il barometro dei territori

Infrastrutture e chimica verde: ecco le sfide per il rilancio della Sardegna

di Davide Madeddu

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(Fotogramma)


4' di lettura

Il presidio davanti allo smelter dell’alluminio spento dal 2012 non ha scadenza. Resterà in piedi sino a quando la vertenza non sarà risolta. Una vertenza, quella Alcoa, che parte da Portovesme ma è diventata un po’ il simbolo di tutte le iniziative portate avanti in difesa dell’industria e di un settore produttivo che in Sardegna garantiva occupazione e reddito. La soluzione è uno degli appuntamenti che condizioneranno il barometro politico ed economico isolano del 2017. Perché nell’attesa che si riparta la fabbrica non resta che ricorrere agli ammortizzatori sociali.

Nell’isola si contano circa 80mila persone che sopravvivono grazie a questo strumento. E provengono dai settori più disparati. Gli ultimi in ordine di tempo saranno i lavoratori Vesuvius, licenziati dal 1° gennaio. Poi i metalmeccanici della Keller del Medio Campidano alle prese con una vertenza che va avanti da anni, le tute verdi dell’Eurallumina, attualmente in cassa integrazione, che potrebbero rientrare in servizio proprio nel 2017. C’è poi chi è rimasto fuori dal circuito del polo tessile del nuorese (dei 3mila posti di lavoro tra diretti e indotto distribuiti tra Ottana, Tossilo e Macomer, ne sono rimasti circa 500 diretti) e quelli lasciati a terra dalla progressiva fermata della chimica che va dal cagliaritano a Porto Torres (dei 5mila del passato sono rimasti meno di 2mila).

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C’è però anche chi prova a resistere e investendo risparmi e liquidazione si mette in proprio sfidando il mercato. Eppure, nonostante le vertenze aperte, sembra diminuire la rassegnazione. A leggere i dati diffusi dalla Regione si riduce di 25 mila unità il numero di lavoratori inattivi mentre cresce di quasi 8 mila persone il numero degli occupati. Nel terzo trimestre del 2016 il tasso di occupazione è del 52,1%, contro il 44,0% del Mezzogiorno e il 57,6% nazionale e una crescita di quasi 8mila unità.

In questo scenario, a leggere l’aggiornamento congiunturale 2016 della Banca d’Italia, emerge un altro fatto: l’export va a rilento. È diminuito di circa un terzo rispetto al primo semestre dell’anno precedente, il fatturato sui mercati esteri delle imprese sarde è calato del 13,9 per cento mentre le vendite verso i paesi dell’Unione europea hanno perso il 5,3 per cento. Cresce il mercato manifatturiero. Un dato positivo arriva dal commercio (alimentari compresi). Il turismo che grazie al sistema crocieristico cresce rispetto allo scorso anno del 60% deve fare i conti con troppa stagionalizzazione. Segnali di una piccola ripresa che però non bastano. Alberto Scanu, presidente di Confindustria non nasconde una certa perplessità : «Ci sono questioni importanti che devono essere risolte: quella energetica e quella dei trasporti». Elementi che, a sentire il numero uno di Confindustria «frenano lo sviluppo».

«Pensiamo al Gnl – spiega – è una soluzione di compromesso, una soluzione di ripiego come vettore di transizione». Perché la Sardegna, nonostante il piano energetico regionale approvato nel corso del 2016, non ha ancora il metano. Per Scanu - che vedrebbe bene la Sardegna come piattaforma per uno sviluppo «industriale» ma anche «residenziale» - «manca una visione a medio e lungo termine e una politica di prospettiva».

«C’è un forte interesse di investitori stranieri, soprattutto cinesi e la visita del presidente lo certifica, ma manca una visione di insieme». Non solo: «C’è un sistema burocratico che limita e molto spesso blocca gli investimenti. Davanti a certe situazioni c’è chi va a investire altrove». Non a caso l’auspicio di Scanu è che ci sia un cambiamento: «ci aspettiamo una svolta. Diciamo pure che l’auspicio è che si presenti un piano industriale e lo si attui».

Partendo magari anche dal sistema dei trasporti finito anche nel Patto per la Sardegna. «Il fatto che la Sardegna abbia una rete ferroviaria arretrata, su cui non si è mai investito abbastanza, si deve soprattutto all’esclusione dal network del sistema ferroviario nazionale- spiega Francesco Pigliaru, presidente della Regione - . È uno degli svantaggi dati dall’insularità e abbiamo lavorato insieme al Governo per superarlo. Il trasporto ferroviario è stato una priorità di questa Giunta fin da principio e oggi per le infrastrutture ferroviarie ci sono 850 milioni di euro, di cui 378 già disponibili tra contratti RFI e risorse del Patto per la Sardegna».

Ci sono poi le scommesse per il futuro che uniscono agricoltura e agroalimentare. «Sono le vie principali per uno sviluppo diffuso – prosegue Pigliaru -. Abbiamo un potenziale straordinario e prodotti d’eccellenza che vogliamo portare sui grandi mercati, ma è necessario che le imprese lavorino insieme. Questo discorso comincia a farsi strada: i nostri bandi per l’internazionalizzazione hanno incoraggiato la formazione di reti di cooperazione, con progetti condivisi e ambiziosi. Abbiamo portato su Amazon l’artigianato d’eccellenza, che ora si può acquistare nel mondo con un clic».

Resta poi da sciogliere un nodo: quello della chimica verde. «Noi ci crediamo e ci aspettiamo che Eni mantenga gli impegni definiti dal protocollo del 2011, che quest’ultimo sia rispettato nella sua dimensione e che vengano rapidamente definiti i tempi certi in cui ciò si farà- conclude-. La Regione ha fatto la sua parte lavorando costantemente per rilanciare e rinforzare il progetto Matrica, una scommessa di grande valore strategico per la Sardegna. È il momento di dare le risposte positive e rassicuranti che il territorio aspetta da troppo tempo».

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