PUBBLICO IMPIEGO

Insegnanti precari, non è un diritto essere stabilizzati

di Saverio Fossati


(Agf)

2' di lettura

Niente risarcimento per l’insegnante precario che viene stabilizzato tardi: La Corte di Giustizia Ue, nella sentenza nella causa C-494/17, ha dichiarato che l'accordo quadro non impone agli Stati membri di prevedere, in caso di ricorso abusivo a contratti di lavoro a tempo determinato, un diritto al risarcimento del danno che si aggiunga alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
La vicende prende le mosse dalla protesta di un docente di Fisarmonica al Conservatorio di Trento, in servizio ininterrottamente dal 2003 al 2015 in forza di ripetuti contratti di lavoro a termine Nel 2015 aveva ottenuto un contratto a tempo indeterminato con effetto retroattivo dal 1º gennaio 2014 per decisione dell’Istruzione di assorbire nel ruolo docente un certo numero di insegnanti precari in base ad una graduatoria.
Da qui la richiesta del docente di ottenere il risarcimento del danno per all'illegittima reiterazione di contratti a termine.
La Corte Ue ha ricordato che, in base all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, gli Stati membri devono adottare almeno una delle misure preventive previste , con un margine di discrezionalità. Il docente, però, era stato stabilizzato dalla legge italiana in base al piano straordinario di assunzioni ministeriale: quindi, prosegue la Corte Ue, la trasformazione del rapporto di lavoro non era incerta e non aveva carattere imprevedibile ed aleatorio, dato che era stata resa obbligatoria dalla legge italiana. Quindi, conclude la Corte, per quanto riguarda il mancato riconoscimento di una compensazione monetaria, la Corte dichiara che l'accordo quadro non impone agli Stati membri di prevedere, in caso di ricorso abusivo a contratti di lavoro a tempo determinato, un diritto al risarcimento del danno che si aggiunga alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Inoltre, l'integrale riconoscimento dell'anzianità maturata in forza di contratti di lavoro a tempo determinato equivarrebbe a un'integrale ricostituzione di carriera, come quella riservata ai funzionari che hanno superato un concorso: e il diritto dell'Unione non impone agli Stati membri di trattare in modo identico i dipendenti pubblici di ruolo assunti al termine di un concorso generale e quelli assunti in base ai titoli, sulla base dell'esperienza professionale da essi maturata in forza di contratti di lavoro a tempo determinato. Anche per evitare il prodursi di discriminazioni alla rovescia nei confronti di chi ha superato regolarmente un concorso. La Corte Ue, tuttavia, riconosce che compete al giudice nazionale valutare se il riconoscimento dell’anzianità dal 1° gennaio 2014 costituisca una misura proporzionata per sanzionare l'abuso subito e cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell'Unione.

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