Opinioni

Insolvenze bancarie: serve un piano b

di Marcello Minenna

2' di lettura

Nelle ultime settimane resta alta l’attenzione degli istituti di credito e dei regulators europei per la qualità dei crediti all’economia reale anche alla luce dell’aumento delle esposizioni verificatosi durante la pandemia. Tra marzo 2020 e agosto 2021 i prestiti bancari a famiglie e imprese dell’area euro sono cresciuti del 6,1% (+625 miliardi di €). Ritmi così sostenuti non si vedevano da prima della crisi finanziaria globale, quando avevano favorito la formazione delle bolle immobiliari in Spagna e Irlanda. Stavolta, invece, l’aumento dei prestiti è avvenuto dopo lo scoppio della crisi dovuta al Covid-19, stimolato dai numerosi interventi dei policymakers a supporto della liquidità del sistema economico. dati diffusi di recente dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) per il secondo trimestre 2021 offrono un quadro in chiaroscuro sulla qualità degli attivi bancari. Il rapporto tra prestiti deteriorati (non performing loans o NPL) e prestiti totali per le banche dell’Eurozona (NPL ratio) è migliorato ulteriormente, attestandosi al 2,4% contro il 2,6% del primo trimestre. La discesa risulta particolarmente pronunciata per le PMI, sebbene vi siano segni di sofferenza nei settori Covid-sensitive.

Il calo dei NPL ratios è stato modesto per gli istituti francesi e tedeschi mentre prosegue la convergenza di quelli italiani verso la media dell’area euro, soprattutto grazie al ridimensionamento dello stock di NPL (-36% da fine 2019). In controtendenza si pongono le banche spagnole che nel secondo trimestre hanno registrato un lieve incremento delle esposizioni non performing.

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Informazioni utili vengono anche dai dati EBA sugli accantonamenti in rapporto al volume di NPL e sull’incidenza dei prestiti oggetto di concessioni come la riduzione del tasso d’interesse applicato o l’allungamento dei tempi di rimborso. Per entrambi gli indicatori si conferma il trend di deterioramento in atto da diversi trimestri. La Spagna è il paese in maggiore difficoltà, come dimostra anche il balzo all’insù dell’indice di insolvenza Eurostat basato sulle dichiarazioni di bancarotta delle imprese (bankruptcy index). Al momento nel resto dell’area euro la situazione non appare critica e, a livello aggregato, a giugno 2021 l’indice di insolvenza era ancora sotto i livelli pre-Covid.

Va detto però che in alcuni settori (trasporti, alloggi e ristorazione) il bankruptcy index ha già ripreso a salire e che gli altri settori continuano a beneficiare del temporaneo congelamento delle insolvenze attivato in molti paesi tra marzo e giugno 2020. La maggior parte di questi provvedimenti non è più in vigore o scadrà a breve; lo stesso dicasi per le moratorie sui debiti e le garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese. Il report dell’EBA evidenzia peraltro che la qualità dei prestiti interessati da queste misure è peggiorata nel secondo trimestre 2021.

Diversi analisti preconizzano un’impennata dei crediti deteriorati e delle insolvenze nel 2022. Molto dipenderà dalla durata e dall’entità della ripresa economica, ma prudenza impone di pensare sin d’ora a un piano B. L’ideale sarebbe una soluzione coordinata a livello sovranazionale, magari con la creazione di una bad bank europea di cui si discute da tempo. Come ci ha insegnato la crisi di dieci anni fa, la resilienza del sistema bancario è essenziale per la stabilità dell’Eurozona.

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