RAPPORTO ANNUALE

Inps, Tridico lancia un fondo pubblico di previdenza integrativa

Le adesioni per “quota 100” aldisotto delle stime governative del 29%. A fine giugno Reddito di cittadinanza a 2 milioni di persone. Lavoro: serve il salario minimo e l’orario ridotto

di Davide Colombo


Pensioni: «quota 100» solo per 3 anni, poi 41 di contributi per tutti

4' di lettura

A fine anno saranno 205mila i nuovi pensionamenti con “quota 100”, per una spesa complessiva di 3,6 miliardi. Lo ha confermato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel corso della lettura del suo primo Rapporto annuale. La stima dell’Istituto è basata sul trend delle domande presentate nei primi sei mesi: 154.095 a giugno, di cui oltre il 67% tra gennaio e febbraio. Tridico ha anche proposto l’adozione di una forma di previdenza complementare pubblica gestita dall’Inps.

PER SAPERNE DI PIÙ / Dossier pensioni 2019

La prevalenza dei “quotisti”, in realtà, andrà o è già andata in quiescenza totalizzando 101 o 102 punti, visto che l’età prevalente è tra i 63 e i 64 anni. L’importo medio delle nuove pensioni è di 1.900 circa, quello delle donne inferiore del 22,1% nel settore privato e di 5,9% per i pubblici. La media dell’assegno sale a 2.371 euro in Lombardia e scende a 1.649 in Basilicata.

L’Inps in questa fase effettua un monitoraggio mensile sulla spesa legata a “quota 100”, mentre dall’anno venturo l’analisi sarà trimestrale. Il numero dei beneficiari di questo nuovo canale di anticipo sperimentale, ha confermato il presidente dell’Istituto, anche in via prospettica sembrerebbe inferiore del 29% a quello che era stato previsto dal governo.

Diseguaglianze di reddito e mercato del lavoro
Tridico ha dedicato solo tre pagine (su 16) alle pensioni, riservando la parte più rilevante del Rapporto a un’analisi sulla distribuzione del reddito e le diseguaglianze che ha preso le mosse dalle dinamiche delle quote salariali a partire dagli anni Settanta per arrivare alle eredità della Grande recessione. Dalla lettura del mercato del lavoro degli ultimi mesi, invece, sono state proposte indicazioni sui primi effetti del decreto Dignità, che avrebbe più che raddoppiato le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, nel raffronto tra le coorti del 2017 e del 2018. Sul fronte delle nuove ipotesi di regolazione del mercato del lavoro, l’economista dell’Università di Roma III che ha preso il posto di Tito Boeri alla guida dell’Inps ha sostenuto con favore e con un’ampia argomentazione analitica l’ipotesi di introdurre un salario minimo (quasi il 29% dei rapporti di lavoro si trova ora sotto la soglia dei 9 euro lordi, ha sottolineato).

E ha anche detto che sarebbe necessaria una riflessione su una riduzione degli orari di lavoro in Italia, visto che, secondo le cifre proposte, sarebbe uno dei paesi con il più alto numero di ore lavorate pro capite (1.700 contro una media di 1.500 nell’Ue a 15). «Questa riflessione - ha detto Tridico - appare ancora più urgente se si considera il più alto tasso di disoccupazione in Italia rispetto a quesi paesi».

Il debutto del Reddito di cittadinanza
Altro fronte di analisi la nuova politica di contrasto alla povertà assoluta, con il passaggio di testimone tra Reddito di inclusione e Reddito di cittadinanza. A fine giugno risultano percettori di reddito o di pensione di cittadinanza circa 840mila nuclei famigliari (di cui oltre 102.833 destinatari di pensioni di cittadinanza) per un numero complessivo di individui coinvolti che supera 2 milioni. L’importo medio è di circa 500 euro. In sede di approvazione del provvedimento, i beneficiari erano stati stimati in 1.248.000 e la copertura finanziaria era stata prevista in 5,6 miliardi per il primo anno e in 7,2 miliardi per il 2020.

Spesa per pensioni e spesa per assistenza
Il sistema pensionistico è solido - ha sottolineato in apertura del suo intervento Tridico - tuttavia una riflessione di trasparenza contabile sarebbe necessaria sulla divisione reale tra spesa pensionistica e spesa assistenziale, essendo quest’ultima finanziata solo con la fiscalità generale. L’allusione è stata a una «contabilità rinnovata» e non a interventi normativi, per rendere «maggiormente comprensibili i confronti internazionali in tema di spesa pensionistica».

Due nuove direzioni in Inps
Pasquale Tridico ha anche parlato di aspetti organizzativi indicando l’obiettivo di costituire almeno due nuove direzioni generali: una dedicata all’informatica e l’innovazione e un’altra all’attività anti-frode, mentre si sta studiando la possibilità - ha detto - di dare vita a una Scuola nazionale del Welfare dedicata a Federico Caffè per fare formazione interna con risorse proprie. Si tratta di prospettiva sulle quali pende, tutt’ora, il mancato completamento della struttura di governance dell’Istituto, con la prevista nomina di un Cda e un vicepresidente.

La sfide del fondo Inps
Infine Tridico ha proposto l’adozione di una forma di previdenza complementare pubblica gestita dall’Inps per provare a colmare il gap di adesioni, che in Italia non arrivano al 30% dei lavoratori. L’obiettivo, oltre a garantire una prudente gestione dei fondi, dovrebbe essere quello di sostenere «una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia». È curioso - ha osservato Tridico - che il maggior ente di previdenza europeo non abbia un proprio fondo integrativo pubblico. «Nel 2018 i fondi pensione gestivano risorse per 167,1 miliardi, pari al 9,5% del Pil molti dei quali investiti all’estero. La sfida del fondo Inps dovrà dunque essere quella di aumentare il numero delle adesioni attraverso la costituzione di una valida alternativa ai fondi privati, ma anche quella di aumentare gli investimenti diretti nel nostro Paese». Una proposta che non passerà inosservata.

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