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Innovazione e giornalismo, l’intelligenza artificiale si fa spazio in redazione

Un'idea su come si lavorerà tra qualche anno nelle redazioni arriva dai progetti europei che applicano l'intelligenza artificiale nel giornalismo

di Ilaria Potenza


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4' di lettura

Che ruolo avrà l'intelligenza artificiale nei giornali del futuro? La sua applicazione al giornalismo è un argomento discusso, quasi mainstream, ma ancora troppo fumoso per decidere da che parte stare. Eppure non è difficile immaginare che anche questa professione è destinata a cambiare profondamente sulla spinta della cibernetica.

Un'idea su come si lavorerà tra qualche anno nelle redazioni arriva dai progetti europei che applicano l'intelligenza artificiale nel giornalismo. C'è chi lavora ad algoritmi per rendere più ricche e accattivanti le notizie o chi si concentra sui contenuti personalizzati per ciascun lettore, sia di testo che radiofonici. O, ancora, chi applica l'AI nella lotta alle fake news.

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Di questi e altri strumenti si è parlato agli “European Youth Science and Media Days”, una summer school promossa dallo European Youth Press e dallo European Science Media Hub e rivolta a 80 giovani giornalisti, che si è tenuta nei giorni scorsi al Parlamento europeo, a Strasburgo.

InJect, per esempio, è uno strumento realizzato con i fondi europei Horizon 2020 (contributo di circa un milione) che aiuta la produttività e la creatività dei giornalisti, rendendo così il settore competitivo con l'utilizzo di risorse pubbliche e private. Come ha spiegato Konstantinos Zachos, si tratta di un software innovativo che associa tecniche di ricerca creative, alla possibilità di dare al lettore informazioni specifiche sul contesto e sulle fonti in modo veloce. Il progetto fa uso di un toolkit digitale, testato da un team di giornalisti, che risponde alla sfida di sostenere le redazioni nella produzione di contenuti originali e interessanti anche con risorse ridotte. Questo obiettivo si inserisce inoltre in un contesto in cui l'accuratezza dei fatti è sempre più richiesta. InJect non è un semplice motore di ricerca. Attraverso un algoritmo crea le cosiddette “scintille creative” che “si accendono” quando si porta il mouse sulle parole chiave. Il toolkit offre anche schede interattive e l'elaborazione di un linguaggio naturale che permette ai giornalisti di esaminare diversi database per acquisire dati e fonti attendibili. Agli utenti è quindi garantita la gestione delle informazioni attraverso pannelli di controllo, eliminando per esempio il bisogno di passare da un documento, o una scheda di browser all'altra, quando si scrive un articolo. Lo strumento può girare su GoogleDocs, Wordpress, come plug-in TinyMCE, e in una versione web stand-alone. È capace di scandagliare 1,5 milioni di nuove fonti, in inglese, norvegese e olandese, con la possibilità di essere esteso anche agli archivi delle organizzazioni giornalistiche.

Il luogo comune del robot-giornalista
Quando si parla di intelligenza artificiale ci si deve però liberare dal luogo comune del robot-giornalista che sostituisce l'uomo: rischia di essere un'immagine sbagliata che allontana dalla comprensione reale delle tecniche, delle idee e delle tecnologie che permettono di alleggerire e personalizzare il lavoro nelle redazioni. I progetti Smart Journalism e Smart Radio, finanziati con i fondi Google’s Digital News Innovation, creano contenuti pensati appositamente per il singolo lettore. Nel caso dello Smart Journalism, ha spiegato David Graus, attraverso l'invio di una newsletter con i cinque articoli più apprezzati della settimana, si è riusciti a raccogliere le preferenze dei lettori, a cui successivamente è arrivata solo una lista di contenuti selezionati per interesse. Per quanto riguarda la radio, invece, è stato messo a punto uno strumento capace di scegliere automaticamente, tagliare ed etichettare interventi radiofonici cercati dal giornalista o dall'ascoltatore: pensare di farlo manualmente a ogni ora, tutti i giorni, è impossibile. E per questo il progetto è risultato vincitore del Marconi Online Award 2019 per l'innovazione della radio del futuro.

Disinformazione, fake news e AI
Se da una parte gli esperti sostengono che sia necessario preparare i giornalisti all'impatto dell'intelligenza artificiale nelle redazioni, perché ne alleggerisce il lavoro con l'utilizzo di strumenti efficienti, è altrettanto vero che i newsbot possono contribuire alla propaganda e alla disinformazione, a causa di errori provocati dagli algoritmi. L'intelligenza artificiale è infatti capace di generare fake news, a cui si accompagnano video e volti con sembianze reali, ma inesistenti. Il progetto InVID, realizzato con i fondi europei H2020 (contributo di circa tre milioni), è una piattaforma che fornisce servizi per indagare, autenticare e controllare la veridicità dei video che vengono messi in rete sui social media. È uno strumento con un elevato grado di personalizzazione testato tra gli altri dall'emittente pubblica tedesca Deutsche Welle. «La sua piattaforma per la traduzione, dotata di intelligenza artificiale, è in grado di fornire una versione del portale in 30 lingue diverse» ha spiegato il responsabile innovazione di Deutsche Welle, Wilfried Runde.

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Il giornalismo, come altri settori, non può sottrarsi all'influenza dell'intelligenza artificiale. È quindi necessario preparare le redazioni ad accoglierne l'impatto in modo positivo. Mattia Peretti, manager di “Journalism AI” della London School of Economics finanziato da Google News Initiative, ha presentato un progetto che guarda principalmente alla prospettiva degli editori. La squadra della LSE ha quindi proposto un sondaggio alle redazioni per raccogliere informazioni circa l’impatto in termini di vantaggi nei servizi e nell'economia delle redazioni dopo l'introduzione degli strumenti di intelligenza artificiale: i migliori casi studio sono poi stati condivisi con le redazioni che non avevano ancora iniziato il proprio percorso con l’intelligenza artificiale. L'obiettivo è di presentare nell'autunno 2019 un report con i risultati del sondaggio, così da aiutare le redazioni ad accogliere con fiducia l’applicazione dell'AI, fornendo inoltre indicazioni coerenti con l'idea di utilizzo etico europeo dell'intelligenza artificiale.

L’Unione Europea, nonostante sia indietro rispetto a Cina e Stati Uniti, è stata infatti la prima istituzione al mondo ad approvarne le linee guida con il documento realizzato lo scorso aprile da una squadra di 52 esperti.

* Ilaria Potenza è una giornalista e studentessa di Medicina e Chirurgia. Appassionata di innovazione e politica di coesione, è stata selezionata tra i partecipanti alla Summer School in Giornalismo scientifico e Intelligenza artificiale del Parlamento europeo nella sede di Strasburgo

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