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Innovazione: sfida di un territorio per ritornare alla competitività

Gia coinvolte 200 imprese nei progetti di supporto e stimolo all’aggregazione

di Michele Romano

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Innovazione. Spesa in R&S, centri tecnologici, associazioni di categoria e atenei sono al tavolo Innovazione

Gia coinvolte 200 imprese nei progetti di supporto e stimolo all’aggregazione


3' di lettura

Per l’Europa, le Marche sono una regione «innovatore moderato +» con una crescita significativa dell’indicatore complessivo di perfomance rispetto al 2011 (+12,9%). Per l’Istat è una regione debole per quanto riguarda la spesa totale in R&S, anche se il gap è diminuito nel corso degli ultimi anni, con un’incidenza sul Pil pari all’1,07% contro una media nazionale dell’1,43% e dell’1,57% delle regioni del Centro Italia. In questa apparente contraddizione si inserisce il lavoro della Fondazione Cluster Marche, l’organo operativo e gestionale del sistema cluster, intuizione quest’ultima nata alle soglie della politica regionale per l’innovazione 2014-2020. Le altre gambe del tavolo innovazione sono i centri tecnologici, le associazioni di categoria e le università: «Queste hanno un ruolo chiave e irrinunciabile in questo disegno - spiega Rosaria Ercoli, imprenditrice del calzaturiero prestata, da meno di due anni, al ruolo di presidente della Fondazione - anche se in una regione piccola come le Marche il frazionamento in quattro università rappresenta un limite all’efficacia e certamente all’efficienza del sistema regionale dell’innovazione».

Sono quattro gli ambiti specifici dei cluster: Marche Manufacturing (su fabbrica intelligente, robotica, meccatronica, industria 4.0), e-Living (domotica, salute e benessere), Agrifood Marche (agroalimentare, certificazione dei prodotti), In-Marche (Made in Italy nei settori legno-arredo e calzatura). Cluster che hanno fatto emergere driver di sviluppo strategici e fabbisogni di ricerca e innovazione, che sono poi confluiti in progetti finanziati dal Mise e dalla Regione Marche.

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In questi quattro ambiti, la Fondazione si occupa di disseminare i risultati scientifici raggiunti nei progetti delle piattaforme presso le imprese potenzialmente interessate a beneficiarne. E poi c’è l’attività a monte, di stimolo e supporto all’aggregazione, che finora è stata largamente positiva, nonostante un 2020 complesso: sono quasi 200 le imprese coinvolte, a vario titolo, nei diversi progetti. «Il sistema marchigiano ritiene se stesso un unicum, ma se guidato, supportato può aprirsi a collaborazioni» sottolinea Ercoli. L’appartenenza alla stessa comunità, l’utilizzo del medesimo linguaggio, la condivisione degli stessi obiettivi fanno di una governance di impresa uno strumento utile per vincere lo scetticismo dei non innovatori». Una governance, insomma, fatta da imprenditori «può contribuire in modo significativo all'efficacia dell’iniziativa».

In piena pandemia non è facile parlare di innovazione con aziende che vivono difficoltà quotidiane su numerosi fronti, molte delle quali dipendenti dal modello finanziario rappresentato dalle banche «più disponibile a mettere a disposizione risorse per la resilienza e meno per il cambiamento». Ma la presidente della Fondazione Cluster Marche vede uno spiraglio di luce sul futuro della regione: «È la sua pluralità in termini settoriali, connessa ai segnali positivi che provengono dalla domanda riferita ad alcuni settori, come il farmaceutico e l’agri-food, che vedono presenze importanti nel nostro territorio». Ci sono, però, anche settori in profonda crisi, in alcuni casi antecedente l’inizio della pandemia, primo fra tutti quello delle pelli-calzature, per il quale nel dicembre 2018 è stata riconosciuta un’aria di crisi industriale complessa nel Fermano-Maceratese. Per Ercoli «il lavoro della Fondazione deve includere entrambe le situazioni, perché – come dimostrano alcuni casi di imprese di piccole dimensioni di settori tradizionali – l’innovazione può dare risposte utili per accedere a nuovi mercati e, nello stesso tempo, la crescita di alcuni settori può rappresentare un traino anche per quelli meno beneficiati dal trend positivo della domanda globale».

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