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Infrastrutture antiquate e poco sicure, serve un piano per la digitalizzazione delle grandi opere

Dieci ponti crollati negli ultimi dieci anni, sei milioni di edifici e 200 gallerie in condizioni di rischio sismico

di Alessandro Viviani

(metamorworks - stock.adobe.com)

3' di lettura

Dieci ponti crollati negli ultimi dieci anni, sei milioni di edifici e 200 gallerie in condizioni di rischio sismico. Numeri che evidenziano la fragilità delle infrastrutture italiane, legata a un'età media avanzata - circa 60 anni per dighe e autostrade - e a investimenti in costante calo e insufficienti per coprire i necessari interventi di manutenzione e rinnovamento delle grandi opere. Dal 2008 al 2021 la spesa pubblica in infrastrutture è diminuita del 30% e oggi l'Italia è terz'ultima in Europa per percentuale di spesa in rapporto al PIL (1,8%).

Le nuove tecnologie digitali - quali Internet of Things, Digital Twin, robotica e sensoristica intelligente - possono essere la chiave per avere infrastrutture più moderne, sostenibili e sicure, con diversi benefici lungo l'intero ciclo di vita delle grandi opere, ma serve un piano per liberarne il potenziale e digitalizzare le infrastrutture italiane.

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A differenza del recente passato, le risorse non mancherebbero. Tra il 2021 e il 2036 il MIMS avrà a portafoglio 115,5 miliardi di euro per le infrastrutture e la mobilità sostenibile. Un ruolo fondamentale lo giocherà Il PNRR, che prevede 30,05 miliardi di euro alle infrastrutture, e molto importanti saranno i 450 milioni di euro stanziati dal Piano Nazionale Complementare per migliorare la sicurezza di ponti, viadotti e tunnel tramite sistemi di monitoraggio dinamico da remoto.

Perché investire in infrastrutture digitali e connesse

L'Internet of Things e le tecnologie digitali possono avere un impatto positivo in tutte le fasi della realizzazione di una grande opera.

In fase di progettazione, ad esempio, i dati raccolti da infrastrutture digitalizzate di natura simile possono fornire informazioni preziose, mentre l'IoT permette di generare un gemello digitale dell'opera per la verifica virtuale dei modelli progettuali. I “cantieri connessi”, che impiegano intelligenza artificiale e IoT, possono migliorare la gestione anche amministrativa dei cantieri, consentendo di iniziare prima i lavori di costruzione. L'uso della robotica, inoltre, permette di realizzare ambienti di lavoro più sicuri per i lavoratori e più sostenibili, perché riduce il fabbisogno di materie prime e introduce nuovi metodi di costruzione, come la prefabbricazione.

A lavori ultimati, il costante monitoraggio delle infrastrutture tramite l'applicazione di sensori consentirebbe di prevedere in anticipo eventuali guasti o pericoli e aumentare la sicurezza delle opere con interventi mirati, la cosiddetta manutenzione predittiva. Infine, la digitalizzazione renderebbe la fase di smaltimento più rapida e precisa, attraverso l'automatizzazione dei processi e la comunicazione tra infrastrutture e macchinari.

Come digitalizzare le infrastrutture del Paese

I benefici sono numerosi e le risorse potenzialmente a disposizione anche. Per liberare il potenziale di queste tecnologie è fondamentale definire le priorità di intervento e allocare nel modo corretto i fondi disponibili.

Innanzitutto, la velocità del progresso tecnologico e la lunghezza dei tempi di realizzazione delle opere consigliano di concentrarsi sulla digitalizzazione delle infrastrutture esistenti, riadattandole attraverso sensoristica e piattaforme digitali capaci di gestire, analizzare e condividere i dati raccolti, più che sulla costruzione di nuove opere digitali.

Poi è necessario selezionare le opere da digitalizzare, concentrandosi sulle infrastrutture critiche, la cui digitalizzazione può portare vantaggi immediati, ad esempio informando sullo stato di efficienza di opere simili o sui carichi di utilizzo istante per istante.

Per sviluppare infrastrutture connesse non si può prescindere da un approccio collaborativo fra aziende, utenti e istituzioni, lanciando, ad esempio, progetti di interesse locale per coinvolgere aziende e amministrazioni del territorio. Un altro scoglio da superare è la frammentazione dei dati a disposizione, per cui è necessario implementare delle piattaforme capaci di operare con dati eterogenei provenienti da fonti diverse.

Una prima misura per accelerare questo processo è la revisione del codice degli appalti in modo che promuova lo sviluppo tecnologico. Oggi lentezza d'esecuzione e tempi incerti delle pratiche derivano spesso da stazioni appaltanti che non accettano documentazioni digitali e allungano il relativo flusso di lavoro di 6-7 settimane.

Da migliorare, infine, è anche il coinvolgimento dei fornitori tecnologici, che spesso avviene solo nelle fasi finali dei progetti. Se avvenisse sin dalla fase progettuale, si aumenterebbe la capacità di costruire reti e infrastrutture connesse efficienti. Serve quindi una maggiore consapevolezza nelle necessità tecniche e progettuali, promuovendo l'implementazione di servizi capaci di coprire tutte le fasi realizzative del progetto.

* Senior Consultant InnoTech Hub, The European House – Ambrosetti

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