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Insulina, frutta, verdura: con il no deal ci sarà un’economia di guerra - L’ultima offerta di Johnson

di Nicol Degli Innocenti

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3' di lettura

In una crisi nazionale si presume che Governo e autorità facciano di tutto per rassicurare i cittadini e tenere sotto controllo il panico irrazionale. Nel mondo sottosopra di Brexit è tutto il contrario. In vista di una possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea senza un accordo il 31 ottobre, Londra lancia messaggi allarmisti. I cittadini, invece, con sangue freddo britannico si preparano a vivere in un’economia di guerra.


La massima autorità in campo sanitario, Sally Davies, Chief Medical Officer, ha dichiarato che in caso di “no deal” ci sarà gente che muore. Per quanti preparativi siano stati fatti, ha spiegato, «non possiamo garantire che non ci siano carenze di medicine e di strumenti, apparati e tecnologia e non possiamo garantire che non ci siano morti. Vite sono in pericolo».
Secondo Operation Yellowhammer, il documento del Governo sull’impatto di “no deal”, la filiera farmaceutica è particolarmente vulnerabile in caso di blocchi e ritardi ai porti sulla Manica e il caos potrebbe durare sei mesi. La Gran Bretagna importa 37 milioni di confezioni di medicine ogni mese dalla Ue e non è possibile fare scorte di farmaci con scadenze a breve come l’insulina o che hanno bisogno di essere conservati in frigo.
Il Servizio sanitario nazionale Nhs ha più volte lanciato l’allarme sul problema dell’accesso ai farmaci dopo Brexit. Alcuni anti-depressivi e numerosi farmaci per tenere sotto controllo la pressione alta, l’epilessia e il diabete scarseggiano già, secondo l’Associazione dei farmacisti.

Le previsioni del Governo per l’approvvigionamento di prodotti alimentari sono altrettanto pessimistiche. Il Brexit Readiness Report, il rapporto ufficiale appena pubblicato, avverte che in caso di “no deal” ci sarà meno scelta di prodotti e carenze di frutta e verdura fresca importata dall’Europa. Qualsiasi intoppo a Dover potrebbe bloccare gli arrivi quotidiani. Non solo ci saranno meno prodotti sugli scaffali, ma costeranno anche di più.

Il 30% del cibo consumato in Gran Bretagna arriva dalla Ue, per un valore di oltre 30 miliardi all’anno. Per alcuni prodotti il Continente è praticamente fornitore unico. Il 100% delle olive, il 99% degli spinaci e il 92% delle pesche è di provenienza europea.
In caso di “no deal” le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio prevedono l’imposizione di tariffe del 22% in media oltre a controlli sui prodotti alla frontiera. Il 30% del cibo consumato in Gran Bretagna arriva dalla Ue, ma per alcuni prodotti il Continente è praticamente fornitore unico. Il 100% delle olive, il 99% degli spinaci e il 92% delle pesche è di provenienza europea. Le catene di supermercati hanno avvertito che autunno e inverno sono i periodi di maggiore dipendenza dalle importazioni Ue. Hanno riempito i loro magazzini di scatolame e carta igienica ma non possono fare scorte di pere, uva o mirtilli.

Greggs, la maggiore catena di panetterie inglesi, sta accumulando pancetta e tonno in vista del 31 ottobre ma non è certa di poter trovare prodotti freschi come lattuga e pomodori per i suoi panini perché arrivano dalla Spagna. Del formaggio non si può fare a meno, quindi ora compra solo formaggio inglese (la Gran Bretagna importa ogni anno 240 milioni di sterline di cheddar, il più inglese dei formaggi, dall’Irlanda).

I cittadini invece non fanno drammi. All’inizio dell’anno c’era stata una corsa all’accaparramento di scorte in vista della scadenza originale del 31 marzo. Dopo il rinvio di Brexit, il panico si è placato. Certamente ci sono ancora inglesi con cantine e garage pieni di scatolette, ma sono un’esigua minoranza. La maggioranza attende gli eventi con una certa equanimità, pronta a fare a meno di brie e mozzarella a favore del cheddar, a optare per una mela invece di un grappolo d’uva e a mettere sul piatto patate invece di pomodori. Se economia da guerra sarà, gli inglesi faranno un tuffo nel passato. Numerosi giornali evocano il mitico “spirito del Blitz”, il mix di intraprendenza e stoicismo dimostrato dalla popolazione sotto i bombardamenti tedeschi nel 1940. In caso di “no deal” fortunatamente non serve eroismo, ma basta essere pronti alla sfida di cambiare radicalmente dieta.

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