa al 15,6%, pari a 175 miliardi) ed un livello ancora molto elevato nel 2021 (12,4%, pari a 153 miliardi). Un comportamento determinato non solo dall’impossibilità di fruire di molti beni e servizi a motivo delle chiusure, ma anche perché le famiglie, spaventate dall’eccezionalità della situazione, hanno accantonato di più a fini precauzionali, favorite anche da un supporto molto ampio della politica di bilancio a sostegno di famiglie, imprese e occupazione. Una tendenza che è proseguita anche nei primi mesi del 2022.

Ulteriore accumulo di liquidità nei primi mesi del 2022

Il contesto di incertezza e gli andamenti negativi dei mercati finanziari hanno infatti favorito un ulteriore accumulo di liquidità a scopo precauzionale (tra gennaio e maggio il flusso dei depositi si è attestato a 20 miliardi), nonostante l'inevitabile erosione del valore della ricchezza liquida con l'aumento dell'inflazione e la spinta ai consumi per tornare agli stili di vita precedenti la pandemia.

La variabile classe di reddito

Lo studio sottolinea che dietro al dato aggregato si nascondono differenze molto consistenti tra tipologie di famiglie, specialmente con riferimento alla classe di reddito. Le famiglie appartenenti ai primi decili normalmente non riescono a risparmiare e, comunque, destinano una quota maggiore del reddito a spese «obbligate» (casa, trasporti, alimentari), dove trovano poco spazio le spese per turismo e l’intrattenimento, quelle più limitate durante i due anni di pandemia. E sono proprio queste famiglie a subire gli effetti più pesanti di un’inflazione la cui corsa, iniziata nel 2021, è proseguita fino a raggiungere l’8% a giugno di quest’anno (per poi flettere di un decimale, al 7,9%, nel mese di luglio) dovuta per più di metà alla componente energetica, ma in larga parte oramai anche agli alimentari e alla componente più core, ad esempio con una veloce crescita dei prezzi dei servizi legati al turismo. E mentre molte imprese riescono a scaricare a valle l’aumento dei costi, le famiglie a reddito fisso stanno sperimentando una fortissima decurtazione del loro reddito reale, se si considera che un’inflazione dell’8% per un anno intero equivarrebbe alla perdita di potere d’acquisto di una mensilità.

Lusetti (Legacoop): servono politiche di protezione sociale eccezionali

«I rischi sociali di questa fase convulsa sono altissimi - mette in evidenza Mauro Lusetti, presidente di Legacoop - già durante la pandemia dal nostro osservatorio denunciavamo come l'impatto fosse asimmetrico non solo sulle imprese, ma pure sulle famiglie: da un lato vi era chi forzatamente accumulava risparmi imprevisti, dall'altro lato chi si impoveriva ulteriormente. Ora tutti, comprese le istituzioni, stanno facendo conto sul primo aspetto per attraversare questa difficile fase. Ma occorre ricordarsi soprattutto del secondo che cela strati di popolazione che, già colpita più duramente dall'emergenza sanitaria, ora sta scontando anche una nuova emergenza economica. Dopo le revisioni dei prezzi dei mesi scorsi, ora l'aumento dei costi si sta riversando ulteriormente sui consumi. Nelle condizioni italiane - conclude Lusetti - occorrono politiche di protezione sociale eccezionali».


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti