ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIstituto nazionale di previdenza

Inps: solo il 20% di chi percepisce il reddito di cittadinanza ha un lavoro

Quasi il 60% dei beneficiari del sostegno è impiegato con contratti a termine e a tempo parziale

di Giorgio Pogliotti

Conte: “Non pensabile continuare con forze politiche che discutono esistenza Reddito cittadinanza”

3' di lettura

Tra i poco più di 2 milioni di percettori del Reddito di cittadinanza in età lavorativa con almeno undici mensilità percepite nel 2021 risulta occupato solo il 20% degli individui . Al Nord va leggermente meglio: il 26% di chi percepisce il beneficio risulta essere anche lavoratore (46% se ci si limita solo agli uomini); questa percentuale sale al 36% quando si considera la popolazione degli stranieri extracomunitari percettori di Rdc. I percettori “stabili” di Rdc che lavorano sono impiegati in prevalenza (quasi il 60%) con contratti a termine e a tempo parziale.

Spesi 23 miliardi in tre anni

Il dato sulla partecipazione al mercato del lavoro è contenuto nella relazione annuale del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico che dedica un capitolo al Reddito di cittadinanza: nei primi 36 mesi di applicazione (aprile 2019-aprile 2022) la misura ha raggiunto 2,2 milioni di nuclei familiari per 4,8 milioni di persone, per un costo totale di quasi 23 miliardi di euro, l’importo medio mensile si attesta sui 577 euro.

Loading...

Bilancio deficitario sul fronte politiche attive

Se la misura ha rappresentato un sostegno contro la povertà per molti percettori, il bilancio sul fronte delle politiche attive del lavoro è altamente deficitario. Di 2.048.394 persone beneficiarie del Rdc per almeno 11 mensilità oltre l'80% è risultato non avere avuto alcuna posizione lavorativa nello stesso anno. Mentre 393mila soggetti beneficiari hanno aperta una posizione lavorativa contemporanea alla fruizione del RdC , e 326.315 nuclei su 855 mila famiglie (il 40%, il dato è più alto perché in un nucleo percettore dl Rdc più persone possono lavorare, restando sotto la soglia d’accesso). La stima della contemporanea partecipazione al mercato del lavoro dei percettori è dunque assai differente a seconda che l'analisi sia relativa al nucleo o alla persona. La contemporaneità tra RdC e lavoro è stimabile nel 40% circa per i nuclei e nel 20% circa per le persone (la platea di riferimento, tuttavia, comprende anche minori e disabili, l’ Inps non fornisce un dato degli “occupabili”).

Inapp: solo 4% utenti è occupato tramite centri per l’impiego

Non è dato sapere, tuttavia, se i percettori del Rdc che lavorano, hanno trovato un impiego tramite un’offerta di lavoro che è stata proposta dal centro per l’impiego. Non esistono analisi, né dati di Anpal o Regioni, per poter avere un quadro nazionale certo dell’efficacia dell’azione dei centri dell’impiego nel favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in modo specifico ai percettori del Rdc. Ci sono analisi, come quella dell’Inapp, che fanno riferimento alla generalità degli utenti evidenziando come la gran parte delle persone trova lavoro grazie ai canali informali (amicizie, parentele) e che i centri per l’impiego trattano prevalentemente una utenza debole (il 32% ha le medie inferiori) e riescono a condurre al lavoro poco più del 4% della loro utenza.

Nel 2019 lavorava il 33% dei percettori

Per avere un termine di paragone, nel precedente rapporto annuale Inps, solo il 33% dei percettori in età lavorativa aveva un riscontro amministrativo di partecipazione al mercato del lavoro nel 2019. Analizzando le caratteristiche dei 393mila percettori che sono anche lavoratori, 236mila sono uomini e 157mila donne, il numero medio di settimane che risultano aver lavorato nel corso dell'anno è pari a 28, circa 6/7 mesi, la tipologia prevalente è il lavoro dipendente privato (62%), segue il lavoro autonomo (19%) e il lavoro domestico (8%).

Sotto la soglia dei 9 euro orari 4,3 milioni di lavoratori

Tra i percettori del Rdc si registrano molti working poors, anche perché secondo Eurostat, nel 2019, l'11,8% dei lavoratori italiani era povero, contro una media europea del 9,2%. È del 28% la percentuale di lavoratori sotto la soglia di 9 euro lordi l'ora (soglia indicata nella proposta per introdurre il salario minimo legale avanzata dalla M5S Nunzia Catalfo), ovvero sono oltre 4,3 milioni, e un lavoratore su tre guadagna meno di mille euro al mese, considerando anche i part-time. Il 23% dei lavoratori guadagna meno dei 780 euro che rappresentano la soglia d’importo massima dell’assegno di Rdc per un single che vive in affitto.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti