CONFINDUSTRIA ALBERGHI

Inizia la Fase 3 ma per l’industria dell’ospitalità continuano le incertezze

L’allarme di Maria Carmela Colaiaicovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi: «Sono necessarie misure subito efficaci che mettano a riparo le imprese del settore dagli appetiti di speculatori, o peggio della malavita».

di Enrico Netti

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Grand Hotel Palace Roma

L’allarme di Maria Carmela Colaiaicovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi: «Sono necessarie misure subito efficaci che mettano a riparo le imprese del settore dagli appetiti di speculatori, o peggio della malavita».


2' di lettura

L’industria dell’ospitalità continua a navigare a vista. Persi anche gli ospiti del week end del 2 giugno a causa del lockdown il settore turistico ha così visto sfumare un altro miliardo di introiti arrivando così a un totale di 26 miliardi di ricavi persi nell’arco di 100 giorni a causa del virus cinese e dal blocco della mobilità planetaria. Senza ospiti, turisti attualmente il 95% delle strutture alberghiere non ha ancora riaperto mentre praticamente tutti i lavoratori del settore sono ancora in attesa di ricevere la cassa integrazione. È quanto evidenzia una nota di Confindustria Alberghi che sottolinea come gli effetti delle misure di sostegno alle imprese del comparto non si vedono ancora. Ormai il 2020 sembra un anno “perso” perché nell’industria turistica le camere invendute, per esempio il 2 giugno, restano tali. Non c’è magazzino, non ci sono saldi o offerte speciali. L’invenduto resta tale. Stop. Difficile fare previsioni su come la domanda si svilupperà nelle prossime settimane. Quasi impossibile immaginare i trend dell’incoming, il turismo dall’estero che da sempre ha salvato le stagioni negli anni di crisi interna e la bilancia dei pagamenti. Da qui la richiesta di Confindustria Alberghi di interventi urgenti e mirati per la sopravvivenza del settore i cui costi fissi sono lievitati a causa dei maggiori oneri per la sanificazione e la prevenzione anti Covid.

Da qui il pacchetto di richieste avanzato da Confindustria Alberghi a partire dal rientro al lavoro degli addetti oggi in cassa integrazione prevedendo che il valore degli ammortizzatori sociali si trasformi nella riduzione del costo del lavoro. Si tratta di un intervento a costo zero per lo Stato ma per i lavoratori ci sarà il ritorno alla piena retribuzione e le imprese potranno riaprire con un modello di costi più sostenibile.

«Abbiamo di fronte a noi un periodo di grosse incertezze e un percorso totalmente in salita. Le nostre strutture sono ancora chiuse e per quelli che apriranno, i prossimi mesi saranno quasi certamente caratterizzati da una bassissima occupazione – spiega Maria Carmela Colaiaicovo, Vice Presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi -. Il problema che più ci preoccupa è che molti operatori non possano riaprire in assenza della necessaria sostenibilità economica. I flussi di cassa si sono interrotti drasticamente i primi di marzo e per questo auspicavamo in un intervento del Governo che sostenesse le imprese in questa situazione di assoluta gravità. Sono necessarie misure subito efficaci che rendano possibile la ripresa dell’attività e mettano a riparo le imprese del settore dagli appetiti di speculatori, o peggio della malavita».

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