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Instagram è pericoloso per la salute mentale delle ragazze. E Facebook lo sa

Una ricerca interna della società di Menlo Park, rivelata dal Wsj, mostra che la società di Zuckerberg è consapevole che il social delle foto può portare a disturbi alimentari e depressione. Ma non fa nulla per rimediare

di Biagio Simonetta

Integratori alimentari e influencer. Occhio alle pubblicità ingannevoli su Instagram

4' di lettura

La bomba l'ha sganciata il Wall Street Journal, entrato in possesso dei risultati di alcuni studi condotti in gran segreto dall’azienda di Menlo Park. Studi che rivelano un epilogo clamoroso: Facebook è a conoscenza del fatto che Instagram sia pericoloso per la salute mentale delle ragazze adolescenti. Il social delle foto coi filtri, acquistato da Facebook per un miliardo di dollari nel 2010, pare abbia effetti devastanti sulla psiche di molte teen-ager. Secondo le ricerche, commissionate dalla stessa società di Mark Zuckerberg, una ragazza su tre in possesso di un account Instagram sviluppa disturbi di percezione del proprio corpo. E addirittura tutti i gruppi analizzati hanno accusato spontaneamente il social di provocar loro angoscia e un aumento delle tendenze depressive. Un disastro. Soprattutto se inserito in un contesto potenziale: qualche tempo fa, infatti, Facebook ha accarezzato a lungo l'idea di proporre una versione di Instagram per i minori di 13 anni. Idea che il Congresso americano ha bocciato nettamente, bloccandola sul nascere. E fa specie pensare che Facebook fosse perfettamente consapevole dei danni creati da Instagram agli adolescenti, mentre spingeva per un'app dedicata agli under 13. «Da una ricerca che abbiamo visto, emerge che l’utilizzo di app social per connettersi con altre persone può avere benefici positivi per la salute mentale», ha detto Mark Zuckerberg in un’audizione al Congresso nel marzo 2021, quando gli è stato chiesto dei bambini e della salute mentale. Invece, a quanto pare, è l'esatto contrario.

Il caso di Anastasia

L'inchiesta del Journal racconta di un'adolescente, Anastasia Vlasova, che ha iniziato a vedere un terapeuta. Ha sviluppato un disturbo alimentare e ha le idee chiare su cosa l'abbia ridotta in quelle condizioni: il suo tempo su Instagram. Anastasia si è unita alla piattaforma a 13 anni e alla fine ha trascorso tre ore al giorno incantata dalle vite e dai corpi apparentemente perfetti degli influencer del fitness. «Quando sono andato su Instagram – racconta la ragazza, oggi 18enne - tutto quello che ho visto erano immagini di corpi perfetti, addominali perfetti e donne che facevano 100 burpees [un genere particolare di flessioni a corpo libero, ndr] in 10 minuti». E a quanto pare, quello di Anastasia, è un fatto assai comune. Perché i ricercatori di Instagram, che dal 2019 hanno iniziato a studiare gli effetti indesiderati della piattaforma, hanno scoperto un vaso di pandora.

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«Il 32% delle ragazze adolescenti ha affermato che quando si sentivano male per il proprio corpo, Instagram le faceva sentire peggio» recitava una diapositiva dello studio top secret circolato negli uffici di Facebook. In un'altra era scritto che «Gli adolescenti incolpano Instagram per l’aumento del tasso di ansia e depressione. Questa reazione è stata spontanea e coerente in tutti i gruppi». Addirittura, tra gli adolescenti che hanno manifestato pensieri suicidi, alcuni di loro hanno il desiderio di uccidersi su Instagram.

Facebook non affronta il problema

I documenti – come scrive il Wall Street Journal - mostrano anche che Facebook ha compiuto sforzi minimi per affrontare questi problemi, e li minimizza in pubblico. Probabilmente perché a Menlo Park sanno benissimo che Instagram è l'app a maggior crescita dell'intero gruppo, e l'espansione della sua base di giovani utenti è vitale per gli oltre 100 miliardi di dollari di entrate annuali dell’azienda. Entrate che non possono essere messe a repentaglio.

Oggi, più del 40% degli utenti di Instagram ha meno di 22 anni e circa 22 milioni di adolescenti accedono a Instagram ogni giorno negli Stati Uniti, rispetto ai cinque milioni di adolescenti che accedono a Facebook, dove i giovani utenti sono in diminuzione da ormai dieci anni. In media, gli adolescenti negli Stati Uniti trascorrono il 50% in più di tempo su Instagram rispetto a Facebook. Ed è un fenomeno globale, non solo americano.

Disturbi alimentari e depressione

Ma su Instagram, come ha stabilito la ricerca che Facebook ha tenuto segreta in questi mesi, la tendenza a condividere solo i momenti migliori, la pressione per apparire perfetti, mixati a un prodotto che crea dipendenza, possono far precipitare gli adolescenti verso disturbi alimentari, depressione e un senso malsano del proprio corpo. La sezione “Esplora”, che fornisce agli utenti foto e video curati da un algoritmo, secondo la stessa ricerca indirizza verso contenuti che possono essere dannosi.

Ignorata la richiesta di due senatori Usa

Ad agosto scorso, i senatori Richard Blumenthal e Marsha Blackburn, in una lettera a Zuckerberg, lo hanno invitato a pubblicare la ricerca interna di Facebook sull’impatto delle sue piattaforme sulla salute mentale dei giovani. In risposta, Facebook ha inviato ai senatori una lettera di sei pagine che non includeva gli studi della società. E ora sembra giusto chiedersi quanto sia doloso questo comportamento. Perché le ricerche interne svelate dal Wall Street Journal, aprono un nuovo capitolo decisamente importante su come funzionino i social media e su cosa facciano per affrontare (e spesso nascondere) le loro problematiche.

Fra fake news che spopolano, estremismi mal contrastati e influenza negativa sugli adolescenti, il mondo dei social si trova davanti a incognite da affrontare urgentemente. Dal punto di vista tecnologico, ma anche legislativo.

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