competenze culturali

Informatici e manager: i musei si aprono a nuovi profili professionali

Alle figure tradizionali si affiancano sempre di più tecnici specializzati, esperti di opere in prestito e comunicatori

di Antonello Cherchi

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Alle figure tradizionali si affiancano sempre di più tecnici specializzati, esperti di opere in prestito e comunicatori


4' di lettura

Non solo archeologi, storici dell’arte, archivisti, conservatori, architetti, bibliotecari. Solo per citare alcuni dei profili fondamentali e imprescindibili nel campo dei beni culturali. A quelle figure, infatti, si affiancano nuove professionalità, richieste dal rinnovato sistema organizzativo della gestione del patrimonio e dalle mutate esigenze di valorizzazione dei monumenti.

Spazio, dunque, agli specialisti di tecnologie multimediali, agli esperti di diagnostica, ai manager, ai comunicatori, ai professionisti del marketing, a chi si occupa della didattica. La necessità di alcune di queste competenze - per esempio, quelle sulla didattica o sulla comunicazione - non è di oggi, ma fino a non molto tempo fa erano svolte da personale non specializzato e, spesso, con incarichi a mezzo servizio.

Ora, invece, ci si è resi conto che occorrono figure ad hoc. Un segno dei nuovi tempi è il proliferare dei corsi di laurea sui beni culturali. Tralasciando i programmi tradizionali - come lettere, storia o archeologia - se ne possono contare oltre 120 e i nuovi nati miscelano alla tutela e valorizzazione del patrimonio altre discipline.

Le figure che mancano
Di quali nuovi profili ha bisogno un museo? James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, ne indica tre: il registrar, l’esperto di didattica museale e lo specialista di visitor experience. «Il registrar è colui - spiega Bradburne - che si occupa dei prestiti di opere d’arte e ne cura tutti gli aspetti: assicurativi, di trasporto, di sicurezza, della logistica. Una figura fondamentale: a Brera ne stiamo formando due. Nell’organico non esiste, così come non c’è il responsabile della didattica, che deve, per esempio, preparare i programmi del museo rivolti a bambini, scolaresche e famiglie. E manca pure chi si occupa di raccogliere le esperienze dei visitatori, di organizzarne l’accoglienza, di effettuare sondaggi e ricerche anche per modulare al meglio l’offerta». Competenze a cui ora nei musei si rimedia con il “fai da te”.

Come a Brera, anche al Parco archeologico del Colosseo (altro istituto che come la Pinacoteca milanese è autonomo) gli innesti di nuove professionalità non mancano. Ci sono l’architetto specializzato in tecnologie multimediali, che prepara i progetti che poi vengono appaltati a ditte esterne, o il social media manager e il social media strategy, per una comunicazione al passo con i tempi.

L’offerta formativa
Trattandosi di profili che incrociano diverse competenze, come fare per acquisirle? Bisogna cercare di orientarsi nei vari corsi di laurea, senza dimenticare che in alcuni casi è importante anche l’esperienza sul campo.

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Per esempio, il corso di informatica umanistica, in cui l’università di Pisa ha fatto da battistrada, può tornare utile per chi voglia intraprendere una carriera da comunicatore. «La laurea magistrale - spiega Alessandro Lenci, presidente del corso - offre anche più chance, perché ha diversi indirizzi: tecnologia del linguaggio, grafica e modellazione 3d, editoria digitale, management della conoscenza».

Se il corso dell’ateneo pisano fa sposare competenze di programmazione e di intelligenza artificiale con l’arte e la storia, quello di Macerata sul management dei beni culturali (proposto pure da altre università) innesta l’economia nella gestione del patrimonio. «Con un occhio anche al turismo - aggiunge Simone Betti, presidente del Consiglio unificato lauree beni culturali e turismo -. Cerchiamo di far incontrare gli studenti con il mondo del lavoro attraverso gli stage e diversi vengono svolti nei musei».

Un altro profilo di cui i luoghi d’arte hanno bisogno è l’esperto di diagnostica. Alla Statale di Milano c’è il corso di laurea (triennale e magistrale) in scienze per la conservazione e la diagnostica dei beni culturali, che si può trovare anche in un’altra decina di atenei. «La formazione - sottolinea Francesca Cappitelli, professore di microbiologia e coordinatrice del Crc (Centro di ricerca coordinata) sui beni culturali - è soprattutto scientifica. Biologia, chimica, matematica, informatica si accompagnano alle materie umanistiche per formare un professionista che sia in grado di analizzare qualsiasi bene artistico e valutare come meglio conservarlo oppure come intervenire in caso di restauro».

MIX TRA SCIENZA E UMANESIMO

Il registrar : l’esperto dei prestiti
Si occupa della gestione dei prestiti di opere d’arte e ne cura tutti gli aspetti: quelli logistici, assicurativi, della sicurezza. È un profilo che nei musei stranieri è presente, mentre qui da noi non è previsto. Deve avere sicuramente competenze storico-artistiche, ma anche di altro tipo, che si possono acquisire sul campo.

L’esperto di diagnostica: beni al microscopio
Ha una formazione soprattutto scientifica, unita a conoscenze storico-artistiche. Valuta lo stato di degrado e di conservazione dei beni (dal manoscritto al quadro) e interviene per creare le condizioni migliori in cui bisogna custodire il patrimonio. Affianca i restauratori nella fase preliminare e durante i lavori.

Il comunicatore: social manager e social strategy
È sempre più frequente che i luoghi d’arte abbiano uno staff addetto alla comunicazione, compresa quella quella che transita sui nuovi media. I social, infatti, sono non solo un potente canale per promuovere mostre o eventi, ma anche per avere un ritorno sul gradimento da parte dei visitatori.

L’esperto di didattica: programmi per i più piccoli
La didattica non è assente nei musei italiani, ma sempre di più si sente l’esigenza di avere figure specializzate in questo settore, che si occupino, per esempio, di programmare le iniziative per i più piccoli o di fare da cerniera con le scuole. Occorrono competenze varie, dalla psicologia alla storia dell’arte.

Il manager: economia e cultura
Esistono diversi corsi di laurea in management dei beni culturali, il cui obiettivo è di legare competenze economiche a quelle di storia dell’arte o, più in generale, umanistiche. Il profilo finale è quello di un professionista in grado di lavorare nei musei o siti archeologici non perdendo di vista i territori in cui si trovano.

Lo specialista in 3D: le tecnologie multimediali
Sempre più luoghi d’arte ricorrono alla realtà virtuale o a quella aumentata per rendere più affascinante il percorso di visita. Nel parco del Colosseo, per esempio, ci sono installazioni nella casa di Augusto, in quella di Livia, nel Criptoportico neroniano, alla Domus Aurea. Necessaria una formazione che coniughi informatica e beni culturali.

Per approfondire:
Coronavirus, l'impatto negativo delle chiusure sui musei (che valgono l'1,6% del Pil)

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