Ambiente

Inquinamento, così Brescia ha eliminato 20mila caldaie

Da A2a che brucia rifiuti non riciclabili a Feralpi che scalda un intero comune con l'acciaio: nel territorio dove la spazzatura diventa energia

di Jacopo Giliberto

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A Lonato la Feralpi recupera calore che viene utilizzato per alimentare una rete che riscalda il Comune, le scuole, le palestre e altri edifici pubblici e privati.

Da A2a che brucia rifiuti non riciclabili a Feralpi che scalda un intero comune con l'acciaio: nel territorio dove la spazzatura diventa energia


3' di lettura

Vogliamo dissipare i luoghi comuni su Brescia e i bresciani? Cominciamo dal tema ambiente. La provincia di Brescia, martoriata da tanti scempi ambientali, è quella che più di altre ha il coraggio di remare controcorrente per migliorare l’ambiente. Sia chiaro: quando i bresciani difendono l’ambiente, lo fanno a modo loro, cioè con i fatti.

Se Brescia ha una sua rudezza industriale, ciò viene dalla sua storia più antica, prima ancora che gli armaioli e l’industria dell’acciaio producessero schioppi, “focili” e archibugi della Serenissima di cui la provincia era parte, e prima che la siderurgia bresciana si dedicasse al ricupero dei minerali ferrosi come fonte materia prima.

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L’eredità è pesante. Per esempio, la Bassa bresciana è tormentata da alcuni decenni di attività furiosa e disordinata di discariche per rifiuti, attività ora meglio governata. Un altro esempio è la storia della Caffaro e dell’inquinamento da Pcb,una storia cominciata un secolo fa con l’energia della centrale idroelettrica di Ponte Caffaro, alla base dell’elettrochimica negli stabilimenti besciani di via Milano.

Aria più pulita (con i rifiuti)
Come a Milano, anche a Brescia il gruppo A2A guidato dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini ha impostato il tema ambientale sulla gestione integrata dell’intero ciclo dei rifiuti, dalla raccolta al trattamento, dal recupero di materia alla produzione e vendita di energia. L’infrastruttura energetica nacque nel 1972 ai tempi della municipalizzata Asm con l’avvio del primo impianto di teleriscaldamento d’Italia. Oggi il 70% delle abitazioni di Brescia (60mila appartamenti) hanno spento le 20mila caldaie a gasolio o a gas e si sono allacciati ai tubi che distribuiscono l’acqua calda prodotta dagli impianti dell’A2A che usano come combustibile 730mila tonnellate annue di rifiuti non riciclabili.

Uno studio dell’Università di Brescia ha rivelato gli inquinanti dell’aria di Brescia: il 23% dello smog viene dalle abitazioni che non si sono allacciate al sistema di teleriscaldamento da rifiuti, il 20% dalle attività produttive, il 18% dal traffico e il 17% dall’agricoltura. Il sistema di teleriscaldamento (centrale Lamarmora, termoutilizzatore e Centrale Nord) rappresenta lo 0,2% dell’inquinamento dell’aria. La centrale termica Lamarmora, che era alimentata da carbone, diventa un impianto decarbonizzato per accumulo termico, usando come fonte di calore anche le acciaierie Ori Martin e Alfacciai.

Il calore dell’acciaio
A Lonato la Feralpi recupera calore che viene utilizzato per alimentare una rete che riscalda il Comune, le scuole, le palestre e altri edifici pubblici e privati.

Attraverso gli interventi di efficienza energetica la Feralpi ricupera 2,2 milioni di chilowattora che altrimenti sarebbero stati prodotti usando combustibili fossili.

Altri interventi della società guidata dal presidente Giuseppe Pasini sono nel ricupero delle scorie nere di acciaieria, che diventano materiali inerti per prodotti di calcestruzzo o per il sottofondo delle strade. Ma più interessante ancora è l’uso delle materie plastiche irriciclabili come ingrediente per la produzione dell’acciaio.

Saper innovare
Nel Bresciano nascono storie speciali, come a Bedizzole gli impianti della Maire Tecnimont-NextChem che ricicla materiali plastici difficili come il polipropilene, il polietilene ad alta densità o l’Abs per ottenere materiali rigenerati di prima scelta. A Orzinuovi l’AB e l’olandese Stirling Cryogenics hanno creato la BioLng che produrrà metano liquido partendo dal gas ottenuto non dal metano estratto dai giacimenti bensì dal gas ottenuto da fermentazione organica. Ma a Bedizzole la Provincia ha fermato il progetto dell’A2A per un impianto di fermentazione dei rifuti organici che avrebbe prodotto metano non fossile. Grave, nella provincia che non sa più come smaltire correttamente il letame di stalle, pollai porcili industriali.

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