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Influenza, con «il debito di immunità» si rischia la peggior ondata da 15 anni

È arrivata in anticipo ed è più intensa degli anni passati. Sarà l’ultimo inverno così eccezionale?

di Francesca Cerati

Influenza, Rezza: "Intensità molto alta, picco a inizio 2023"

5' di lettura

Come Israele ha fatto da apripista per il contrasto al Covid, anche l'influenza registrata in Australia ha anticipato quello che sarebbe successo nel nostro inverno, ovvero un inizio anticipato con numeri da record di A(H3N2), il virus influenzale di quest’anno, che sta mettendo a dura prova gli ospedali, accanto al Covid e al virus respiratorio sinciziale (Rsv).

Ma cosa c’è dietro l’attuale impennata e quale sarà la nuova normalità?

Secondo Scott Hensley, immunologo presso l’Università della Pennsylvania a Filadelfia, ciò è dovuto al fatto che la popolazione «è più immunologicamente “naive” di quanto ci aspetteremmo. In genere, i bambini vengono infettati dal loro secondo compleanno. Oggi, invece, ci sono bambini di 3-4 anni che non hanno mai visto Rsv».

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Per i bambini più grandi e gli adulti che sono stati precedentemente infettati, il problema è invece la diminuzione dell’immunità. In assenza di esposizione a un virus, i livelli di anticorpi diminuiscono.

In un anno tipico, «possiamo essere esposti a una piccola quantità di virus che l’organismo combatte -, spiega John Tregoning, immunologo dell’Imperial College di Londra -. Ma questo tipo di potenziamento asintomatico forse negli ultimi due anni c’è stato».

Il mascheramento, l’allontanamento sociale e il lavaggio delle mani durante le ondate di Covid-19 potrebbero quindi averci resi più suscettibili all’influenza e al virus respiratorio sinciziale (che di solito provoca lievi sintomi simili al raffreddore, ma che può essere pericoloso per i bambini piccoli e gli adulti più anziani).

Nell’agosto 2021, i ricercatori in Francia hanno coniato il termine “debito di immunità” per descrivere questa riduzione dell’immunità a livello di popolazione. Detto questo, è difficile prevedere come potrebbe essere la nuova normalità per i virus stagionali.

«Se molte delle persone suscettibili vengono infettate nei prossimi mesi, la stagione influenzale del prossimo anno potrebbe essere più docile, poiché parte del debito immunitario viene “ripagato” quest’anno - ha detto su Nature Matthew Miller, immunologo della McMaster University di Hamilton, in Canada - Ma non è ancora chiaro se il Covid-19 diventerà una malattia stagionale come l’influenza e l’Rsv, o se continuerà come è stato, con picchi sporadici durante tutto l’anno».

È dello stesso avviso Elena Bozzola, segretario e consigliere nazionale della Società italiana di pediatria (Sip). «Un po’ ce lo aspettavamo che sarebbe stata una stagione invernale intensa dal punto di vista dei virus respiratori nei bambini - ha detto all’Adnkronos - Abbiamo avuto un sentore l’anno scorso: dopo un periodo di tregua apparente in cui non si parlava di virus respiratorio sinciziale, con la fine dei lockdown e delle restrizioni per Covid abbiamo visto che un po’ in tutto il mondo è successa la stessa cosa, e cioè che il virus è tornato ancora più aggressivo, portando anche dei picchi fuori stagione. Questo perché si è iniziato a pagare una sorta di debito di immunità. L’anno scorso non era ancora successo con l’influenza. Quest’anno invece si sta facendo sentire anche questa insieme ad altri virus».

Gli ultimi dati Influnet pubblicati il 2 dicembre (settimana di osservazione dal 21 al 27 novembre) descrivono una media nazionale di 13 casi di sindromi influenzali su mille assistiti nella popolazione generale, a fronte dei 40 casi su mille che si registrano negli under 5, valori tre volte superiore alla media.

Mentre i campioni-sentinella raccolti dall’'Ecdc europea per comprendere il tipo/sottotipo/lineaggio del virus mostrano che i virus circolanti appartengono per il 92% al tipo A e per l’8% al tipo B. Tra i 3.462 ceppi A sottotipizzati, 2.344 (68%) sono risultati H3N2 e 1.118 (32%) H1N1. Nell'ambito dei 168virus B identificati, tutti sono risultati appartenere al lineaggio Victoria. Questi dati sono fondamentali per capire se i vaccini disponibili corrispondono ai virus circolanti.

Secondo la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) «la curva dell’epidemia influenzale si è elevata in maniera tale da far prevedere, se il trend si manterrà su questi livelli, il picco più alto degli ultimi 15 anni. E potrebbe essere raggiunto prima di Natale perché i valori sono molto cresciuti».

Le persone più sensibili sono i giovanissimi, di età pari o inferiore a 4 anni, e gli anziani, di età pari o superiore a 85 anni. Fortunatamente ad oggi non sembra essere particolarmente aggressiva in termini di possibili complicazioni e i sintomi chiave dell'influenza 2022-2023 sono gli stessi delle stagioni passate: febbre alta che compare improvvisamente, almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola, naso chiuso, …), almeno un sintomo sistemico (senso di ossa rotte, dolori muscolari, mal di testa) .

Sintomi che tendono in genere a sfumare nel giro di 5-7 giorni al massimo (poco di più nei bambini), mentre l'astenia e la tosse possono durare molto più a lungo. Il tempo d'incubazione, ossia il periodo che intercorre tra il contagio e le prime manifestazioni, è variabile da uno a quattro giorni.

I vaccini

Il modo migliore per prevenire l'infezione rimane il vaccino antinfluenzale, che non protegge però dai numerosi virus para-influenzali, responsabili delle numerosi sindromi da raffreddamento che si verificano durante l'inverno. In Italia è gratuito per le fasce di popolazione considerate a rischio, ad esempio: soggetti con 65 anni o più, pazienti a rischio per motivi di salute (per esempio per malattie croniche come diabete, malattie immunitarie, cardiovascolari, respiratorie, …), operatori sanitari a contatto diretto con pazienti a più alto rischio di acquisizione/trasmissione dell'infezione, donne in gravidanza (a prescindere dal trimestre). È inoltre consigliato nei bambini dai 6 mesi in avanti.

«Il vaccino antinfluenzale di quest’anno sembra essere “un’ottima corrispondenza” con i ceppi circolanti» ha detto, Rochelle Walensky, direttore dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. E anche se sappiamo che i vaccini antinfluenzali non sono perfetti in termini di prevenzione dell’infezione, sono efficaci nel prevenire le infezioni gravi. Non solo. Vaccinarsi può anche ridurre il tempo della malattia e un’influenza più breve e meno grave offre alle persone vaccinate un vantaggio contro il virus. Anche perchè l’influenza non è solo un disturbo respiratorio, ma può esacerbare condizioni mediche esistenti come le malattie cardiache. Uno studio del 2018 sul New England Journal of Medicine ha rilevato che il rischio di avere un infarto era sei volte superiore entro una settimana dall’influenza.

Riguardo ai tempi di immunizzazione, possono essere necessarie alcune settimane prima che la piena immunità da una vaccinazione antinfluenzale entri in vigore. È bene infine ricordare che non abbiamo la stessa arma per il virus Rsv, per il quale l’Agenzia europea del farmaco Ema ha approvato i monoclonali, ma non c’è ancora semaforo verde dall’Aifa e quindi le risorse sono limitate.


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