Le procedure Ue dal 2002

Infrazioni europee, Italia da record con sei al mese. L’ambiente è il tallone d’Achille

di Marina Castellaneta e Michela Finizio


Procedura sul debito eccessivo: cosa comporta, dal monitoraggio al deposito infruttifero

3' di lettura

Record di infrazioni per l’Italia, che totalizza 1.358 procedure avviate dalla Commissione europea da gennaio 2002 a oggi, di cui 71 ancora aperte. Proprio in queste ore in cui i rapporti tra Roma e Bruxelles si fanno sempre più tesi, dopo la lettera di chiarimenti inviata il 29 maggio al nostro Governo sul debito pubblico, il bilancio sull’applicazione del diritto Ue negli Stati membri penalizza il nostro Paese, che registra una media di sei fascicoli aperti ogni mese in poco più di 17 anni.

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Il bilancio
Su un totale di oltre 20.560 infrazioni aperte dall’esecutivo comunitario da quando è nata la moneta unica, gli Stati più colpiti - oltre all’Italia - sono Grecia, Portogallo, Spagna e Francia (tenendo presente che 10 sono entrati in Europa con due anni di ritardo nel 2004, Romania e Bulgaria nel 2007 e Croazia nel 2013). Solo restringendo il campo alle procedure ancora attive, l’Italia migliora e riflette le azioni messe in campo negli ultimi anni: prima del nostro Paese c’è la Spagna con il numero più elevato di casi ancora da risolvere (ben 97), seguita da Grecia (77), Germania (75) e Polonia (74). È questo l’affresco che emerge dal database delle infrazioni, presente sul sito internet della Commissione ed elaborato dal Sole 24 Ore, nell’intento di fare il punto sul recepimento delle politiche europee.

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Le cause ancora aperte
Sono tante le vicende italiane finite nel mirino della Commissione nel corso degli anni. Rischiano, per ultime, di tradursi in una nuova infrazione anche le concessioni balneari, prorogate con l’ultima legge di Bilancio per altri 15 anni (in difetto rispetto alla direttiva Bolkestein), su cui il Governo ha assicurato l’imminente invio di «una serie di motivazioni» a Bruxelles. Più in generale, è l’ambiente il tallone di Achille dell’Italia. In questo settore il Paese accumula il numero più alto di fascicoli aperti: 16 (dei 71 ancora attivi), seguiti da quelli in ambito fiscalità e dogane (11), trasporti (6), concorrenza (5) e poi gli altri. È alle porte, ad esempio, il deferimento alla Corte di giustizia Ue per l’infrazione avviata nel 2014 sull’acqua potabile: in alcune zone, infatti, sono stati superati i parametri fissati per l’arsenico e il floruro, con rischi per la salute umana e senza una corretta informazione nei confronti dei consumatori.

Così, sul fronte della protezione della natura, non sono stati ancora designati i 463 siti di importanza comunitaria per la conservazione degli habitat naturali e delle specie protette inclusi nella rete Natura 2000, con un nuovo intervento della Commissione attraverso la missiva inviata al Governo il 24 gennaio 2019.

In un solo giorno, poi, lo scorso 7 marzo, l’Italia è stata deferita alla Corte Ue per l’inquinamento atmosferico: Roma, secondo l’esecutivo, non avrebbe rispettato i valori limite convenuti sulla qualità dell’aria; e in 10 agglomerati con 7 milioni di persone non sarebbero state adottate le misure necessarie per ridurre i livelli di inquinamento.

Finiscono sul banco degli imputati per il mancato rispetto delle regole europee anche altri fatti noti alle cronache, come l’inquinamento prodotto dall’impianto siderurgico dell’Ilva, l’epidemia di Xylella fastidiosa, i ritardi nei pagamenti oppure la non corretta attuazione della direttiva 2011/93 sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. Non mancano, infine, i procedimenti sulla libera circolazione (l’ultima lettera di messa in mora è del 24 gennaio) che si concentrano sul mancato riconoscimento delle qualifiche professionali, in attuazione della direttiva 2013/55. Procedure, però, che dovrebbero essere chiuse grazie alle modifiche apportate con la legge 37/2019 (legge europea 2018) entrata in vigore il 26 maggio.

L’iter della procedura
Il ping pong tra Roma e Bruxelles a volte dura anni, perché il meccanismo della procedura di infrazione si articola in diversi passaggi, con una durata variabile in base alla tempestività delle risposte fornite, dalla lettera di messa in mora al parere motivato della Commissione. Alcuni casi si risolvono prima, con le correzioni messe in atto dal legislatore per superare l’inadempimento, altri finiscono con il rinvio alla Corte di giustizia Ue e le sentenze - se non rispettate - possono tradursi in sanzioni per lo Stato. Fatto sta che questo iter per le procedure finora chiuse contro il nostro Paese è durato, in media, circa 720 giorni, contro i 550 giorni per singola infrazione a livello europeo.

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