Recovery Plan

«Infrastrutture dimenticate, così non si riduce il divario»

Imprenditori, economisti e amministratori sostengono che si sia dedicato poco spazio al riequilibrio territoriale per cui strade, ferrovie e porti possono avere un ruolo decisivo

di Vera Viola

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 Lo scalo di Gioia Tauro (nella foto), più importante hub di transhipment e in forte crescita : significativo l’aumento dei traffici

Imprenditori, economisti e amministratori sostengono che si sia dedicato poco spazio al riequilibrio territoriale per cui strade, ferrovie e porti possono avere un ruolo decisivo


3' di lettura

Le infrastrutture per il Sud sono le grandi assenti. È quanto sostengono imprenditori, economisti e amministratori delle regioni meridionali, dopo aver letto ed analizzato il Recovery Plan all’esame del Parlamento. «Il Piano non rispetta le linee guida indicate dall’Europa. Tra le altre cose dalla Ue viene richiesto che le risorse siano indirizzate a bloccare il divario infrastrutturale tra regioni meridionali e settentrionali d'Italia –segnala Vito Grassi, vice presidente di Confindustria, presidente del Consiglio delle rappresentanze regionali e delle politiche di coesione –.Colmare il deficit di reti stradali, alta velocità, infrastrutture portuali per valorizzare il Sud come baricentro dei corridoi di comunicazione e di trasporto tra l’Europa e le principali direttrici globali. La scommessa per il Paese dovrebbe essere trasformare l’Italia in un grande hub euromediterraneo, aperto a economie che, in Medio Oriente come in Africa, o sono già emerse o lo saranno in futuro. Ma per vincere questa scommessa occorre ripartire dalla crescita infrastrutturale del Mezzogiorno e della sua portualità».
L’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio cita il caso limite:  «Per quanto riguarda la portualità, nel piano è assente Gioia Tauro, il più grande porto di transhipment».
Punta il dito sulle infrastrutture che mancano nel Piano proposto dal Governo dimissionario guidato da Giuseppe Conte anche Francesco Russo, docente di Ingegneria dei Trasporti, ex vicepresidente della Regione. «Il Piano di ripresa e resilienza nazionale prevede per la Calabria solo le briciole – dice – potrebbe essere ricordato come il Piano che spezzò il Paese in due senza opposizione di nessuno». Russo critica in particolare il capitolo “Alta velocità” e indica una alternativa: «A fronte di quanto riportato genericamente nel documento del Governo, ovvero la previsione di «estendere l’Alta velocità al Sud con la massima velocizzazione della Salerno-Reggio Calabria, fino a 250 km orari, sarebbe preferibile una Alta Velocità “Large “ cioè una linea da 300 km/h solo per passeggeri da Salerno fino a Villa San Giovanni». Sulla stessa linea Roberto Galati, presidente dell’Associazione Ferrovie in Calabria: il riferimento agli investimenti ferroviari «è vago e disarmante».
Intanto l’Assemblea regionale Siciliana rilancia un “sempre verde”: il ponte sullo Stretto. In commissione, ha adottato una Risoluzione, in cui pone al primo posto « il Ponte come opera di collegamento stabile fra la Sicilia e la penisola», in quanto «strategica per il Mezzogiorno». «Senza una strategia definita e un’attenzione adeguata al Sud Italia, la ripresa chiesta dall’Europa non potrà esserci – dice Alessandro Albanese, vicepresidentre vicario di Sicindustria – . Come è possibile pensare a una crescita senza un piano infrastrutturale adeguato? Nell'ultima bozza del Recovery plan si citano finalmente i porti del Sud, ma con una prospettiva prevalente sul turismo». «Vorremmo leggere nel Piano obiettivi chiari e quantificabili, come ha precisato Carlo Bonomi– sostiene il presidente di Confindustria Bari BAT e Confindustria Puglia Sergio Fontana– . Vorrei che fossero quantificati gli obiettivi di allineamento dei territori: stime precise di quanto vogliamo ridurre, ad esempio, le disparità occupazionali, infrastrutturali, digitali che impediscono alle imprese di alcune realtà locali di competere ad armi pari col resto d'Italia e d’Europa». Il giudizio di Antonello Garzoni, ordinario di economia aziendale sia alla Bocconi che all'’Università Lum di Casamassima, di cui è rettore, è bivalente: «È positiva la parte che prevede di potenziare i dottorati di ricerca, specie quelli industriali. Positiva pure l’apertura, nelle classi di laurea, a tematiche multidisciplinari». Ma «Non è chiara –spiega Garzoni – quanta parte di questi investimenti andrà al Sud». Su questo tasto insiste anche Anna Del Sorbo, presidente del gruppo piccola industria dell’Unione industriali Napoli: «È fondamentale che le risorse aggiuntive assicurino un recupero del gap meridionale. Ciò passa per il rilancio dell’investimento infrastrutturale». Tra le strutture attese, per Anna Del Sorbo «vanno realizzati gli asili nido, che favorirebbero l'incremento del tasso di occupazione femminile oggi molto basso».
Per Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna, primo nodo da sciogliere è la burocrazia. «I tempi per la realizzazione dei progetti – dice – in Sardegna viaggiano attorno ai 12 anni». «La Sardegna – dice –è l'unica regione che non ha il metano». Il Governatore della Basilicata, Vito Bardi, chiede interventi «per superare l’isolamento della regione ». Mentre il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, parla di «Zone economiche speciali, energia, alta velocità, formazione». Un lungo elenco.

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