Salute e sicurezza

Infortuni, il ministro Orlando: piano di prevenzione pluriennale, coinvolgendo Regioni e Asl

Nell’incontro con i sindacati e il ministro della Salute, Roberto Speranza, confermato il concorso per 2.100 nuovi ispettori e un nuovo vertice

di Cristina Casadei

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3' di lettura

Arriveranno 2.100 ispettori in più e un nuovo vertice per l’Ispettorato nazionale del lavoro per la sicurezza, un tema su cui è necessario «fare fronte comune», ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al tavolo con i sindacati a cui ha partecipato anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. Per Orlando c’è la necessità di rafforzare la prevenzione e i controlli, aumentando gli investimenti e gli organici, con “una ricognizione” su questo fronte anche a livello delle Asl e delle Regioni e immaginando un piano di prevenzione pluriennale. «Bisogna trovare strumenti nuovi, sia legislativi che di coinvolgimento delle Regioni e delle Asl che hanno funzione essenziale nella garanzia della sicurezza sui luoghi di lavoro», ha spiegato il ministro del Lavoro.

I 2.100 nuovi ispettori

L’assunzione di circa 2.100 unità all’Ispettorato del lavoro rappresenta una prima «risposta di grande impatto», ha spiegato Orlando. «La sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro devono essere una priorità - ha aggiunto Speranza -. Lo spirito di unione e di collaborazione messo in campo tra governo, lavoratori e imprese in questi mesi per i protocolli anti Covid-19 devono animare una nuova stagione che contrasti gli infortuni e le morti sul lavoro».

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I sindacati: subito un accordo per la sicurezza

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di marzo sono state 185, 19 in più rispetto alle 166 denunce registrate nel primo trimestre del 2020 (+11,4%), effetto degli incrementi osservati in tutti i mesi del 2021 rispetto a quelli del 2020. Tra i sindacati, per Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, bisogna «arrivare subito alla definizione di un “Accordo per la sicurezza” tra governo e parti sociali, fare assunzioni mirate nei servizi pubblici per garantire più prevenzione, ispezioni e controlli, condizionare le risorse del Pnrr per le imprese al rispetto dei contratti e di tutte le norme su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, fino ad arrivare ad una patente a punti. Quella degli incidenti e dei morti sul lavoro - ha detto - è una emergenza nazionale». A chiedere una svolta è il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra che chiede «di applicare in tutti i luoghi il Testo Unico, rafforzare i controlli, valorizzare la patente a punti per fermare questa strage silenziosa che ogni anno porta via più di 1200 persone, 200 morti nei soli tre mesi 2021 , una cifra inaccettabile per un paese civile. Possiamo dare insieme un segnale forte che la sicurezza nei luoghi di lavoro non è un costo ma un investimento per la qualità, la stabilità e la tutela del lavoro, per una migliore organizzazione del lavoro e per elevare la reputazione delle aziende, in tutti i settori produttivi: nei cantieri, nelle fabbriche, nell'agricoltura, nel terziario, nei servizi, nella logistica».

La Uil: cabina di regia alla Presidenza del Consiglio

Parla di incontro interlocutorio il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che sottolinea la necessità di «una cabina di regia coordinata dalla Presidenza del Consiglio. Noi continuiamo a rivendicare più controlli ed ispezioni, coinvolgendo maggiormente gli Rls e, in questa fase, eccezionalmente, anche le forze dell'ordine». Va poi affrontato il tema «delle gare al massimo ribasso e si deve stabilire che chi viola le norme sulla sicurezza, con conseguenti gravi incidenti, non può partecipare agli appalti pubblici - aggiunge Bombardieri -. Infine, servono investimenti sulla prevenzione e anche sulla formazione per portare il tema della sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle Università».

Col recovery piano pluriennale di prevenzione

Il ministro Orlando di fronte alle richieste dei sindacati ha spiegato che «si deve ragionare su come noi, con il Servizio sanitario nazionale, siamo in grado di programmare un piano che abbia un respiro anche pluriennale e che parta dal presupposto che l’investimento in prevenzione è sostanzialmente un guadagno in salute. Mi sembra che questo corrisponda a un disegno generale che sta dentro al Recovery, che va nella direzione della prevenzione».

Il 3% del Pil serve a risarcire gli infortuni

Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e consigliere Inail considera «positivo l’annuncio dell’assunzione di circa 2.100 unità all’Ispettorato del Lavoro e l’aver sottolineato l’esigenza di rafforzare prevenzione e controlli. Per quanto ci riguarda sarebbe importante ricordare come l’Italia destini ogni anno il 3% del Prodotto interno lordo, circa 45 miliardi di euro, per risarcire gli incidenti e le morti sul lavoro, le inabilità temporanee e permanenti e le malattie professionali». Se queste risorse, erogate ex post, dice Damiano, «fossero in parte erogate ex ante per fare prevenzione, sarebbe un enorme salto sociale e culturale. Sarebbe, comunque, già un passo avanti spendere tutte le risorse che l’Inail destina ogni anno alle imprese, sotto forma di riduzione dei premi assicurativi, nel caso in cui si facciano investimenti in prevenzione. Purtroppo è ancora insufficiente il numero delle aziende che aderisce e una parte dei fondi viene risparmiata».

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