l'intervista

«Infrastrutture strategiche per recuperare competitività»

Nello Musumeci. Le priorità del Governatore della Sicilia

di Nino Amadore

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(Imagoeconomica)

Nello Musumeci. Le priorità del Governatore della Sicilia


3' di lettura

Non so quello che faranno a Roma con il Recovery Fund, non so quale strumento introdurranno. Mi l’sembra una follia pensare di dover ammettere idee infrastrutturali in tempi brevi e al tempo stesso richiederne i progetti: non ci sarebbe mai il tempo necessario per fare un progetto definitivo e ancor peggio esecutivo. Non vorrei che questo fosse un escamotage per penalizzare ancora una volta il Mezzogiorno a favore delle regioni del Nord». A parlare è il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, occhi scavati e piglio fermo.

Presidente la trovo stanco.
Meno male, vuol dire che lavoro. Uno che non si stanca in questo periodo è un inetto. Questo è un periodo in cui finisce la semina e comincia il raccolto.

Parliamone.
La Sicilia, da trent'anni sgomita per non avere l’ultimo posto tra le regioni in termini di Pil. Significa che questa terra paga la condizione della sua marginalità. La Sicilia esce fuori dalla condizione di crisi in cui si trova solo se si ritaglia un ruolo da protagonista nella macroregione del Mediterraneo.

Ma siamo piuttosto indietro.
Infatti.

Le risorse del Recovery fund potrebbero essere utili per fare quello che non è stato fatto.
Le risorse del Recovery Fund possono consentire alla Sicilia di dotarsi di quelle infrastrutture strategiche che tirino fuori l'isola dalla condizione di perifericità rispetto ai mercati europei, dalla condizione di non competitività nel Mediterraneo. Ma non sappiamo l'entità destinata al Mezzogiorno e alla Sicilia e questo è un gravissimo ritardo: le regioni non sono messe nelle condizioni di potere proporre perché Roma non può non tenere conto delle esigenze che emergono nel territorio.

Questa estate si è parlato molto del Ponte sullo Stretto.
Ma non è l'unico tema. Parlo di infrastrutture strategiche. Vogliamo tentare un elenco?

Tentiamolo.
Del collegamento stabile tra le due sponde abbiamo detto. Poi un porto hub e a me non interessa dove viene fatto se a Palermo o ad Augusta ma serve un porto hub con un retroporto che possa consentire alla logistica di trasformare la Sicilia in una naturale piattaforma del Mediterraneo. Uno scalo aereo intercontinentale per facilitare i collegamenti con l'isola visto che l’aeroporto di Catania tra cinque anni sarà al collasso: serve un grande aeroporto nel centro della Sicilia. Il completamento dell'anello autostradale: le province di Agrigento, Trapani e di Ragusa di fatto sono tagliate fuori da ogni serio asse di collegamento. Potrei continuare con le ferrovie. Ma sia chiaro: anche con il recovery fund se non ci sono procedure celeri tali da poter consentire di recuperare il tempo perduto.

Lei ipotizza che si voglia favorire il Nord. Quali le vostre richieste?
Che ci si dia un anno di tempo. Io intanto ho scritto a Terna, a Enel a Ferrovie, ad Anas. Ci dite di quali progetti disponete per opere da realizzare in Sicilia? Le facciamo nostre e le proponiamo al governo centrale per finanziarle con i fondi del Recovery fund. Aspetto risposta. Intanto mi chiedo: le Zes, sulla cui definizione Roma ha esercitato pressioni nei due anni trascorsi, perché non decollano?

Ce lo chiediamo tutti.
Potrebbero essere una grande opportunità. Ecco perché noi siamo convinti che mai come in questo momento bisogna aprire un confronto fra la Sicilia, le Regioni del Sud e il governo centrale per definire non solo un elenco di priorità di infrastrutture strategiche ma soprattutto quale modello di crescita si vuole realizzare.

È sembrato che questo dialogo ci fosse.
Ma certo che c’è stato per il doveroso profilo istituzionale che io ho sempre rispettato. Il che naturalmente non può impedire al presidente della più grande regione d’Italia di evidenziare le omissioni o le scelte non condivise. Sul fronte dei migranti abbiamo aperto una battaglia di grande significato umanitario e sociale.

Il piano Ue non l’ha convinta.
In 4 minuti non c'è un piano. L'Europa non si è resa conto che c’è un clima di tensione e la gente è stanca.

Parliamo della pandemia: i casi aumentano. Pensate a una chiusura totale?
Lo diranno i numeri. È l’unico tema sul quale a decidere non sarà la politica ma il virus.

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