decreto foia, test sugli appalti

Informazione ai cittadini, risposte incomplete da un grande comune su 3

di Valeria Uva


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3' di lettura

Amministrazioni accessibili, ma non del tutto: a quattro mesi dal potenziamento dell’accesso civico partito a Natale con il decreto Foia (Freedom of information act), non tutti i grandi Comuni sono pronti a rispondere alle richieste di informazioni dei cittadini. Un test sul campo condotto dal Sole 24 Ore presenta risultati incoraggianti, ma anche un’accessibilità non uniforme. Molti sono gli enti in grado di recapitare in posta entro i 30 giorni di legge link, atti e tabelle riepilogative, ma restano realtà importanti come Roma, Catanzaro e Palermo dove il dialogo con i cittadini è incompleto.

Pubblica amministrazione e trasparenza: ecco come funziona il Foia

Il test

Da una casella di posta anonima è stata spedita ai 20 Comuni capoluogo di regione una richiesta di accesso civico generalizzato, l’ultimo strumento del Foia per conoscere tutti i “segreti” delle amministrazioni, compresi gli atti non soggetti a obbligo di pubblicazione online. Seguendo le indicazioni delle linee guida Anac, la mail è stata recapitata all’ufficio relazioni con il pubblico o all’indirizzo indicato sul sito (di solito quello del responsabile della trasparenza).

È stato chiesto di fornire l’elenco di tutti gli atti di approvazione di varianti del 2014-2015 per lavori pubblici di importo superiore al milione di euro. Una domanda complessa: le varianti più importanti, infatti, sono varate con delibere comunali (e quindi soggette all’obbligo di pubblicazione), ma per quelle minori può bastare la firma di un dirigente (e non sempre si trovano online). La scelta è caduta sulle varianti perché considerate una “spia” della gestione dei fondi pubblici, che ogni cittadino ha diritto di monitorare, ora con l’arma in più del Foia.

I RISULTATI DELLA PROVA SUL CAMPO

Le risposte dei Comuni alla richiesta di accesso civico generalizzato

I risultati

Per la maggior parte le amministrazioni si sono fatte trovare preparate. Potenza è stata la prima a rispondere nel giro di una settimana - facilitata anche dal fatto che la ricognizione ha avuto esito negativo -, ma il premio per l’impegno va sicuramente a L’Aquila che, dopo aver chiesto qualche giorno di tempo in più (possibilità prevista dalla legge), ha fornito ben quattro risposte in tempi diversi, compiendo un monitoraggio in tutti i possibili settori interessati (compito non facile, con la ricostruzione post-terremoto ancora in corso). La stessa richiesta è stata giudicata troppo impegnativa dal Comune di Napoli. Per l’ente «l’individuazione di tali atti (le varianti, ndr) comporta, necessariamente, un’attività di ricognizione presso i diversi uffici» e, invocando le linee guida Anac sull’accesso che consentono di non rispondere se la richiesta riguarda «un numero manifestamente irragionevole di documenti», conclude chiedendo prima di circoscrivere il perimetro andando a rintracciare opere e settori di intervento. Insomma, si ribalta sul cittadino l’onere di “scovare” le informazioni utili per l’amministrazione stessa. Sarà. Eppure la stessa richiesta non è stata giudicata «manifestamente irragionevole» da Milano o da Genova, per esempio, che hanno scandagliato gli uffici tecnici e inviato risposte con decine di file dettagliati. Riscontri positivi anche in altre 13 amministrazioni (si veda la tabella), il più delle volte nei tempi indicati dalla legge, anzi spesso in anticipo. Risposta sprint da Torino, dove già nel giro di una decina di giorni sono stati in grado di fornire un riepilogo tabellare degli atti (peraltro già online), e da Cagliari, che a una prima risposta in due settimane ha aggiunto un’ulteriore ricognizione in pochi giorni.

Qualcuno fa “resistenza”: è il caso di Trento, che ha rivendicato la propria autonomia anche in fatto di trasparenza, rinviando alla propria normativa regionale, che però scatterà dal prossimo 16 giugno. Non la pensa così Aosta, che ha comunque risposto pur facendo parte di una Regione autonoma, anche se si è limitata a un generico rinvio al motore di ricerca delle delibere. Rimando generico all’Albo pretorio anche per Campobasso. Tutte scelte formalmente corrette e consentite dal Foia, ma che interrompono subito il dialogo tra Pa e cittadini, lasciandoli soli a orientarsi in banche dati un po’ dispersive. E non aiutano neanche i siti, in alcuni casi rimasti indietro, senza tener conto delle novità del Foia.

Le assenze

Anche se la trasparenza è da sempre una «bandiera» del M5S, in pratica dalla giunta Raggi che governa Roma non è arrivata risposta (neanche la classica email di protocollazione della richiesta). Anzi, il sito è stato aggiornato con le istruzioni per l’accesso generalizzato e i moduli solo qualche giorno dopo la nostra richiesta. Stessa (non) reazione dal Comune di Palermo.

Nonostante l’impegno dei singoli enti, quindi, la strada della piena accessibilità è ancora lunga da percorrere. E talvolta persino sbarrata. Come a Catanzaro, dove l’accesso si è fermato già all’invio della richiesta: la casella Pec indicata non accetta, infatti, le mail che arrivano da indirizzi non certificati.

Leggi l’intervista alla ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, Marianna Madia: «La trasparenza Pa uno strumento per le imprese»

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