Internazionalizzazione

Inizia dal retail il piano di Moreschi per la Cina

di Giulia Crivelli

Artigianalità. Per ogni calzatura sono necessari dai 250 ai 300 passaggi a mano

2' di lettura

Tra le novità più importanti per l’agognata uscita dal tunnel della pandemia, nel caso di Moreschi c’è lo sviluppo del mercato cinese, fisico ma soprattutto digitale. A settembre è stata inaugurata a Hong Kong la prima boutique all’interno di Sogo, uno dei più importanti shopping mall della zona e a ottobre è prevista l’apertura di una seconda boutique a Shanghai, all’interno di Yaohan altro centro commerciale alta gamma. L’investimento nel retail fisico non riguarda però solo il grande mercato asiatico: dopo la chiusura del monomarca di corso Venezia, Moreschi ha inaugurato alla fine di settembre – in concomitanza con la settimana della moda donna – una boutique in via Sant’Andrea, nel quadrilatero della moda, una delle traverse di via Monte Napoleone più ambite, dove si trovano, tra gli altri, i flagshipstore di Bottega Veneta, Chanel, Miu Miu, Rimowa e Roger Vivier. Come Fratelli Rossetti, Moreschi ha una lunga storia, che nasce con il fatto a mano: tutto iniziò da un laboratorio artigianale aperto a Vigevano (in provincia di Pavia) nel 1946, diventato quasi subito una piccola fabbrica e anche l’export ha radici antiche: il primo mercato fu infatti la Germania, dove Moreschi iniziò a esportare negli anni 50. Il logo Moreschi (le due scarpe che si riflettono e compongono l’iconica “M”, fu creato dal 1963 da AG Fronzoni (nome d’arte di Angiolo Giuseppe Fronzoni), uno dei più importanti grafici, architetti e designer industriali del secolo scorso, pioniere, tra l’altro delle contaminazioni con il mondo della moda (si veda anche l’articolo a fianco): nei primi anni 60 Fronzoni realizzò la serie di valigie Forma Zero per Valextra.

Altra contaminazione voluta da Moreschi in epoca più recente è stata quella con l’eccellenza enologica del nostro Paese: qualche anno fa fu presentata la Moreschi 1946 Guado al Tasso Limited Edition, una collezione nata dal connubio con un’altra azienda ambasciatrice del made in Italy, la toscana Antinori. Le calzature furono realizzate a mano e tinte con le bucce d’uva di Guado al Tasso, un vino cult, vendemmia 2014, le cui vinacce ispirarono i creativi dell’azienda per creare 120 paia di scarpe da uomo.

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La componente artigianale è da sempre al centro delle collezioni del marchio, che negli ultimi anni ha ampliato molto la parte donna, sempre puntando sul made in Italy (anzi, made in Vigevano) al 100%. Per realizzare una scarpa Moreschi sono necessari dai 250 ai 300 passaggi manuali a seconda e tra i punti di forza dell'azienda c’è il tinto a mano, procedimento comprende diversi passaggi dedicati al colore: si parte da una base neutra per poi passare a toni più scuri, segue la fase della stiratura per rendere la pelle uniforme e infine la lucidatura per ottenere colori intensi e brillanti.

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