ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Annalisa Sassi

«Innovare e investire nei saperi per battere la concorrenza»

Parla Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia Romagna: «La tensione alla ricerca farà la differenza. Puntiamo su Its e formazione tecnica. Serve più coraggio sulle politiche energetiche»

di Ilaria Vesentini

Presidente. Annalisa Sassi guida da fine aprile gli industriali dell’Emilia Romagna

4' di lettura

«È la tensione all'innovazione che contraddistingue questa regione che ci permetterà di marcare la differenza rispetto alla media del Paese e di stare al passo con le più importanti regioni economiche del mondo, anche in questo periodo di profonda incertezza, ma per mantenere viva questa intraprendenza occorre un grande investimento nei saperi manifatturieri e in competenze specialistiche». Sale al timone di Confindustria Emilia-Romagna armata di ottimismo e pragmatismo Annalisa Sassi, scelta all'unanimità a fine aprile, in occasione del 50ennale dell’organizzazione che rappresenta in regione circa 6.300 imprese e 320mila dipendenti. Parmense doc, di Colorno, classe 1976, quarta generazione alla guida – assieme ai due fratelli – delle aziende alimentari di famiglia (Casale, Prosciuttificio San Pietro e Selva Alimentari), Annalisa Sassi lascia la presidenza dell’Unione degli industriali di Parma con alla spalle una solida carriera nella rappresentanza associativa (iniziata nel 2009 come presidente gruppo Giovani nazionale di Federalimentare) che affianca da sempre all’attività imprenditoriale, dopo una laurea in Economia aziendale all'Università di Parma e un Master in Corporate finance alla Sda Bocconi, con una breve incursione lavorativa anche nel mondo bancario milanese.

Che obiettivo si è data per questi quattro anni di mandato?

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Cercare di rendere più dinamico possibile il territorio, nonostante il momento di grandissima discontinuità, per innestare i nuovi temi dell'energia, della mobilità elettrica, dell'idrogeno, dei supercomputer nel nostro ecosistema manifatturiero e dare vita a nuove specializzazioni produttive. L'impresa è il vero motore di crescita e sviluppo dei territori, linfa che crea benessere sociale e qualità della vita, ma l'impresa è fatta di persone e oggi siamo tutti in grande difficoltà a trovare competenze e professionalità adeguate alle esigenze aziendali.

Nel suo discorso di insediamento ha messo la formazione tecnica in cima alle priorità: concretamente che cosa farà Confindustria?

Parto dalla premessa che il sistema scolastico, formativo e universitario della regione è tra i migliori del Paese anche grazie alla coesione straordinaria tra industria e istituzioni per rafforzare il sistema di competenze: l'esperienza degli ITS ne è un esempio. Ma il mismatch tra domanda e offerta di profili tecnici è alto e siamo allarmati, solo un quinto dei ragazzi che entra all'università sceglie profili Stem: credo si debba allargare la partnership pubblico-privata e la coprogettazione dei contenuti formativi sperimentata con gli ITS a tutta la filiera dei saperi e bisogna comunicare di più il valore della cultura tecnica tra i giovani e le loro famiglie. Mentre dentro alle aziende dobbiamo investire in re-training e in percorsi di mentorship per trasferire le competenze dei lavoratori più anziani ai giovani.

Giovani però ce ne sono sempre meno, la natalità si è dimezzata in 50 anni e il numero di vecchi è raddoppiato. Una regione crocevia a crescita quasi zero diventerà un nuovo modello di flussi migratori?

La questione va affrontata a 360 gradi attraverso politiche di welfare, integrazione e attrattività giovanile. L'accoglienza e l'integrazione degli immigrati è nel nostro Dna e lo faremo sempre di più anche nell'ottica di contenere il rischio di una minore disponibilità di competenze, che equivarrebbe a ridurre il potenziale di crescita regionale: dagli anni 70 ad oggi la popolazione straniera è passata infatti dallo 0,4 al 13% dei residenti.

Le prospettive di crescita dell'economia regionale per il 2022 sono crollate da gennaio a oggi dal +4,1% al + 2,4% di Pil. Ma c'è chi teme si arriverà a crescita zero. Lei come la vede?

La vera domanda è se questa spirale inflazionistica legata all’esplosione dei costi energetici è contingente o strutturale, perché nel primo caso io penso si possa riagganciare il trend di crescita pre-guerra ucraina a metà del prossimo anno. Altrimenti avranno ragione i pessimisti e anche questo territorio pagherà un conto pesante. Nelle ultime settimane il ritmo di crescita del portafoglio ordini delle imprese si è ridimensionato insieme alle previsioni su domanda e produzione. Mi sarei aspettata politiche energetiche più coraggiose dal Governo per arginare la situazione attuale, ne va della tenuta industriale del Paese. Stiamo pagando lo scotto dell’incapacità pregressa della politica italiana di formulare piani energetici seri.

In tema di energia, non c'è dissonanza tra la via Emilia che si candida a Energy Valley nazionale e un Patto per il lavoro e il clima che addirittura anticipa i paletti green dell’Ue?

L’obiettivo di arrivare al 100% di energie rinnovabili nel 2035 e alla decarbonizzazione nel 2050 è condiviso, ma la distanza con la sua concreata realizzazione è enorme. Pensiamo intanto a tradurre quei traguardi ambiziosi e le urgenze immediate in una occasione di investimenti e innovazione nella produzione di energia e quindi in crescita. Ben venga il rigassificatore a Ravenna per mettere in sicurezza l'approvvigionamento di gas naturale senza il quale l'industria regionale si ferma, ma sarà altrettanto importante accelerare la capacità di estrazione nazionale a partire proprio dall'Adriatico e puntare su un mix di fonti che includa idroelettrico, eolico, fotovoltaico ma anche biogas e biometano.

Lei lavora in posizioni apicali in un sistema tipicamente maschile e con due fratelli maschi in azienda: le donne oggi giocano davvero ad armi pari?

Io non ho mai percepito differenza rispetto ai miei fratelli o ai colleghi maschi né in banca né nell'associazionismo. Sono stata spinta a crescere dalla mia curiosità e dalla necessità di affermarmi e credo che se una donna lo vuole lo può ottenere, ma ci vuole molto lavoro quotidiano che non è compatibile con altri impegni. Penso a tutto il carico familiare che grava ancora sulle donne, il vero freno alla carriera. Ma il tema vero sono l'ambizione e gli obiettivi che una persona si dà.

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