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Insalate pronte all’uso, scadenza più lunga per tornare a crescere

Dopo lo stop del 2020 segnali positivi a marzo per la IV gamma. Unione italiana food chiede il varo di regole più rigide per la conservazione

di Emiliano Sgambato

Verdure pronte all’uso: frenata nel 2020 ma a marzo si è registrata una ripresa

3' di lettura

La frenata delle vendite di insalate in busta pronte all’uso è solo un episodio legato ai cambiamenti del modo di fare la spesa durante la pandemia. Il settore – che vale 814 milioni di euro – ripartirà quest’anno. E crescerà ancora soprattutto se saranno messe in campo nuove regole per il comparto. Ne è convinto Andrea Montagna, presidente del Gruppo IV Gamma di Unione italiana food e amministratore delegato di Bonduelle Italia, confortato anche dal dato registrato a marzo, che segna una ripresa del 6,3% dei consumi su base annua.

Le verdure fresche pronte per il consumo – già pulite, lavate e asciugate, cioè la IV gamma dell’ortofrutta, per l’80% composta da insalata confezionata – hanno subito la prima frenata dopo anni di crescita: secondo Ismea nel 2020 gli acquisti nei supermercati sono calati del 4,1% in quantità e del 5,6% in valore. E anche se nei primi due mesi del 2021 le vendite hanno messo a segno un +1,1% in termini di volume anno su anno, i prezzi medi inferiori hanno lasciato in terreno negativo la spesa complessiva (-1,4%).

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Si potrebbe pensare a un cambiamento di abitudini di consumo legato al maggior tempo passato in casa e alla riscoperta di una “cucina lenta” da parte degli italiani. Ma è anche vero che gli acquisti del preconfezionato in altri segmenti hanno vissuto un vero e proprio boom durante il lockdown. L’esempio tipico è quello degli affettati: praticamente per tutti i salumi, il consuntivo del 2020 sta raccontando del calo del servizio al banco a favore di una esplosione dei preaffettati in vaschetta. Perché dunque la IV gamma non ha registrato lo stesso trend?

«Il lockdown ha favorito le vendite in negozi di vicinato e minimarket rispetto ai supermercati di superfice più ampia – argomenta Montagna –dove i nostri prodotti sono meno presenti. Ma ancora di più le difficoltà sono state legate alla scadenza del prodotto che non è abbastanza lunga. Soprattutto nel primo lockdown veniva sconsigliato di andare spesso a fare spesa, e c’è stata la tendenza a fare scorte di alimenti che si potessero conservare a lungo». Nell’ortofrutta sono stati infatti avvantaggiati gli ortaggi come ad esempio le patate e i surgelati. «La IV gamma – continua Montagna – invece ha una durata media di sette giorni. Negli Stati Uniti, dove la durata è di quattordici giorni, durante la pandemia c’è stata una crescita del settore».

L’allungamento della shelf life dei prodotti di IV gamma – la “vita a scaffale” e dunque la durata del periodo tra il confezionamento e la scadenza indicata sulla confezione – è un’istanza che Unione Italiana Food aveva già posto prima dell’emergenza Covid e che ora vuole rimettere all’ordine del giorno. «Abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo di lavoro con i ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dello Sviluppo economico e con tutte le componenti della filiera, dalle aziende agricole ai produttori e ai distributori, per concordare regole più stringenti, che vanno dalla lavorazione al confezionamento. La temperatura da mantenere lungo tutta la filiera va abbassata ad esempio a sei gradi. Più basse temperature e protocolli più rigorosi possono garantire una più lunga durata del prodotto. Noi abbiamo già voluto la legge del 2014 che è tra le più avanzate al mondo e vogliamo migliorarla. La IV gamma va anche distinta da altri nuovi prodotti sul mercato come le verdure da culture idroponiche o i preparati non lavati».

Nella frenata degli acquisti 2020 non c’è anche un elemento di costo troppo elevato rispetto al fresco? «Gli elementi in nostro possesso dicono di no – continua Montagna – perché sono prodotti difficilmente comparabili: oltre che la componente di servizio non si pagano gli scarti e si comprano le porzioni giuste per le proprie necessità. Il costo a scontrino è poi comunque di pochi euro».

Secondo Unione italiana food sulla ripresa non inciderà nemmeno la sempre maggior ricerca della sostenibilità, ad esempio per quel che riguarda il packaging: «Se il consumatore sa che non ci sono alternative per la sicurezza alimentare non ritiene che la busta in plastica sia una scelta sbagliata – sostiene l’ad di Bonduelle –. Inoltre tutti i nostri associati usano confezioni riciclabili e molto si sta facendo per utilizzare materiale riciclato in un ottica di circolarità. E comunque la quantità di acqua utilizzata nella preparazione della IV gamma è molto inferiore di quella che si usa per lavare le verdure in casa».

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