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Innovazione, al via i fondi per la rete di technology transfer

Intervento da 34 milioni per cofinanziare l’attività degli European digital innovation hub scelti dalla Commissione Ue

di Carmine Fotina

Osservatorio Pnrr: a che punto sono i 45 obiettivi da centrare per fine giugno

3' di lettura

L’Italia è pronta a cofinanziare i poli per il trasferimento tecnologico che vinceranno la gara ristretta (“call”) della Commissione europea. Le regole sono fissate da un decreto firmato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e inviato alla Corte dei conti per la registrazione. Vengono attivati in questo modo 33,6 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nell’ambito di un più ampio programma, da 350 milioni, per la riorganizzazione dell’intero settore del tech transfer.

Digital hub

La linea di intervento da 33,6 milioni riguarda il cofinanziamento degli Edih (European digital innovation hub) che la Commissione sostiene con il Programma Europa Digitale. Gli Edih sono stati ideati come sportelli unici diffusi sull’intero territorio europeo, per offrire servizi alle imprese, in particolare alle Pmi, per l’accesso a tecnologie innovative e a competenze digitali avanzate. Dopo una preselezione l’Italia ha candidato una lista di 42 poli, più di quelli preventivati inizialmente, e finanzierà in prima battuta quelli che risulteranno vincenti all’esito della call europea. Il decreto chiarisce che un’ulteriore quota a valere sulle risorse stanziate dal Recovery Fund potrà essere assegnata ai progetti che avranno superato la fase di selezione da parte della Commissione Ue, ottenendo un bollino di eccellenza, ma che non potranno essere finanziati per mancanza di fondi.

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I poli di trasferimento tecnologico dovranno fornire servizi relativi a test e sperimentazione (“test before invest”); formazione e sviluppo delle competenze digitali, sostegno all’accesso ai finanziamenti; networking e accesso all’ecosistema dell’innovazione. I destinatari sono le imprese, in particolare Pmi a media capitalizzazione, ma anche le amministrazioni pubbliche. I benefici saranno concessi nella forma di contributi diretti alla spesa in relazione ai costi effettivamente sostenuti nell’erogazione dei servizi. Il 40% delle risorse sarà riservato all’erogazione di servizi alle imprese attive nelle regioni del Mezzogiorno e i progetti dovranno rispettare la clausola europea Dnsh (do no significant harm, non arrecare danni all’ambiente). Tutti i finanziamenti ricevuti dal polo devono essere trasferiti alle imprese a cui sono erogati i servizi e il contributo nazionale è configurato come aiuto di Stato se finalizzato a servizi alle imprese (non per le Pa).

Procedimento e tempi

Al ministero dello Sviluppo (Mise) nascerà una Cabina di regia con funzioni di indirizzo sui vari interventi e ogni polo dovrà individuare un soggetto attuatore che sarà il referente unico nei confronti del dicastero. Per ogni progetto valutato positivamente dalla Ue saranno siglate due convenzioni, la prima stipulata tra il polo e la Commissione europea, che finanzierà il 50% delle spese ammissibili, e la seconda con il Mise, che finanzierà il restante 50%. La durata di realizzazione dei progetti è fissata in massimo 36 mesi dalla data indicata nella convenzione e comunque, nel rispetto della tempistica indicata dal Pnrr, la conclusione deve avvenire entro il 31 ottobre 2025.

Gli obiettivi del Pnrr

L’operazione Edih è un tassello di un’esigenza ben più grande. Il sistema pubblico per l’innovazione risente di un’evidente frammentazione. Secondo i dati dell’Atlante 4.0, messo a punto da Mise e Unioncamere, oggi in Italia convivono 630 tra centri per il trasferimento tecnologico e la trasformazione digitale delle imprese. Il Pnrr parla di riorganizzazione e razionalizzazione, da attuare anche con il rifinanziamento degli otto Competence center collegati a tecnologie 4.0 e già operativi. In questo caso è in corso la stesura di un avviso pubblico.

Per il ministro Giorgetti l’investimento pubblico serve ad «accompagnare la transizione digitale delle filiere produttive». Nella rete nazionale di poli di trasferimento tecnologico, dice il titolare del Mise, «il fattore umano gioca un ruolo decisivo per il futuro del settore manifatturiero, rafforzando la capacità di incontro tra il mondo della ricerca e le imprese nell’applicazione di tecnologie all’avanguardia».

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