internazionalizzazione

Innovazione, giovani e digitale per crescere

di Carlo Ferro*


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(Mirco Toniolo/Errebi / AGF)

3' di lettura

I premi Qualità Italia recentemente riconosciuti dal Comitato Leonardo suggeriscono alcune considerazioni sul rapporto virtuoso innovazione-export-crescita–occupazione. La tradizione della tecnologia italiana ricorre oggi ancora più viva a cinque secoli dall’eredità di Leonardo da Vinci. L’iniziativa degli imprenditori, la sapienza artigiana delle lavorazioni, la ricchezza del territorio, la ricerca pubblica e privata e il genius loci si traducono nell’eccellenza dei nostri prodotti. Tutti insieme questi fattori sono i driver del successo del made in Italy sui mercati globali.

L’esportazione è il motore principale della crescita economica del Paese. Nel 2018 l’economia italiana non ha ancora interamente recuperato i livelli pre-crisi (2008). Tuttavia le esportazioni sono cresciute nello stesso periodo del 16,9% e l’avanzo commerciale, al netto dei prodotti energetici, è superiore a 81 miliardi di euro.

Le esportazioni di beni e servizi costituiscono ormai il 31% del prodotto interno lordo. La matematica è facile: 3 punti percentuali di crescita dell’export corrispondono a un punto percentuale di crescita del Pil, a parità degli altri fattori. Sostenere l’export, premiando eccellenza, qualità e innovazione, è pertanto fondamentale per la crescita del Paese, lo sviluppo del territorio, l’occupazione e l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro.

In uno scenario di stabilizzazione dei ritmi attesi di crescita del Pil mondiale, di rallentamento atteso dei tassi di crescita del commercio internazionale e in un quadro di misure neoprotezionistiche e di nuove barriere tariffarie e non-tariffarie, si prospetta un contesto geopolitico meno favorevole alle esportazioni. Dobbiamo reagire con nuovi fattori competitivi. Ne suggerisco quattro: innovazione, internazionalizzazione, giovani e digitale.

L’innovazione richiede un maggiore impegno in R&S da parte delle imprese. L’Italia è la seconda economia manifatturiera in Europa, dietro la Germania. Ma il rapporto spese di R&S sul Pil in Italia è del 1,3% e in Germania del 3 per cento. È per questo importante sostenere l’impegno di imprese a più elevata intensità di investimenti in R&S e nell’innovazione dei processi produttivi.

La crescita all’estero va perseguita nelle diverse direzioni di aumentare il fatturato delle imprese sui mercati internazionali, di aumentare il numero degli esportatori, coinvolgendo di più le piccole imprese, e di accrescere la collaborazione di filiera per aumentare il valore aggiunto domestico generato da ogni euro di prodotto esportato.

L’Ice è impegnata a supportare le imprese – che sono i nostri clienti – con rinnovato spirito di servizio e crescente attenzione verso i giovani e l’innovazione digitale dei processi.

Può esserci crescita, ma non c’è sviluppo sostenibile se non acceleriamo l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. La disoccupazione giovanile al 32% non è solo un grave problema sociale. L’innovazione delle imprese non può permettersi di perdere il contributo di una generazione. Serve nuova linfa, una visione innovativa e un approccio diverso rivolto ai nuovi modelli di consumo, alla rete e alla sostenibilità. Per questo l’Ice investirà risorse aggiuntive nella formazione di giovani export manager e nello sviluppo e nella crescita delle startup.

Vogliamo anche aiutare le imprese a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali, particolarmente per le piccole società che hanno difficoltà a far fronte in tempi rapidi al cambiamento imposto dai nuovi modelli di business. Penso all’accesso alle piattaforme di e-commerce, all’utilizzo di tecnologie digitali per la tracciabilità di prodotto a protezione del branding o della denominazione di origine, all’utilizzo dei big data.

La competizione sui mercati internazionali è una partita di squadra. Serve una nuova fase di cooperazione pubblico-privato per valorizzare sui mercati internazionali il capitale umano, imprenditoriale e tecnologico del nostro sistema produttivo per la crescita delle imprese e lo sviluppo dell’occupazione e del territorio.

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