sperimentazione clinica

Innesto tra nervi permette a 13 paralizzati di usare la mano

In Australia, giovani adulti completamente paralizzati hanno ricominciato autonomamente a compiere azioni come bere, mangiare, scrivere e lavarsi i denti da soli grazie a una nuova tecnica chirurgica che «ricuce» tra loro i nervi sani riallacciandoli ai muscoli paralizzati

di Francesca Cerati

(Adobe Stock)

2' di lettura

Persone completamente paralizzate (a seguito di una lesione del midollo spinale) hanno potuto ricominciare a muovere una mano e il gomito grazie a un “innesto” tra nervi. È il risultato di una sperimentazione clinica pubblicata su The Lancet: 13 giovani adulti completamente paralizzati hanno ricominciato autonomamente a compiere azioni come bere, mangiare, scrivere e lavarsi i denti da soli grazie a una nuova tecnica chirurgica che ''ricuce'' tra loro nervi sani riallacciandoli ai muscoli paralizzati e ridando, così, movimento alla mano e al gomito grazie al recupero del funzionamento muscolare.

L'importante risultato si deve al lavoro dell'equipe di Natasha van Zyl del Austin Health a Melbourne, in Australia. È bene sottolineare che l’intervento «non cura la paralisi - spiega Alessandro Olivi, direttore dell'Unità Operativa complessa di neurochirurgia, e dell'Istituto di Neurochirurgia del Gemelli di Roma - ma si tratta sicuramente di un buon contributo per la qualità di vita di questi pazienti. È come un bypass nel sistema nervoso che consente, usando nervi non compromessi, di innervare muscoli che permettono, anche se non in tutti i casi, certi movimenti che aumentano la qualità di vita del tetrapegico».

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I soggetti coinvolti nella sperimentazione australiana (inizialmente 16) erano tutti giovani per lo più reduci da incidenti stradali o durante la pratica sportiva, rimasti tetraplegici a causa di una lesione del midollo spinale.

I chirurghi hanno letteralmente ricucito i nervi per ridare funzionalità ai muscoli paralizzati dall'incidente. Più precisamente i chirurghi hanno preso nervi sani che controllano piccoli muscoli minori (ad esempio della spalla) e li hanno dirottati verso i muscoli paralizzati, innestandoli su nervi ancora sani ma “spenti” perché “scollegati” dal cervello a seguito della lesione midollare (senza ricevere impulsi dal cervello i nervi non possono comandare i muscoli).

L'innesto consente di riaccendere questi nervi e quindi ripristinare il funzionamento muscolare dei muscoli maggiori del braccio e della mano, ad esempio i tricipidi. Dopo la chirurgia i pazienti hanno seguito per ben due anni un intenso programma di riabilitazione, alla fine del quale hanno ripreso il movimento della mano trattata, con capacità di afferrare e poggiare oggetti, svolgere in autonomia operazioni quotidiane come mangiare o lavarsi i denti o pettinarsi e truccarsi, stendere il braccio e quindi spingere la sedia a rotelle o spostarsi da essa in macchina.

La nuova chirurgia che sfrutta il trasferimento di nervi è stata per la prima volta eseguita anche in Italia proprio nei giorni scorsi a Torino, su un paziente che adesso dovrà affrontare il percorso di riabilitazione per ricominciare a muovere l'arto.

«Questo risultato ancora preliminare - conclude Olivi - andrà verificato su altri pazienti: sarà importante selezionare pazienti che hanno avuto il trauma da poco (al più a 12 mesi dall'incidente che ha portato alla paralisi), per massimizzare le chance di recupero funzionale».

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