intervista a Ghiselli (assofondipensione)

«Informazione, contratti, territorio: ecco il piano per rilanciare le adesioni»

Secondo il segretario confederale Cgil, è necessario elevare l’educazione previdenziale degli italiani con iniziative in rete sul territorio

di Marco lo Conte


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    2' di lettura

    «I Fondi negoziali nel nostro Paese hanno conseguito in questi anni ottimi risultati sul piano della valorizzazione del risparmio previdenziale dei lavoratori e sulla capacità gestionale, con bassi costi e massima trasparenza. Il problema su cui stiamo riflettendo invece riguarda le adesioni, principale punto critico del sistema». Roberto Ghiselli è Vice Presidente di Assofondipensione, l’associazione che riunisce i fondi pensione negoziali, nonché Segretario confederale della Cgil. In questa intervista illustra il piano dell’associazione per un rilancio delle adesioni.

    Quale analisi fate della mappa delle adesioni alla previdenza complementare?
    Gli aderenti ai fondi negoziali rappresentano meno del 20% del totale dei lavoratori dipendenti italiani, concentrati prevalentemente nelle grandi aziende o nei settori più forti sindacalizzati, prevalentemente al Nord (57%). Gli aderenti sono soprattutto uomini (72,6%) e non più giovani (il 59% ha più di 45 anni), e con contratto a tempo indeterminato. Nel cercare di accrescere le adesioni vi è quindi un problema quantitativo, che riguarda il numero di aderenti complessivi, e qualitativo, cercando di coinvolgere meglio i giovani, che dovrebbero essere i principali destinatari di questo strumento di protezione previdenziale, i lavoratori delle piccole imprese, del centro-sud, le donne, i lavoratori discontinui e parasubordinati.

    In cosa consiste il vostro progetto di rilancio delle adesioni?
    Il nostro Progetto di rilancio poggia su tre livelli di iniziativa. Il primo è istituzionale, rivolto in particolare a Governo e Parlamento, a cui chiediamo di rimettere il tema della previdenza complementare al centro dell'attenzione pubblica, ad esempio riaprendo un semestre di silenzio assenso, una campagna di informazione istituzionale e di educazione previdenziale, una semplificazione amministrativa nei percorsi di adesione e iniziative a favore delle imprese più piccole sul versante della liquidità.

    Il secondo livello è contrattuale. Attraverso la contrattazione di categoria è importante estendere le esperienze di adesione ai fondi per via contrattuale, o allargare la platea dei possibili aderenti, ricomprendendo ad esempio i lavoratori parasubordinati, i titolari e i coadiuvanti, e rafforzare le prestazioni, ad esempio nella direzione delle Ltc. Il terzo livello riguarda la creazione di una rete territoriale di sportelli e di attività, che nasca dalla collaborazione fra Rsu, imprese, categorie sindacali, ma anche il sistema dei servizi delle parti sociali presenti sul territorio, che attraverso adeguate azioni formative e informative, possa favorire l'educazione previdenziale, una adeguata informazione al lavoratore sulla sua specifica condizione previdenziale ed offrirgli gli strumenti per esercitare una scelta libera e consapevole rispetto all'adesione ai Fondi.

    Insomma una “rete” che coinvolga anche singolarmente i lavoratori...
    Esatto: puntiamo a un sistema che consenta al lavoratore di avere anche un rapporto diretto con la previdenza complementare, per arrivare laddove, con gli attuali strumenti a disposizioni dei fondi, non si è in grado di arrivare. Una sperimentazione in questa direzione la stiamo avviando assieme al Comitato Nazionale per l’Educazione Finanziaria, con il convolgimento anche dell'Università Bocconi, nell'ambito del progetto di Educazione finanziaria e previdenziale.

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