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Inflazione, perché la memoria dice al Sud di non imitare la Germania

Il ricordo di un'inflazione elevata è ormai svanito anche nel Sud Europa, come da tempo a Berlino. Ma se spagnoli, italiani e greci iniziano a comportarsi come i tedeschi, sarà estremamente difficile per la Bce raggiungere i propri obiettivi

di Vito Lops

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3' di lettura

L’inflazione non è solo una questione di salari (la cosiddetta inflazione buona) e di prezzi delle materie prime (l’inflazione importata, altresì definita cattiva). Ma è anche una questione di memoria. Come ricordava Paul Volcker, alla guida della Federal Reserve negli anni ’70 (quelli in cui l’inflazione era a doppia cifra non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti) «un'intera generazione di giovani adulti è cresciuta a partire dalla metà degli anni '60 avendo visto solo periodi caratterizzati dall'inflazione ... non sorprende che molti cittadini abbiano iniziato a chiedersi se sia realistico prevedere un ritorno alla stabilità generale dei prezzi».

«Quaranta anni fa, Volcker temeva che l'inflazione persistentemente alta e in aumento avesse disancorato le aspettative di inflazione. Alla fine è stato necessario da parte della politica indurre una recessione per respingere questo rischio - spiega James Carrick, global economist di Lgim (Legal & General Investment Management ) -. Oggi ci troviamo nella situazione opposta. Abbiamo avuto 25 anni, cioè un'intera generazione, di bassa inflazione negli Usa, che hanno ridotto in maniera netta le aspettative di inflazione. Questo spiega uno dei macro puzzle di oggi, ovvero perché l'inflazione salariale rimanga contenuta nonostante la bassa disoccupazione. Una volta che ci adeguiamo ad aspettative di inflazione da record, i salari reali percepiti dalle famiglie crescono rapidamente come nei boom economici precedenti».

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La nuova generazione non conosce l’elevata inflazione
Secondo l’esperto, quindi, il forte ribasso delle aspettative di inflazione può essere spiegato anche con l'effetto memoria. Perché oggi il ricordo di un'inflazione elevata è ormai svanito. Ora siamo di fronte a un'amnesia collettiva e la domanda è: come questa potrà incidere a sua volta sull'inflazione?

La nuova generazione di giovani, tanto negli Stati Uniti quanto nell’Eurozona, ignora cosa significhi vivere in un mondo con un’inflazione elevata. E questo impatta inevitabilmente sulle aspettative future dell’andamento dei prezzi al consumo, che sono ai minimi termini tanto negli Usa, quanto e soprattutto nell’Eurozona, dove l’inflazione «rischia di scomparire», anche perché si sta profilando sociologicamente e finanziariamente sempre più come un «Paese per vecchi».

Il calo progressivo delle attese di inflazione

Confronto Usa-Eurozona

In un mondo in cui i giovani non sono abituati all’inflazione gli stessi sono meno abituati a chiedere aumenti salariali così come troverebbero strano un aumento del prezzo del caffé, a tal punto da cambiare bar. Non essendoci memoria c’è quindi anche meno consapevolezza dei meccanismi dell’inflazione. E questo influenza le abitudini dei consumatori.

Le aspettative di inflazione stanno diminuendo man mano che la società dimentica i periodi di alta inflazione. Il crollo del 2014 dei prezzi delle materie prime ha aumentato questo processo. Parafrasando Volker, «un'intera generazione (la nuova, ndr) è cresciuta conoscendo solo la stabilità dei prezzi».

Se il Sud Europa imita la Germania per la Bce si fa dura
Le implicazioni più interessanti di questa analisi riguardano l'Europa. «La scarsa sensibilità dell'inflazione tedesca nei confronti della bassa disoccupazione da sempre costituisce un enigma. Essa, probabilmente, riflette aspettative di inflazione ancor più saldamente ancorate che altrove perché la Bundesbank ha tenuto sotto controllo l'inflazione negli anni '70 in maniera particolarmente buona - prosegue l’esperto di Lgim -. Ciò aiuta anche a spiegare l'elevata inflazione e la perdita di competitività nell'Europa meridionale dopo l'introduzione dell'euro nel 1999».

LA “MEMORIA DELL’INFLAZIONE”

LA “MEMORIA DELL’INFLAZIONE”

«Le famiglie spagnole, italiane e greche ricordavano ancora i tempi della peseta, della lira e della dracma e le periodiche svalutazioni valutarie - conclude Carrick -. L'aspetto più interessante, in conclusione, è notare come la memoria dell'inflazione per l'Europa meridionale sia sostanzialmente coincidente con quella tedesca. Che cosa significa questo? Significa che, se gli spagnoli, gli italiani e i greci iniziano a comportarsi come tedeschi, sarà estremamente difficile per la Banca centrale europea raggiungere i propri obiettivi di inflazione».

twitter.com/vitolops

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