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Infrastrutture, Boccia: Governo apra i cantieri a partire dalla Tav. Dl Carige «doveroso»

di Vittorio Nuti


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2' di lettura

«È paradossale che l'industria italiana chieda infrastrutture e non meno tasse per le imprese ed è paradossale che una parte del governo del Paese continui a prendere tempo sulla questione infrastrutture». Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell'inaugurazione di Pitti Immagine Uomo 95, a Firenze. «Aprire i cantieri è un'emergenza per il Paese a partire dall'occupazione», ha sottolineato Boccia rispondendo a una domanda sulle frizioni sulle infrastrutture tra Lega e M5s e sul rischio di un rallentamento delle grandi opere, cosa che non avverrà a patto che «emerga il buonsenso».

«Il Paese ha bisogno di infrastrutture»
«Non possiamo, in un Paese che ha un'emergenza occupazionale, prescindere da quanta occupazione generano i cantieri che realizziamo nel Paese, piccoli, medi e grandi», ha insistito il leader degli industriali, perchè «il Paese ha bisogno di infrastrutture. Se vogliamo un'Italia centrale fra Europa e Mediterraneo, che assuma una dimensione di competitività grazie a un'industria fortissima, siamo la seconda manifattura d'Europa, dobbiamo investire in infrastrutture». Boccia ha quindi chiesto al Governo di «rendere competitive le imprese italiane» e di «aprire un grande piano di infrastrutture, di non chiudere i cantieri ma di aprirli a partire dalla Tav Lione-Torino».

Decreto Carige «doveroso»
Positivo invece il fiudizio sul decreto legge Carige, considerato da Boccia «doveroso» da parte del Governo: «È l'ulteriore dimostrazione che c'è una questione bancaria che non riguarda i banchieri ma riguarda il Paese perché sono quei ponti di collegamento che immettono flussi di liquidità verso la cosiddetta economia reale».

Con nuovi cantieri 400mila posti di lavoro in piu’
A sostegno della richiesta di un grande piano infrastrutture, Boccia ha poi citato uno studio dei costruttori italiani che stima in 400mila i nuovi posti di lavoro che arriverebbero con l’apertura dei cantieri per i quali risultano già stanziati 20 miliardi di risorse. L’Italia, ha quindi concluuso, «ha un'emergenza occupazione a partire dal Mezzogiorno, dalla disoccupazione giovanile che supera il 30%, dobbiamo avere questa missione comune, tutti insieme, per costruire occasioni di lavoro, che sono quelle che eliminano strutturalmente i divari».

Dl Semplificazioni, puntare su produttività e competitività
Uno dei veicoli normativi per far viaggiare il rilancio delle economie e delle infrastrutture è il decreto legge Semplificazioni (Dl 135/2018), attualmente all'esame del Senato. Il direttore area affari legislativi di Confindustria, Antonio Matonti, sentito oggi dalle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori Pubblici di palazzo Madama, ne ha chiesto quindi il rafforzamento, «seguendo soprattutto due linee: produttività e competitività». Secondo gli industriali italiani il decreto andrebbe integrato soprattutto sul fronte dell'edilizia infrastrutturale e delle opere pubbliche.

Più attenzione al settore edilizio moltiplicatore di crescita e occupazione
«L'edilizia è il settore che più di tutti ha sofferto l'emorragia di posti di lavoro e se invece conoscesse una fase rilancio potrebbe scatenare un effetto moltiplicatore su crescita e occupazione», ha spiegato Matonti, sollecitando soprattutto «un sostegno finanziario alle imprese, insieme allo snellimento delle procedure». Matonti ha poi rilevato, tra le occasioni mancate dal Dl, «l'avvio di un vero processo di sburocratizzazione» sia per lo “stralcio” di «misure importanti come quelle in materia di End of Waste, sia perché sembra mancare un chiaro disegno di politica legislativa a sostegno della crescita economica».

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