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Infrastrutture al primo posto La Liguria presenta il suo piano

Ammonta a oltre 25 miliardi la somma complessiva che la Regione proporrà al Governo per impegnare i fondi Ue. Il documento unisce le richieste dell'ente, dei Comuni e del territorio

di Raoul de Forcade

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Infrastrutture e mobilità sono ritenute strategiche sia dal Governatore Toti sia dal sindaco di Genova, Marco Bucci

Ammonta a oltre 25 miliardi la somma complessiva che la Regione proporrà al Governo per impegnare i fondi Ue. Il documento unisce le richieste dell'ente, dei Comuni e del territorio


4' di lettura

La Regione Liguria ha individuato progetti per 25,2 miliardi di euro da finanziare col Recovery fund dell’Ue, dal quale all’Italia dovrebbero arrivare 208,6 miliardi. La gran parte di questi, 191,4 miliardi, fanno parte della recovery and resilience facility e andranno su progetti i cui impegni di spesa devono essere chiusi tra 2022 e 2023. E tutto quanto si troverà all’interno del Recovery deve essere collaudato entro il 2026. Tempi brevi, dunque, per portare a termine i progetti e che al momento sono anche sotto la spada di Damocle del veto all’adozione del bilancio Ue posto da Polonia e Ungheria. Una situazione che stenta a sbrogliarsi e farà allungare, presumibilmente a giugno, i tempi per le consegne dei progetti al ministro degli Affari europei, Vincenzo Amendola, che in precedenza erano stati fissati prima al 15 ottobre e quindi al 13 novembre. Ed è anche questa situazione che suscita le perplessità del Governatore ligure Giovanni Toti, che sottolinea come l’Esecutivo sia in ritardo anche nello stabilire come gestire i fondi recovery. In ogni caso, proprio il 13 novembre la Regione Liguria ha consegnato il suo pacchetto di progetti strategici alla Conferenza della Regioni, che si è posta come interlocutore del Governo.

Una mossa, peraltro, che non è detto sia granché gradita da Amendola. «Ancora oggi – sottolinea Claudia Morich, direttore generale Finanza della Regione Liguria - non è stato ben chiarito il ruolo degli enti regionali in questa vicenda. Amendola, infatti, è partito con una gestione statale del Recovery. Poi le Regioni hanno chiesto un ruolo ma finora non c’è stata una risposta chiara sul loro coinvolgimento. Si è parlato del fatto che sul Recovery possa essere assegnato un ruolo a Mef e Ragioneria dello Stato, data l’importanza della parte finanziaria. Comunque le Regioni hanno concordato con Amendola di presentare i loro progetti alla Conferenza dei presidenti ». Così ha proceduto la Liguria. Ma il Governo ha aperto anche una linea di dialogo con le città metropolitane per ricevere i progetti direttamente dai Comuni più grandi. Il che ha determinato un coinvolgimento dell’Anci nella vicenda. Toti, nell’agosto scorso, ha istituito una cabina di regia con Anci Liguria per presentare un documento che raccogliesse i piani sia dei Comuni che della Regione.

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«I Comuni – afferma Pierluigi Vinai, direttore generale di Anci Liguria – hanno individuato 148 progettualità per un budget complessivo di 18,1 miliardi». Il documento è arrivato alla Regione e «tutte le proposte messe a punto dai Comuni – chiarisce la Morich – sono entrate nel piano regionale poi passato alla Conferenza, escluse quelle che erano già state comunicate della Regione o dai Comuni ai ministeri per essere inserite nel Recovery plan». I progetti strategici inseriti nel piano regionale interessano le sei macro aree che la stessa Ue ha individuato per il Recovery fund: digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo, per il quale sono richiesti in Liguria 1,7 miliardi; Salute: 1,6 miliardi; Infrastrutture per la mobilità: 19,5 miliardi; Istruzione, formazione, ricerca e cultura: 570 milioni; Rivoluzione verde e transizione ecologica: 1,3 miliardi; Equità sociale di genere e territoriale: 389 milioni. Totale: oltre 25,2 miliardi.

«Si tratta – afferma Toti – di progetti immediatamente attivabili di cui il 30% è della Regione e il restante 70% proviene dal territorio». La cifra complessiva, come si vede, è molto sbilanciata su infrastrutture e mobilità, che sono ritenute strategiche sia da Toti sia dal sindaco di Genova, Marco Bucci, e che prevedono, tra l’altro, l’ampliamento della diga foranea del porto di Genova, il raddoppio della linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, la bretella Albenga, Carcare, Predosa, il raddoppio della ferrovia Pontremolese, il tunnel della Val Fontanabuona. Ma anche, ricorda Bucci, «la riqualificazione dell’area del cerchio rosso in Val Polcevera, sottostante il nuovo viadotto San Giorgio, lo sky tram in Val Bisagno, la rigenerazione del centro storico genovese, il Blue Med (mega cavo Internet per aumentare il trasporto dati, ndr), il people mover dall’aeroporto alla collina degli Erzelli e la cabinovia di Begato».

Certo, 25 miliardi sono una cifra decisamente alta ed è probabile che il Governo ne conceda alla Liguria assai meno. «Se consideriamo – dice Vinai – il totale delle risorse che arrivano dallo Stato alla Liguria per le sei macro aree statuite dalla Ue per il Recovery, vediamo che si attestano tra il 2,8% e il 4% del totale. Sottraendo una media di queste percentuali, pari al 3 o 3,5%, dai 208 miliardi del Recovery, possiamo ragionevolmente pensare che arriveranno sul territorio 6 o 7 miliardi di euro. Si tratta però di un calcolo empirico: non è detto che il Governo applichi questa modalità, potrebbe anche decidere autonomamente di fare alcune cose e altre no o di spendere di più in alcune Regioni».

Proprio l’indeterminatezza, fin qui, della gestione del Recovery fund suscita le perplessità e le critiche di Toti. «A parte il fatto – sotiene il governatore – che ancora non c’è un accordo sul Recovery tra Commissione Ue e Governo, noi ci siamo portati avanti con l’elenco degli investimenti strategici che riguardano il nostro quadrante ma il Governo non ha ancora detto come intende gestirli e sta facendo azioni di ricognizione piuttosto confuse. Ha chiesto alle sue amministrazioni periferiche i progetti su scala territoriale, poi alle Regioni di mettere insieme, con Anci, un piano organico di investimenti. Ma non è chiaro, una volta che ci saranno le regole di ingaggio tra Ue e Governo, se quest’ultimo elaborerà un piano nazionale tenuto conto dei desiderata delle Regioni oppure farà un piano nazionale a sé e lascerà una quota del Recovery nella disponibilità delle Regioni, cioè individuando diversi gradi di progetto: progetti di livello strategico nazionale, regionale, interregionale e comunale. Poi c’è una questione di merito su cui il Governo deve esprimersi: come si fa a spendere quei soldi entro il 2026, specie se nei piani si inseriscono progetti preliminari o a livello di studio di fattibilità».

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